FIGC

Aggiornato Sab 02 Mag 2026 alle 12:13

La FIGC è al centro di una fase di profonda trasformazione. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, la Federazione Italiana Giuoco Calcio si trova a un bivio storico, chiamata a ridefinire la propria identità e la propria struttura in un momento in cui il calcio italiano fatica a ritrovare slancio e credibilità internazionale. Le ultime notizie parlano di un processo di rinnovamento che coinvolge non solo la guida federale, ma anche la visione complessiva del movimento azzurro.

Chi guiderà la nuova FIGC: la sfida degli ex campioni

La domanda che tiene banco in questi giorni è semplice ma tutt’altro che facile da rispondere: chi sarà il nuovo volto della Federcalcio? Secondo le ultime indiscrezioni, la nuova FIGC punta su un ex calciatore di profilo elevato per ricoprire un ruolo chiave nella struttura federale. I nomi che circolano sono quelli di autentiche leggende del calcio italiano: da Paolo Maldini, già apprezzato dirigente del Milan, ad Alessandro Costacurta, passando per Massimo Albertini, che ha già maturato esperienza in ambito dirigenziale. Non mancano suggestioni legate a Alessandro Del Piero, amatissimo dai tifosi di ogni fede calcistica, e a Giuseppe Bergomi, volto noto anche come opinionista televisivo.

Un nome che stuzzica la fantasia è anche quello di Damiano Tommasi, ex centrocampista della Roma e della Nazionale, attualmente impegnato come sindaco di Verona. La sua doppia esperienza — sportiva e istituzionale — lo renderebbe un profilo interessante, anche se i suoi impegni politici al momento sembrano tenerlo lontano da Coverciano. La scelta definitiva, tuttavia, dipenderà da chi conquisterà la presidenza federale: sarà il nuovo numero uno a costruire la propria squadra e a indicare il nome dell’ex giocatore più adatto al ruolo.

Il lungo addio di Gravina: un’era che si chiude

Per comprendere appieno la portata del cambiamento in atto, è utile ripercorrere gli ultimi anni della gestione Gravina. Il presidente uscente aveva guidato la FIGC attraverso momenti storici e drammatici: dalla conquista di Euro 2020, passando per la doppia mancata qualificazione ai Mondiali — nel 2022 contro la Macedonia del Nord e nel 2026 dopo i playoff — fino alle tensioni con la Lega Serie A sul tema dell’autonomia e della governance.

Proprio sul fronte della Nazionale, Gravina aveva vissuto uno dei periodi più turbolenti. In conferenza stampa nel novembre 2025, aveva escluso categoricamente la possibilità di rinviare giornate di campionato in vista dei playoff mondiali, affidandosi alla guida di Gennaro Gattuso dopo il divorzio da Luciano Spalletti e il rifiuto di Claudio Ranieri. Una gestione tecnica travagliata, che aveva alimentato le critiche nei confronti della federazione.

Sul fronte della ricandidatura, Gravina aveva annunciato a fine 2024 la propria volontà di proseguire, forte dell’appoggio della Lega Dilettanti e dell’Assocalciatori. In quell’occasione aveva anche commentato la possibile candidatura di Del Piero con parole diplomatiche ma chiare: «Alex è stato un grande campione, ma ci vuole qualcuno che ti candidi». Un’apertura velata che oggi, alla luce degli sviluppi, suona quasi come un passaggio di testimone anticipato.

Stadi, riforme e il nodo Euro 2032

Tra le questioni lasciate in eredità dalla gestione uscente, una delle più urgenti riguarda le infrastrutture sportive in vista di Euro 2032, che l’Italia co-organizzerà con la Turchia. Il nodo principale resta quello di San Siro: lo stadio Meazza, come aveva sottolineato lo stesso Gravina, non risponde ai requisiti UEFA per ospitare partite dell’Europeo, e la situazione politica milanese non ha ancora trovato una soluzione condivisa tra Inter, Milan e amministrazione comunale.

A fare da contraltare alla difficoltà milanese è la vivacità di Roma, che potrebbe presentarsi all’appuntamento europeo addirittura con due impianti: lo Stadio Olimpico e il nuovo stadio della Roma, attualmente in fase di progettazione. Un segnale positivo che tuttavia non basta a nascondere le fragilità strutturali del sistema calcio italiano, chiamato a fare i conti con decenni di ritardo nella modernizzazione degli impianti.

Il nuovo corso della FIGC dovrà quindi affrontare queste sfide con una visione chiara e una capacità operativa che finora è mancata. La scelta di inserire ex calciatori nei ruoli decisionali risponde proprio a questa esigenza: portare dentro la federazione chi il calcio lo ha vissuto dall’interno, con la credibilità che solo una carriera ad alto livello può garantire. Le ultime novità suggeriscono che il cambiamento sarà profondo, ma la strada è ancora tutta da costruire.