Lewis Hamilton, quarantunesimo compleanno con riflessioni

Articolo di Aldo Seghedoni

Il ragazzino di Stevenage che correva con il kart prestato dal padre è diventato un uomo che ha riscritto la Formula 1.

A quarantun anni, il compleanno non è più solo una data da festeggiare. È un punto in cui ti fermi e guardi indietro, anche se sei uno che ha sempre vissuto guardando avanti. Lewis Hamilton compie quarantun anni così, senza clamore inutile, ma con il peso leggero di chi sa esattamente da dove viene.

Il ragazzino di Stevenage che correva con il kart prestato dal padre è diventato un uomo che ha riscritto la Formula 1. Sette titoli mondiali, record che una volta sembravano intoccabili, battaglie vinte e perse sotto i riflettori più potenti dello sport. Ma oggi, più che i numeri, contano le domande. Quanto resta da dimostrare, quando hai già dimostrato tutto?

Negli ultimi anni Hamilton ha imparato a convivere con il silenzio dopo il rumore. Non è facile per chi è cresciuto con il motore sempre acceso, con la tensione costante del via. Eppure, proprio lì, ha trovato spazio per altro. La voce. Le cause. Il bisogno di usare il suo nome per qualcosa che vada oltre una domenica di gara.

A quarantun anni, il corpo parla più spesso. Le stagioni non si affrontano più solo con l’istinto, ma con metodo, cura, ascolto. Hamilton lo sa bene. La sua preparazione è diventata quasi rituale. Allenamenti, alimentazione, concentrazione. Non per inseguire la giovinezza, ma per rispettare il tempo che passa.

E poi c’è il futuro. Che non è necessariamente un addio, ma una trasformazione. Forse altre vittorie, forse no. Forse un ultimo capitolo scritto con calma, senza l’urgenza di piacere a tutti. Perché a quarantun anni, dopo una vita a correre, puoi finalmente permetterti di scegliere il ritmo.

Un arrivo, quello di Hamilton, che ha illuso molti tifosi del Cavallino, che sono passati da un giorno all’altro da un’avversione viscerale nei suoi confronti a un amore incondizionato per il britannico, complice anche la grande festa di presentazione del team a inizio marzo in Piazza Castello a Milano, con il successivo bis all’inizio di settembre in Piazza del Duomo in vista del Gran Premio d’Italia a Monza. Ma queste grandi aspettative hanno avuto come esito una stagione in cui Hamilton si è dovuto accontentare di una vittoria nella gara sprint in Cina il 22 marzo.

Quella sembrava davvero l’inizio di una grande avventura in Rosso per l’inglese, e invece, nei Gran Premi disputati alla domenica, per lui non è arrivato neanche un podio, ed è stata la prima volta in tutta la sua carriera che in un intero anno non è mai arrivato tra i primi tre. I migliori risultati “domenicali” sono stati quattro quarti posti. Neanche una pole position (quelle mancano dal 2023 e da allora è fermo a quota 104), neanche una vittoria “vera” (la 105a e per ora ultima è quella a Spa-Francorchamps del 28 luglio 2024) e solo un giro più veloce in gara, a Singapore.

Nella classifica finale del mondiale piloti Hamilton si è piazzato sesto, ed è l’unico dato che non è il suo peggiore di sempre, visto che nel 2024 era stato settimo e che anche nel 2022 era stato sesto.

Hamilton spegne le candeline con una consapevolezza rara nello sport: la carriera è importante, ma non è tutto. Il resto arriva quando smetti di chiederti cosa devi fare per vincere e inizi a chiederti chi vuoi essere quando la pista si svuota. E in fondo, è questa la sua vittoria più silenziosa.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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