Antonio Conte
Aggiornato Mar 04 Ago 2026 alle 22:15Le ultime notizie su Antonio Conte raccontano la storia di un tecnico che, dopo aver chiuso un ciclo vincente al Napoli, si trova al centro di uno dei dibattiti più accesi del calcio italiano: il suo possibile approdo sulla panchina della Nazionale azzurra. Un percorso che ha attraversato mesi di voci, trattative e dichiarazioni pubbliche, culminando in una risposta netta dell’ex allenatore partenopeo.
Conte e la Nazionale: la porta è chiusa (per ora)
Tutto era iniziato già nell’aprile scorso, quando Conte, ancora in panchina al Napoli, si era di fatto autocandidato alla guida degli Azzurri con parole inequivocabili: «Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione». Una dichiarazione che aveva acceso i riflettori sul tecnico salentino, indicato dai bookmaker e da buona parte degli addetti ai lavori come il profilo ideale per rilanciare una Nazionale che ha mancato la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva.
Dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso da commissario tecnico e l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, la corsa alla panchina azzurra si è fatta sempre più intensa. Conte era considerato il favorito numero uno, con i club di Serie A pronti persino a contribuire al suo ingaggio — stimato intorno ai 4 milioni di euro netti annui — per colmare il divario con le casse federali. Una soluzione creativa che sembrava poter sbloccare una trattativa altrimenti impossibile dal punto di vista economico.
Tuttavia, a complicare tutto ci ha pensato l’Al-Ittihad, che secondo le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane avrebbe messo sul piatto un contratto da 20 milioni di euro netti all’anno: cinque volte l’offerta della FIGC, una cifra che avrebbe proiettato Conte tra i tecnici più pagati al mondo. Un divario difficilmente colmabile per la Federazione italiana.
La risposta definitiva è arrivata il 19 luglio, a margine della finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina, negli studi di DAZN: Conte ha escluso un ritorno in Nazionale, affermando di non essere stato contattato dalla FIGC e di godersi il meritato riposo dopo i due anni al Napoli. Parole chiare, che non lasciano spazio a interpretazioni, almeno per il momento.
La corsa al CT: Pirlo in pole, Mancini sullo sfondo
Con Conte fuori dai giochi, il quadro dei candidati alla panchina azzurra si è ridisegnato. Paolo Maldini, nominato Direttore Tecnico della FIGC con Leonardo nel ruolo di advisor, ha il compito di individuare il nuovo commissario tecnico in tempi stretti: la Nazionale è attesa dagli impegni di Nations League a partire dal 25 settembre, quando affronterà il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma in un girone che comprende anche Francia e Turchia.
Nelle ultime ore il nome che sembra aver guadagnato terreno è quello di Andrea Pirlo: il campione del mondo 2006, attualmente alla guida di una squadra a Dubai, sarebbe il profilo indicato dallo stesso Maldini come ideale per inaugurare il nuovo ciclo azzurro. I due condividono otto stagioni al Milan e il direttore tecnico della FIGC lo considera un allenatore moderno, dotato di visione e personalità. Roberto Mancini resta un’opzione economicamente più sostenibile — disponibile a circa 2 milioni annui — ma il suo nome non scalda i club di Serie A, ancora indispettiti per il brusco addio alla Nazionale nel 2023 in favore dell’Arabia Saudita. Anche Pep Guardiola era stato accostato agli Azzurri, ma si tratta di un’ipotesi che appare sempre più difficile da concretizzare.
L’eredità di Conte al Napoli: Allegri raccoglie il testimone
Nel frattempo, il capitolo napoletano di Antonio Conte si è chiuso definitivamente. Il tecnico aveva annunciato il suo addio al Napoli il 24 maggio, al termine di un biennio che lo ha visto conquistare uno Scudetto e una Supercoppa Italiana, diventando il primo allenatore nella storia a vincere il campionato di Serie A con tre club diversi — oltre al Napoli, tre titoli con la Juventus e uno con l’Inter. Un’uscita di scena accompagnata da una standing ovation del Maradona e da parole di gratitudine reciproca con il presidente Aurelio De Laurentiis, pur non mancando qualche frizione di fondo sulle ambizioni e i limiti del progetto partenopeo.
La stagione era stata segnata da una lunga serie di infortuni — Di Lorenzo, Lukaku, McTominay, Lobotka, tra gli altri — che avevano impedito al Napoli di lottare fino in fondo per il titolo, chiudendo al secondo posto con 76 punti alle spalle dell’Inter. Conte non aveva mai nascosto la sua frustrazione, polemizzando più volte con il calendario fitto di impegni e con le regole che, a suo dire, non tutelano abbastanza i calciatori.
A raccogliere la sua eredità sulla panchina partenopea è stato Massimiliano Allegri, che ha firmato un contratto triennale con il Napoli fino al 30 giugno 2029, dopo la separazione dal Milan. Un passaggio di consegne che libera definitivamente Conte da qualsiasi impegno di club, rendendo in teoria più agevole un suo futuro approdo sulla panchina azzurra — qualora le condizioni dovessero cambiare. Per ora, però, il tecnico salentino ha scelto la strada del riposo e dell’attesa, osservando il calcio da fuori in attesa di «eventuali situazioni e sviluppi nel corso dell’anno», come ha dichiarato lui stesso. Il dibattito sul suo futuro, inevitabilmente, è destinato a restare aperto.