FIGC
Aggiornato Sab 19 Set 2026 alle 10:56La FIGC sta attraversando una delle fasi di trasformazione più profonde della sua storia recente. Dalle ultime notizie emerge un quadro in rapida evoluzione, che tocca la governance internazionale del calcio, la nuova dirigenza federale e il rilancio della Nazionale italiana. Un cambiamento epocale che, tra polemiche e ambizioni, ridisegna il volto del calcio azzurro.
La FIGC scarica Infantino: rottura con la FIFA
La notizia più recente e dirompente riguarda la presa di posizione ufficiale della Federcalcio nei confronti di Gianni Infantino. Con un comunicato diffuso il 26 agosto 2026, la FIGC ha annunciato il ritiro del proprio sostegno alla candidatura del presidente FIFA per le elezioni del marzo 2027. Una scelta definita ‘chiara e trasparente’, presa ‘in piena condivisione con la UEFA e con il suo presidente Aleksander Ceferin’.
Il presidente federale Giovanni Malagò ha sottolineato la volontà di promuovere ‘un’idea di calcio fondata su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi’, distanziandosi nettamente dal modello proposto da Infantino. Al centro della disputa c’è il fallito piano della FIFA Forward Enterprise, una società partecipata al 20% da investitori esterni — tra cui JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner — per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari. Un progetto che UEFA, Concacaf e AFC avevano già bollato come ‘una strategia volta a limitare il controllo’, accusando Infantino di aver tradito la fiducia delle federazioni ‘con l’inganno’.
La FIGC si inserisce così in un fronte internazionale sempre più compatto contro il presidente FIFA, al quale si sono aggiunte anche la Nuova Zelanda e numerose altre federazioni. La rottura con Infantino appare ormai difficilmente sanabile, con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027 e i nomi dei possibili successori — da Nasser Al-Khelaifi a Victor Montagliani, fino ad Aleksander Ceferin — che circolano con insistenza crescente.
Il nuovo corso federale: Malagò, Maldini, Mancini e Ranieri
Per comprendere appieno le ultime novità sulla FIGC, occorre ripercorrere i mesi che hanno preceduto questa svolta internazionale. Tutto è iniziato il 22 giugno 2026, quando Giovanni Malagò è stato eletto presidente federale con il 68,58% dei voti, succedendo a Gabriele Gravina, dimissionario dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Un mandato nato sotto i riflettori e subito messo alla prova da scelte coraggiose e non prive di controversie.
La prima mossa di Malagò è stata la nomina di Paolo Maldini come Direttore Tecnico della Federazione e presidente del Club Italia, affiancato dall’ex collega Leonardo nel ruolo di advisor. Una scelta accolta con entusiasmo dall’ambiente, con Sandro Tonali tra i primi a esprimere soddisfazione. L’annuncio dell’arrivo di Maldini ha segnato l’inizio di un progetto quadriennale con l’orizzonte fissato ai Mondiali 2030 e agli Europei 2028.
Sul fronte della panchina azzurra, dopo una lunga trattativa che aveva visto in corsa anche Pep Guardiola e Andrea Pirlo, la scelta è ricaduta su Roberto Mancini, tornato CT dell’Italia dopo l’addio del 2023. Il tecnico marchigiano ha ammesso pubblicamente le proprie responsabilità per quella rottura: ‘Penso che allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina. Sono innamorato della maglia della Nazionale’. Mancini ha firmato per quattro anni con l’obiettivo dichiarato di vincere ‘uno o due trofei importanti’.
Al suo fianco siede Claudio Ranieri, nel duplice ruolo di direttore tecnico della Nazionale e presidente del Club Italia — dopo che Maldini ha assunto la guida tecnica complessiva. Ranieri, che un anno prima aveva declinato la chiamata da CT per non rescindere il contratto con la Roma, ha definito questa nomina ‘il vero coronamento della mia carriera’. Le parole di Ranieri delineano un progetto ambizioso: abbassare i prezzi del calcio per i bambini, investire sui settori giovanili e ‘fare di nuovo innamorare del calcio gli italiani’.
Il nuovo corso non è però privo di tensioni interne. I club di Serie A si sono mostrati profondamente insoddisfatti, avendo indicato in Antonio Conte il profilo ideale per la panchina azzurra. La battuta circolata a margine del Consiglio Federale — ‘Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord’ — riflette il malcontento per una scelta percepita come calata dall’alto, legata all’amicizia personale tra Malagò e Mancini. Si è parlato persino di una possibile mozione di sfiducia nei confronti del presidente FIGC. Tra le voci favorevoli al nuovo corso si è distinto Cesc Fabregas, tecnico del Como: ‘Mancini è una persona onesta e vincente, sono contento sia tornato’.
A completare il quadro dirigenziale, Malagò ha inserito nello staff della Nazionale la pluricampionessa olimpica Diana Bianchedi, ex schermitrice e già vicepresidente vicaria del CONI, nel ruolo di capodelegazione. Una scelta definita dallo stesso presidente federale una ‘rivoluzione culturale’, volta a restituire credibilità e prestigio internazionale all’ambiente azzurro. Il primo banco di prova per questa nuova Italia è la Nations League, con l’esordio nel Girone 1 della Lega A — contro Francia, Belgio e Turchia — fissato il 25 settembre contro il Belgio.