FIFA
Aggiornato Ven 26 Giu 2026 alle 09:57I Mondiali 2026 sono entrati nel vivo, ma le ultime notizie sulla FIFA raccontano un torneo che continua a far discutere tanto fuori dal campo quanto dentro. Tra polemiche politiche, storie commoventi e tensioni diplomatiche, la Federazione internazionale si trova al centro di un ciclone mediatico senza precedenti.
Infantino nella bufera: dalla battuta sull’Italia alle tensioni con la FIGC
Il presidente della FIFA Gianni Infantino non smette di far parlare di sé. Nelle settimane precedenti all’inizio del torneo, aveva già alimentato le polemiche dichiarando che l’Iran avrebbe partecipato “sicuramente” ai Mondiali, spegnendo così ogni speranza di ripescaggio per l’Italia — esclusa per la terza volta consecutiva dalla Coppa del Mondo. Ma è stata un’intervista alla tv brasiliana CazéTV a scatenare la vera bufera: ironizzando sulla mancata qualificazione azzurra, Infantino aveva dichiarato che “forse con 64 squadre l’Italia riuscirà a qualificarsi”, aggiungendo con sarcasmo “chissà, magari dovremmo arrivare a 208”.
Le reazioni non si sono fatte attendere. La FIGC ha risposto con una nota ufficiale durissima, definendo le parole del presidente FIFA “un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana”. Il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva già espresso il proprio disappunto, annunciando l’intenzione di confrontarsi direttamente con Infantino. Le critiche sono arrivate anche dal Parlamento, con interventi bipartisan: dal Movimento Cinque Stelle a Forza Italia, passando per Maurizio Gasparri che ha ricordato come Infantino, “da italiano d’origine, dovrebbe avere più rispetto per la storia dei quattro volte campioni del mondo”.
Il caso del possibile ripescaggio dell’Italia aveva tenuto banco per settimane, alimentato anche dalle dichiarazioni di Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump, che aveva stimato al 50% le possibilità di vedere gli Azzurri al torneo al posto dell’Iran. La situazione geopolitica tra Stati Uniti e Repubblica Islamica aveva aperto uno spiraglio, ma Infantino aveva poi chiuso definitivamente la porta: “Sono davvero felice che alla fine l’Iran ci sia ai Mondiali”, ha dichiarato il presidente FIFA alla vigilia del torneo, aggiungendo di essere stato “pronto a mettersi personalmente alla guida del loro bus da Teheran”.
Visti negati, tensioni diplomatiche e la copertina di L’Équipe
La strada verso i Mondiali è stata tutt’altro che semplice per diverse delegazioni. Il caso dell’Iran è emblematico: le autorità statunitensi avevano inizialmente negato l’ingresso ad alcune figure chiave dello staff iraniano, tra cui il team manager e il responsabile della comunicazione. Il capitano Ehsan Hajsafi aveva lanciato un appello diretto alla FIFA, mentre la federazione iraniana aveva denunciato anche la revoca della quota di biglietti riservata ai propri tifosi.
Ma il caso più clamoroso ha riguardato l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, selezionato dalla FIFA tra i 52 direttori di gara per la fase finale e premiato nel 2025 come miglior arbitro africano dell’anno: nonostante fosse in possesso di un visto regolare, è stato respinto alla frontiera americana e rimandato in Turchia a causa della sospensione dei visti imposta dall’amministrazione Trump per 75 Paesi, Somalia inclusa. Al suo rientro a Mogadiscio, accolto da centinaia di tifosi e dal Ministro della Gioventù e dello Sport, Artan è diventato un eroe nazionale. Anche la nazionale dell’Uzbekistan, guidata dall’italiano Fabio Cannavaro, è stata sottoposta a perquisizioni con metal detector e cani antidroga all’arrivo a New York, con i video della scena diventati rapidamente virali.
Di fronte a questo scenario, la FIFA ha scelto parole prudenti: “Non siamo i re del mondo, non possiamo scavalcare governi e forze dell’ordine. Siamo un’organizzazione sportiva e basta”, ha dichiarato Infantino. Una posizione che non ha convinto tutti. Il quotidiano francese L’Équipe ha dedicato una copertina al vetriolo al torneo, intitolata “Welcome to the USA”: Trump ritratto con al collo la medaglia del “FIFA Peace Prize”, la Coppa del Mondo in una mano e Infantino trasformato in un burattino nell’altra, con ai lati l’arbitro Artan e un agente dell’ICE mascherato. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo e ha scatenato una tempesta politica e sportiva.
Vozinha e Capo Verde: la storia che ha commosso il mondo
In un Mondiale dominato dalle polemiche, una storia ha saputo restituire al calcio il suo volto più autentico. Capo Verde ha bloccato la Spagna sullo 0-0 nella gara d’esordio del girone, un risultato che porta soprattutto la firma del portiere Vozinha — al secolo Josimar José Évora Dias, classe 1986 — eletto Man of the Match dopo sette parate tutte decisive.
Il momento più intenso è arrivato dopo il triplice fischio, quando Vozinha si è lasciato andare alle lacrime davanti alle telecamere: “Ho pianto perché ho ripensato ai miei nonni, oggi non ci sono più ma sono certo sarebbero stati orgogliosi di me. E piango anche per mia madre: avrei voluto tanto fosse qui ma le spese per il visto erano troppo alte, non siamo riusciti a fare in tempo”. Le sue parole hanno fatto il giro del mondo, e sui social si è levato un appello univoco alla FIFA affinché si attivi per consentire alla madre di Vozinha di volare negli Stati Uniti e vedere suo figlio giocare in Coppa del Mondo. Una storia che, in modo quasi simbolico, riporta al centro del dibattito proprio il tema dei visti — questa volta non come strumento di esclusione politica, ma come ostacolo umano e personale che il calcio, nella sua dimensione più vera, non dovrebbe mai ignorare.