FIFA

Aggiornato Ven 14 Ago 2026 alle 09:28

Le ultime notizie sulla FIFA raccontano di una crisi istituzionale senza precedenti, destinata a ridisegnare gli equilibri del calcio mondiale. Al centro della tempesta c’è Gianni Infantino, il cui progetto di privatizzazione parziale dei Mondiali ha scatenato una reazione a catena che ora mette seriamente a rischio il suo futuro alla guida della Federazione internazionale.

Il progetto FIFA Forward Enterprise e la rivolta delle confederazioni

Tutto è partito dalla rivelazione del Times, che ha svelato il piano denominato FIFA Forward Enterprise: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Infantino aveva inoltre promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari, compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi, ma che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.

La risposta del mondo del calcio è stata pressoché unanime e fulminea. L’UEFA ha convocato un Consiglio d’emergenza con tutte le 55 federazioni europee, minacciando il boicottaggio di tutti i tornei FIFA qualora il progetto non fosse stato ritirato. A Ceferin si sono accodate la CONCACAF e l’AFC. Persino dall’interno della stessa federazione internazionale sono arrivati segnali devastanti: Carlos Cordeiro, braccio destro e principale consigliere del presidente, ha annunciato le proprie dimissioni con un comunicato durissimo, definendo il progetto “un male per le associazioni membri della FIFA, un male per il calcio e un male per il futuro a lungo termine del calcio”. Anche il COO della FIFA, Kevin Lamour, ha preso le distanze dal proprio presidente.

Nonostante il formale passo indietro di Infantino, la crisi è tutt’altro che rientrata. Secondo quanto riportato dal Telegraph, la UEFA ha inviato una lettera formale a Infantino in cui afferma di “valutare attivamente azioni legali, procedimenti arbitrali e/o denunce alle autorità di controllo”. Lettere analoghe sarebbero state recapitate ad alcuni dei principali partner coinvolti nell’operazione, tra cui Joshua Kushner, il presidente di TripAdvisor Greg Maffei e la banca JP Morgan. La UEFA avrebbe inoltre intimato alla FIFA di conservare tutti i documenti e i dati elettronici relativi al caso, per scongiurare qualsiasi rischio di distruzione o alterazione di prove.

Il fronte unito contro Infantino e la corsa alla successione

Le ultime novità confermano che Europa, Asia e Nord America hanno unito le proprie forze per isolare definitivamente il numero uno del calcio mondiale. Secondo quanto riportato dal Times e ripreso dall’Ansa, i presidenti di UEFA, CONCACAF e AFC sarebbero determinati a rimuovere Infantino e avrebbero già predisposto strategie da mettere in atto qualora decidesse di ricandidarsi per un quarto mandato alle elezioni del marzo 2027. Prende sempre più piede l’ipotesi di un boicottaggio strutturale non solo delle riunioni del Consiglio mondiale del calcio, ma anche degli eventi veri e propri, fino alla possibile creazione di tornei internazionali paralleli.

La CONCACAF, che raggruppa le 41 federazioni del Nord e Centro America inclusa la statunitense USSF, ha emesso un comunicato particolarmente duro: “Il futuro della Coppa del Mondo FIFA, il patrimonio più prezioso del calcio mondiale, è stato promosso al di fuori di ogni quadro di governance consolidato, senza trasparenza, consultazione o rispetto delle procedure previste. Una proposta di questa portata non arriva a questo punto per caso. È sintomo di una leadership che ha smesso di mettere il calcio al primo posto”. La nota si è conclusa con un affondo diretto: “L’unità dimostrata dalle nostre Federazioni affiliate ha ribadito che, se guidato da coraggio, integrità e una sana governance, il calcio rimarrà dove deve stare: nelle mani del calcio stesso, non di un singolo individuo”.

Sul fronte politico, la figura di Donald Trump ha aleggiato per tutta la durata della crisi, data la presenza della famiglia Kushner tra i protagonisti dell’operazione. Il presidente degli Stati Uniti, tuttavia, interpellato nel corso di un punto stampa, aveva risposto con un secco “No” a chi gli chiedeva se avesse parlato con Infantino del progetto: una sillaba che aveva lasciato il numero uno della FIFA ancora più esposto e solo nel mezzo della tempesta.

Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, stanno emergendo candidati sempre più accreditati per ereditare la poltrona di Infantino. Si è parlato a lungo di Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e a capo dell’European Football Clubs. Dalla stessa area geografica arriva il numero uno dell’AFC, Salman bin Ibrahim Al Khalifa. Dalla CONCACAF si fa invece il nome di Victor Montagliani, in grande crescita e apparentemente in vantaggio rispetto ad Aleksander Ceferin. Il presidente della UEFA ha riguadagnato credibilità nelle ultime settimane, ma nel Vecchio Continente potrebbe soffrire la concorrenza di Dariusz Mioduski, indicato come candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia e soprattutto Spagna e Germania.

Una presidenza già logorata dai Mondiali 2026

La crisi attuale non è caduta dal cielo: la presidenza Infantino era già uscita profondamente segnata dalla gestione dei Mondiali 2026. Durante il torneo, il numero uno della FIFA era stato fischiato sugli spalti in più occasioni, compresa la semifinale tra Francia e Spagna all’AT&T Stadium di Arlington. Le polemiche avevano riguardato il controverso “caso Balogun”, con la sospensione senza precedenti di una squalifica automatica in seguito a una telefonata attribuita a Trump, l’introduzione degli hydration break, l’Halftime Show in finale sul modello del Super Bowl e persino la scelta di far pagare 80 dollari per assistere a una conferenza stampa pre-finale.

A tutto questo si erano aggiunte le tensioni legate ai visti negati a delegazioni straniere, il caso dell’arbitro somalo Omar Artan respinto alla frontiera americana, e la battuta infelice di Infantino sulla mancata qualificazione dell’Italia, che aveva provocato la reazione ufficiale della FIGC e di diversi esponenti politici italiani. Un presidente sempre più isolato, fischiato persino nel cuore della nazione che avrebbe dovuto consacrare il suo progetto di espansione globale del calcio. Il fronte che si è compattato contro di lui — dalle confederazioni continentali ai governi nazionali, fino ai suoi stessi collaboratori — suggerisce che la strada verso una quarta rielezione sia oggi più impervia che mai.