Davide Tardozzi
Aggiornato Dom 21 Giu 2026 alle 21:10Le ultime notizie su Davide Tardozzi dipingono un quadro complesso per il team manager della Ducati, protagonista assoluto di una stagione 2026 che ha riservato più sorprese del previsto. Dopo anni di dominio incontrastato, la casa di Borgo Panigale si trova a inseguire un’Aprilia in grande spolvero, e Tardozzi non ha mai smesso di parlare chiaro, come suo solito, davanti ai microfoni.
Una stagione da rincorsa: Ducati alle spalle dell’Aprilia
L’avvio del Mondiale 2026 ha spiazzato tutti gli addetti ai lavori. Marco Bezzecchi e Jorge Martin, entrambi su Aprilia, hanno dominato le prime gare, relegando le Rosse di Borgo Panigale in una posizione inedita: quella di inseguitrici. Tardozzi non ha cercato alibi: “Non siamo più quelli di una volta… Dobbiamo lavorare, punto”, ha dichiarato senza giri di parole già ad aprile, ammettendo che gli avversari avevano guadagnato sette o otto decimi rispetto alla stagione precedente, contro uno o due della Ducati. Il tallone d’Achille individuato dal team manager è stato chiaro fin da subito: la gestione della gomma posteriore, un problema che ha penalizzato sia Pecco Bagnaia che Marc Marquez nelle gare lunghe della domenica.
La situazione non è migliorata in modo significativo nelle settimane successive. Dopo il Gran Premio di Francia, con l’Aprilia capace per la prima volta nella propria storia di piazzare tre moto nelle prime tre posizioni, Tardozzi ha usato parole durissime: “La gara lunga sta diventando un incubo”. Un’ammissione pesante, che fotografa le difficoltà strutturali della Desmosedici GP26 nel mantenere le prestazioni nel corso dei gran premi. Nonostante ciò, il dirigente ha voluto sottolineare i segnali positivi: Bagnaia aveva conquistato la pole e il giro più veloce in gara prima della caduta, dimostrando che la velocità pura non è in discussione.
Sul fronte tecnico, Tardozzi ha indicato nell’aerodinamica il principale campo di battaglia con l’Aprilia, spiegando come il carico a terra nei curvoni rappresenti ormai un fattore determinante. La Ducati sta lavorando a soluzioni specifiche, consapevole che su alcune piste, come Silverstone, il gap potrebbe essere ancora più marcato.
Il caso Marc Marquez: infortuni e interrogativi
A complicare ulteriormente il quadro ci ha pensato Marc Marquez, protagonista di un 2026 segnato dagli infortuni. Il campione del mondo in carica non era al 100% già dall’inizio della stagione, con Tardozzi che a marzo aveva ammesso candidamente: “Non sta bene. Purtroppo quello che è successo in Indonesia ha ancora conseguenze”. Le tre settimane di pausa prima del GP di Jerez erano sembrate un’opportunità preziosa per recuperare, ma il weekend francese ha poi portato una nuova, pesante tegola.
L’highside nella Sprint Race di Le Mans ha causato la frattura del quinto metatarso del piede destro, con la necessità di un intervento chirurgico immediato. In quella stessa operazione, i medici hanno anche rimosso i pin che causavano dolore alla spalla destra e sistemato il nervo radiale, risolvendo un problema che si trascinava dall’incidente in Indonesia della stagione precedente. Tardozzi ha spiegato che Marquez stesso si era posto delle domande sul perché a casa stesse bene ma in moto avesse difficoltà, trovando finalmente la risposta. I tempi di recupero restano incerti, con il GP di Catalogna già saltato e il rientro ancora da definire.
La MotoGP oltre la pista: il confronto con l’era Rossi
Nelle ultime settimane, Tardozzi è finito al centro del dibattito anche per considerazioni che vanno oltre i risultati sportivi. Intervistato da Speedweek, il team manager ha toccato un nervo scoperto parlando della popolarità della MotoGP nell’era post-Valentino Rossi: “Valentino era una stella e un eroe anche per le nonne, in quegli anni anche loro guardavano la MotoGP”. Parole che hanno acceso la discussione sui social, dividendo chi rimpiange l’epoca d’oro del Dottore e chi invece apprezza la competitività dell’attuale campionato.
Le dichiarazioni di Tardozzi hanno toccato anche il tema della gestione commerciale del Motomondiale, ora nelle mani di Liberty Media, gli stessi proprietari della Formula 1: “Le tribune in Formula 1 sono tutte piene dal venerdì mattina, questo mi fa pensare che qui in MotoGP da qualche parte commettiamo errori”. Un’autocritica lucida, che riconosce come il circus delle due ruote abbia ancora margini di crescita in termini di attrattività e spettacolo, pur nelle differenze strutturali con la F1 legate alla sicurezza e alla tipologia dei circuiti. Nel frattempo, Tardozzi ha riconosciuto il ruolo positivo di Bagnaia e del dualismo tutto italiano tra Ducati e Aprilia nel mantenere alto l’interesse nel nostro Paese.