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Aggiornato Mer 13 Mag 2026 alle 21:59Il tema che tiene banco in queste settimane nel mondo del calcio italiano riguarda la possibilità concreta — o almeno sperata — di vedere la Nazionale azzurra partecipare ai Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti attraverso un ripescaggio. Una vicenda intrecciata con la geopolitica internazionale, con la FIFA al centro di pressioni e dichiarazioni contrastanti.
Ripescaggio Italia ai Mondiali: tra speranze e la posizione della FIFA
Le ultime notizie sul fronte del ripescaggio dell’Italia arrivano da Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente americano Donald Trump per le partnership globali dell’amministrazione statunitense. Zampolli ha dichiarato pubblicamente che esisterebbe «il 50% di possibilità, forse anche di più» che l’Italia venga ripescata per i Mondiali 2026 al posto dell’Iran, in virtù delle tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran. L’uomo di Trump ha annunciato di voler incontrare il presidente della FIFA Gianni Infantino al Gran Premio di Miami di Formula 1 per affrontare direttamente la questione: «Gli dirò che un Mondiale senza l’Italia non ha senso di esistere». Zampolli aveva già confermato nei giorni precedenti di aver suggerito sia a Trump che a Infantino di sostituire l’Iran con gli Azzurri, motivando la proposta con il prestigio storico della Nazionale italiana, quattro volte campione del mondo.
A rendere ancora più curiosa la vicenda, una segnalazione riportata dal portale sportivo For The Win di USA Today: all’esterno dello stadio Lumen Field di Seattle — sede prevista per l’ultima partita del Gruppo G tra Egitto e Iran il 26 giugno — compare la bandiera italiana tra quelle esposte per accogliere i tifosi, mentre quella iraniana è completamente assente. Le foto, diventate virali sui social, hanno immediatamente alimentato il dibattito e scatenato le reazioni dei tifosi di tutto il mondo.
Tuttavia, la posizione ufficiale della FIFA appare ben diversa. Infantino ha dichiarato che l’Iran parteciperà «sicuramente» al Mondiale, sottolineando come i giocatori iraniani vogliano giocare e si siano qualificati sul campo. «Lo sport dovrebbe restare fuori dalla politica», ha affermato il numero uno della federazione mondiale, che ha anche incontrato la nazionale iraniana ad Antalya, in Turchia, riportando impressioni positive sulla squadra. Un duro colpo alle speranze italiane, almeno sul piano delle dichiarazioni ufficiali.
Nel mezzo di questo scenario, era emersa anche un’ipotesi alternativa circolata negli ambienti della governance del calcio mondiale: invece di un ripescaggio diretto, la FIFA avrebbe valutato l’organizzazione di un «super spareggio intercontinentale», un mini-torneo con quattro nazionali provenienti da continenti diversi. Per l’Europa sarebbe stata individuata proprio l’Italia, la nazionale con il ranking FIFA più alto tra quelle rimaste fuori. Per l’Asia gli Emirati Arabi Uniti, per l’Africa la Nigeria e per il Sudamerica la Bolivia. Il format ipotizzato prevedeva due semifinali e una finale in sede neutra, con un unico posto al Mondiale in palio. Una soluzione che avrebbe permesso alla FIFA di gestire l’incertezza senza ricorrere a decisioni unilaterali, mantenendo un criterio sportivo riconoscibile. Al momento, però, si tratta ancora di uno scenario non confermato.
Infantino e le novità regolamentari: dal fuorigioco al razzismo
Al di là della questione ripescaggio, Gianni Infantino è stato protagonista di diverse prese di posizione che hanno fatto discutere negli ultimi mesi. Sul fronte regolamentare, il presidente della FIFA aveva riacceso il dibattito sul fuorigioco durante il World Sports Summit di Dubai, ipotizzando una rivoluzione della Regola 11: l’idea sarebbe quella di considerare un giocatore in posizione irregolare solo se l’intera figura si trova davanti al penultimo difensore, e non più una singola parte del corpo. Una proposta che ha diviso immediatamente tifosi e addetti ai lavori, anche se le regole del calcio restano di competenza dell’IFAB e non della FIFA stessa.
Infantino si era espresso con fermezza anche sul tema del razzismo, dopo il caso Prestianni — il giocatore del Benfica finito sotto i riflettori in Champions League per un insulto a Vinicius Junior pronunciato con la bocca nascosta sotto la maglia. La proposta del numero uno della FIFA è drastica: espellere qualsiasi giocatore che si copra la bocca durante una partita. «Se non hai nulla da nascondere, non ti copri la bocca», ha dichiarato Infantino, spiegando che il gesto stesso deve essere considerato una presunzione di comportamento scorretto. Una posizione netta, che ha aperto un nuovo fronte di discussione nel mondo del calcio.
Sul versante più celebrativo, la FIFA ha scelto Laura Pausini e Robbie Williams come interpreti del nuovo inno ufficiale, intitolato Desire. Il brano, scritto da Williams insieme ad alcuni collaboratori, è stato presentato in occasione del Mondiale per Club 2025 e si è esibito dal vivo alla finale del torneo il 13 luglio. «Questa grande canzone è la canzone del calcio mondiale», aveva commentato Infantino su Instagram, definendo l’inno «fantastico, incredibile, emozionante e brillante».
Le ultime notizie sulla FIFA confermano dunque un’organizzazione al centro di molteplici fronti aperti: dalla spinosa questione del ripescaggio italiano, che continua a tenere banco tra pressioni politiche e dichiarazioni ufficiali contrastanti, alle riforme regolamentari e alle iniziative culturali. Il destino degli Azzurri ai Mondiali 2026 rimane incerto, ma il dibattito — dentro e fuori dai campi — è tutt’altro che chiuso.