Claudio Ranieri
Aggiornato Gio 23 Apr 2026 alle 23:26Le ultime notizie su Claudio Ranieri raccontano di un personaggio sempre più centrale nelle vicende della Roma, ma anche sempre più al centro di tensioni che rischiano di compromettere il progetto tecnico avviato la scorsa estate. Il senior advisor giallorosso, dopo aver lasciato la panchina al termine della stagione 2024/25, si trova oggi a gestire una situazione ben più complicata del previsto, con il rapporto con Gian Piero Gasperini che sembra essersi deteriorato in modo preoccupante.
La frattura tra Ranieri e Gasperini
Le dichiarazioni rilasciate da Ranieri nel pre-partita di Roma-Pisa hanno scatenato un vero e proprio terremoto nell’ambiente giallorosso. Il senior advisor ha rivendicato con forza il ruolo avuto nella costruzione della rosa, sottolineando come ogni acquisto — da Malen a Wesley, passando per Ferguson — sia stato condiviso e approvato anche dall’allenatore. Una risposta diretta alle critiche che Gasperini aveva mosso, nemmeno troppo velatamente, in conferenza stampa, lamentando lacune nel mercato e l’inadeguatezza di alcuni profili arrivati in estate.
«Sia l’anno scorso sia quest’anno mi è stato chiesto quali profili prendere», ha dichiarato Ranieri ai microfoni di Sky Sport. «Ogni giocatore arrivato è stato visionato e approvato da me e, quest’anno, dall’allenatore. È troppo facile ridurre tutto a quei due nomi». Un messaggio chiaro, che non lascia spazio a interpretazioni: Ranieri ha risposto punto per punto alle accuse di Gasperini, difendendo l’operato della dirigenza e ricordando anche il caso Sancho, sfumato all’ultimo per volontà del giocatore stesso.
La situazione appare ormai difficilmente reversibile. Pensare a una riconciliazione tra i due sembra utopistico, almeno senza un risultato sportivo di rilievo come la qualificazione alla prossima Champions League. In caso contrario, uno dei due potrebbe non proseguire il proprio percorso nella Capitale: uno scenario che, solo otto mesi fa, sembrava impensabile.
La scelta di Gasperini: una seconda opzione diventata prima
Ciò che emerge con chiarezza dalle ultime dichiarazioni di Ranieri è che Gian Piero Gasperini non era affatto il primo nome sulla lista dei candidati alla panchina giallorossa. Prima di puntare sul tecnico di Grugliasco, la Roma aveva contattato tre allenatori spagnoli: Cesc Fabregas, Unai Emery ed Ernesto Valverde. Tutti e tre hanno declinato per ragioni diverse.
Su Fabregas si era mosso a lungo anche l’ex direttore sportivo Florent Ghisolfi, che aveva chiesto al Como di liberarlo senza però ottenere il via libera dalla proprietà Hartono. Valverde era stato avvicinato direttamente da Ranieri, che al termine di Athletic Bilbao-Roma della stagione precedente gli aveva persino lasciato un biglietto da visita — un gesto su cui lo stesso Ranieri aveva poi scherzato. Emery, invece, aveva scelto di proseguire il suo percorso con l’Aston Villa. Solo a quel punto i Friedkin avevano deciso di virare su Gasperini, scelto per quanto aveva costruito all’Atalanta e per la sua capacità di valorizzare i giovani. Una ricostruzione che ridimensiona il ruolo di Gasperini come scelta primaria e che, alla luce delle tensioni attuali, assume un significato ancora più rilevante.
Ranieri aveva spiegato la logica alla base di quella scelta con parole nette: «Ho smesso di allenare per questo, se dobbiamo perdere un anno di costruzione lo faccio volentieri». Un sacrificio consapevole, dunque, in nome di un progetto a lungo termine che oggi sembra però scricchiolare sotto il peso delle incomprensioni reciproche.
Un anno di transizione tra ambizioni e contraddizioni
Guardando al percorso complessivo di Ranieri nell’ultimo anno, emerge il ritratto di un uomo che ha anteposto la Roma a tutto, compresa la panchina della Nazionale. Nell’estate del 2025, dopo l’esonero di Luciano Spalletti, Ranieri era stato indicato come il candidato ideale per guidare gli Azzurri al Mondiale. Dopo una breve riflessione, aveva però scelto di declinare l’offerta di Gabriele Gravina, preferendo concentrarsi esclusivamente sul progetto giallorosso. «I Friedkin mi hanno dato il loro pieno supporto per qualsiasi decisione avessi preso, ma la decisione è solo mia», aveva dichiarato all’epoca.
Una scelta che aveva suscitato anche qualche critica, come quella di Arrigo Sacchi, convinto che alla Nazionale non si possa dire di no per un dovere morale. Ma Ranieri era stato irremovibile, fedele alla sua visione: «In panchina ci deve essere un uomo libero, e io non lo sarei stato», aveva spiegato, riferendosi ai potenziali conflitti di interesse che sarebbero sorti ad ogni convocazione di giocatori della Roma.
Oggi, a distanza di quasi un anno da quella decisione, il bilancio appare quantomeno controverso. Il progetto con Gasperini, nato con grandi ambizioni e la promessa di riportare la Roma ai vertici del calcio italiano ed europeo, si trova a fare i conti con tensioni interne, risultati altalenanti e un mercato che non ha soddisfatto pienamente le aspettative del tecnico. La stagione è ancora in corso e la qualificazione europea resta un obiettivo concreto, ma l’armonia che avrebbe dovuto caratterizzare questo nuovo corso sembra essersi incrinata in modo significativo. Per Claudio Ranieri, il ruolo di senior advisor si sta rivelando ben più complicato — e logorante — di quanto probabilmente avesse immaginato.