L'ex calciatore di Barcellona, Real Madrid e Inter, oggi delegato UEFA, ha duramente attaccato il presidente della Federazione mondiale.
Gianni Infantino resta sulla graticola dopo quanto accaduto negli ultimi giorni: il piano per privatizzare i Mondiali è fallito sotto i colpi dellle controaccuse delle confederazioni continentali e le minacce di boicottaggio, e sono sempre di più i personaggi influenti del mondo del calcio che stanno prendendo le distanze dal dirigente italo-svizzero. Tra questi c’è Luis Figo, oggi delegato UEFA, che in un durissimo post pubblicato mercoledì su X ha invitato Infantino a riconoscere la sconfitta, politica e mediatica, e a dimettersi seduta stante.
“Oggi mi unisco ad altre personalità del nostro sport e chiedo che Gianni Infantino si dimetta dalla carica di presidente della FIFA – ha scritto l’ex giocatore di Sporting, Barcellona, Real Madrid e Inter -. Infantino ha svilito l’ufficio che aveva promesso di elevare. Ha mentito, ingannato e cercato di favorire se stesso a discapito del gioco che dovrebbe servire.
Figo ha poi proseguito accennando anche alla vicinanza con Donald Trump, che nei giorni della bufera sembra uno sbiadito ricordo: “Ha perso il sostegno dei suoi collaboratori più stretti, dei suoi consiglieri, della grande maggioranza delle persone che dedicano la loro vita a questo sport e persino, a quanto pare, del vincitore del Premio per la Pace della FIFA. È troppo tardi per salvare la sua dignità, ma non è troppo tardi per salvare il calcio. Deve andarsene. Subito”.
La voce di Figo si aggiunge a un coro che si fa ogni giorno più assordante. Tutto è nato dalla rivelazione del ‘Times’, che ha svelato il piano legato a ‘FIFA Forward Enterprise’: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump.
Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato a progetti già esistenti, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Infantino aveva inoltre promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari, compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi, ma che i suoi detrattori non avevano esitato a definire un vero e proprio ultimatum.
Dopo giorni di battaglia sui media e nelle stanze dei bottoni, il presidente della FIFA ha fatto marcia indietro, ammettendo che la proposta aveva creato spaccature tali, anche all’interno della FIFA stessa, da renderla impossibile da realizzare. I detrattori di Infantino non si sono però fermati: per loro le dimissioni sono un atto dovuto dopo quello che ritengono un fallimento in chiave politico-sportiva senza precedenti.