Italia, via al Roberto Mancini-bis: il suo mea culpa per l’addio del 2023

Articolo di Marco Enzo Venturini

Ci sono i propositi per risollevare l'Italia, ma anche il chiarimento per aver lasciato la Nazionale: le parole di un pentito e determinato Mancini.

Roberto Mancini torna CT dell’Italia, dopo gli Europei vinti nel 2021, i Mondiali 2022 mancati e soprattutto l’addio del 2023 per legarsi alla selezione dell’Arabia Saudita meno di un mese più tardi. Uno snodo della sua carriera su cui il tecnico marchigiano è tornato mercoledì parlandone in conferenza stampa alla sede della FIGC. E da parte sua non è mancata l’autocritica per ciò che avvenne ai tempi.

“Penso che allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina. Tutto sarebbe cambiato parlandoci a quattr’occhi. Ma alla fine è andata così, e sono davvero dispiaciutissimo per quello che è successo – ha dichiarato Mancini -. Sono innamorato della maglia della Nazionale, mi sento come quando si perde la donna della vita dopo aver commesso un errore. Di questo mi dispiace davvero tanto, ma adesso la sorte e il presidente Malagò mi hanno concesso la possibilità di rifarmi. Voglio riportare l’Italia dove merita”.

“Ho firmato per quattro anni. In questo periodo spero di vincere 1-2 trofei importanti”, ha aggiunto Mancini. Che poi, sul suo nuovo contratto con l’Italia ha precisato: “Voglio restare anche oltre quattro anni. Ho già chiarito tutto con Gravina, la responsabilità dei fatti del 2023 è completamente mia. Parlandoci non sarebbe successo quello che è successo”. E sulla nuova Nazionale che ha ritrovato nel frattempo, il CT ha aggiunto: “Allora il clima era più rilassato, ma le pressioni ci sono sempre. Nel nostro Paese ci sono bravi giocatori giovani, serve solo dare loro fiducia e la possibilità di giocare. E un allenatore deve adattarsi ai giocatori a sua disposizione, non si parte dal sistema di gioco. Si parte dagli uomini. E giocheremo in base alle caratteristiche dei ragazzi che arriveranno”.

Al fianco di Mancini, nella nuova architettura federale voluta da Giovanni Malagò, siederà Claudio Ranieri nel duplice ruolo di direttore tecnico della Nazionale e presidente del Club Italia. Il tecnico testaccino, che un anno fa aveva declinato la chiamata azzurra per non rescindere il contratto con la Roma — “la mia squadra del cuore”, ha spiegato — ha definito questa nuova nomina “il vero coronamento della mia carriera”. La divisione dei compiti con Mancini è già stata tracciata con chiarezza: “Roberto si occuperà del campo, io di quello che succede fuori. Se avrà consigli da chiedermi, potrà farlo”, ha precisato Ranieri, che ha poi sintetizzato le sue due missioni fondamentali: “Fare di nuovo innamorare del calcio gli italiani e riportare i bambini a vedere la Nazionale ai Mondiali”.

Il nuovo corso non nasce però in un clima sereno. Secondo quanto riferito dalla ‘Gazzetta dello Sport’, i club di Serie A sarebbero profondamente insoddisfatti della direzione presa dalla gestione Malagò: i presidenti avevano indicato in Antonio Conte il profilo ideale per rilanciare la Nazionale, e la scelta di Mancini è stata percepita come un’imposizione calata dall’alto. La battuta circolata a margine del Consiglio Federale è emblematica: “Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord”, con riferimento all’amicizia che lega Malagò al nuovo CT. Si parla addirittura di una possibile mozione di sfiducia nei confronti del presidente FIGC, qualora la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Un contesto che richiama, in parte, il precedente di Marcello Lippi, che tornò sulla panchina azzurra nel luglio 2008 dopo il trionfo mondiale del 2006, salvo poi deludere con l’eliminazione al primo turno dei Mondiali 2010 in Sudafrica.

Non mancano, tuttavia, voci favorevoli. Cesc Fabregas, tecnico del Como, si è distinto come uno dei pochi addetti ai lavori a esporsi pubblicamente in difesa della scelta: “Mancini è una persona onesta e vincente, ha vinto tanti trofei e le sue squadre offrono un calcio propositivo. Ho apprezzato moltissimo l’Italia campione d’Europa nel 2021 e sono contento sia tornato. Sicuramente noi allenatori di club lo aiuteremo, a me non interessa quello che è accaduto tre anni fa”. Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Mancini, figlio del CT e direttore sportivo del Cesena, che al Corriere della Sera ha spiegato le motivazioni profonde del padre: “Arriva con forte motivazione. Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni. E c’è anche un altro fattore: vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia”.

Sul campo, il primo banco di prova sarà la Nations League: l’Italia è inserita nel Girone 1 della Lega A con Francia, Belgio e Turchia, con l’esordio fissato il 25 settembre contro il Belgio. Un calendario impegnativo, che non concede margini di errore a una Nazionale chiamata a ritrovare identità e continuità. I numeri della prima gestione Mancini restano comunque un punto di riferimento solido: con il 60,66% di vittorie è al quarto posto nella classifica storica dei commissari tecnici con almeno venti panchine, ed è l’unico allenatore ad aver conquistato più medaglie in competizioni ufficiali FIFA e UEFA alla guida degli Azzurri, con quattro podi complessivi tra l’oro all’Europeo 2020, due bronzi in Nations League e l’argento nella Finalissima contro l’Argentina del 2022. Numeri che, in attesa di giudizi sul campo, rappresentano la migliore risposta alle polemiche di questi giorni.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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