La stagione da sogno del pilota bolognese della Mercedes è il frutto di un lavoro importante attorno a lui, iniziato in tempi non sospetti.
Kimi Antonelli è a un passo dal coronare un sogno che fino a poco tempo fa sembrava pura utopia per il motorsport italiano, che non festeggia un campione del mondo di Formula 1 nato e cresciuto nel Bel Paese dal lontanissimo 1953 (Alberto Ascari, al suo secondo titolo, su Ferrari). Il talento della Mercedes, protagonista di una stagione straordinaria, dopo la vittoria di Austin è a due soli punti alla conquista del titolo a soli 20 anni, ma dietro la sua ascesa c’è una storia meno conosciuta che aiuta a spiegare il perché di un’esplosione così rapida.
A svelarla sono stati alcuni dirigenti della Mercedes, che parlando a ‘The Athletic’ hanno raccontato i passaggi che hanno portato Antonelli a diventare ciò che è adesso. La storia nota è che il team di Brackley aveva individuato il suo potenziale già quando gareggiava nei kart e lo aveva accolto all’interno del proprio programma giovani nel 2018. Da quel momento, però, è iniziato un lavoro dietro le quinte che andava ben oltre la guida in pista.
Gwen Lagrue, storico responsabile del vivaio Mercedes, ha confermato che la scuderia tedesca ha sempre puntato più sull’aspetto umano che su quello tecnico. “L’obiettivo era accompagnare la crescita del ragazzo sotto ogni punto di vista, dalla preparazione atletica a quella mentale, passando per il rapporto con la stampa e la gestione delle pressioni tipiche di chi viene indicato come un futuro campione” ha detto, rivelando un lavoro ben più profondo per la crescita di Kimi nel mondo delle competizioni.
Il vero retroscena riguarda proprio questa struttura di sostegno costruita attorno ad Antonelli fin dagli anni della Formula 4. Mercedes gli ha affiancato preparatori, tutor e figure di riferimento capaci di accompagnarlo in un percorso di crescita graduale. Il sistema si è rivelato fondamentale anche nei momenti più delicati della sua giovane carriera, quando qualche risultato è mancato e già si iniziavano ad avvertire le primissime pressioni, pur con la Formula 1 ancora piuttosto lontana.
Anche dopo l’approdo nella massima serie a ruote scoperte, l’approccio di Mercedes è stato determinante per evitare che Antoneli si bruciasse. Nel 2025, la sua stagione da rookie in Formula 1, il pilota italiano aveva attraversato una fase difficile nella fase centrale della stagione (tre ritiri e altrettante conclusioni fuori dalla zona punti fra Imola e Zandvoort) e la fiducia nei propri mezzi sembrava vacillare. Proprio in quei momenti il lavoro della squadra, oltre a quello della, famiglia si è rivelato determinante per consentirgli di ritrovare serenità.
La Mercedes attribuisce, in tal senso, una parte importante dei progressi di Antonelli anche alla presenza costante del padre Marco e alla collaborazione instaurata con l’intero entourage del pilota. Una scelta che ha permesso di creare un ambiente protettivo ma allo stesso tempo competitivo, indispensabile per un ragazzo chiamato a confrontarsi fin da giovanissimo con aspettative enormi.
Oggi quel lavoro sta producendo risultati eccezionali. Antonelli è sempre più vicino a entrare nella storia della Formula 1, ma chi lo conosce assicura che il successo non lo abbia cambiato. Ed è proprio questo, secondo Mercedes, il segnale più importante: dietro i suoi risultati non c’è soltanto un talento fuori dal comune, ma un lungo percorso di crescita costruito con pazienza, equilibrio e attenzione ai dettagli.