FIGC

Aggiornato Dom 09 Ago 2026 alle 08:18

La FIGC sta vivendo una delle fasi di trasformazione più profonde della sua storia recente. Dopo anni di gestione Gravina, culminati con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali — stavolta quelli del 2026 disputati in Nord America — la Federcalcio ha imboccato con decisione la strada del rinnovamento, eleggendo un nuovo presidente e ridisegnando l’intera struttura tecnica. Le ultime notizie raccontano di una federazione che prova a ripartire, tra scelte coraggiose e critiche feroci provenienti anche da ambienti insospettabili.

Malagò alla guida della FIGC: la rivoluzione parte dall’alto

Il 22 giugno scorso, al Rome Cavalieri Waldorf Astoria, Giovanni Malagò è stato eletto nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio con il 68,58% delle preferenze, superando nettamente lo sfidante Giancarlo Abete. L’ex numero uno del CONI ha ereditato una federazione in piena crisi di risultati e di credibilità, con il mandato di ricostruire dalle fondamenta. “Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”, aveva dichiarato subito dopo la proclamazione, delineando un programma incentrato sulla valorizzazione dei vivai, la riforma delle infrastrutture e una federazione che torni a essere “fonte di ispirazione”.

Il primo atto concreto della nuova gestione è arrivato l’11 luglio con l’annuncio di Paolo Maldini come Direttore Tecnico. Lo storico capitano e poi dirigente del Milan sarà anche presidente del Club Italia, affiancato dall’ex collega Leonardo nel ruolo di Advisor. “Maldini è stato il mio obiettivo da sempre”, ha confermato Malagò, spiegando che il lavoro del nuovo DT non riguarderà solo la Nazionale maggiore, ma “tutta la filiera fino alle Nazionali Giovanili”. La strada verso l’accordo non è stata priva di ostacoli: tra i nodi da sciogliere figurava anche la questione logistica, con il ruolo che avrebbe comportato un trasferimento stabile a Roma. Alla fine le resistenze sono state superate, e l’entusiasmo nell’ambiente è già palpabile: Sandro Tonali, intercettato all’aeroporto di Malpensa prima della partenza per il Tottenham, aveva commentato con calore la possibilità di ritrovare l’ex dirigente milanista: “Mi farebbe tanto piacere. Sicuramente è un’emozione lavorare ancora con lui”.

Il rebus del commissario tecnico e le bordate di Binaghi

Con Maldini insediato, il nodo più urgente da sciogliere resta quello del commissario tecnico. Dopo l’addio di Gennaro Gattuso e la gestione ad interim di Silvio Baldini, la Nazionale attende ancora il suo nuovo allenatore. Secondo le ultime indiscrezioni, Maldini e Leonardo starebbero valutando Andrea Pirlo come principale alternativa all’ipotesi Pep Guardiola, ritenuta particolarmente complessa. L’ex centrocampista campione del mondo 2006, attualmente alla guida di una squadra a Dubai, rappresenterebbe una soluzione gradita alla nuova dirigenza federale. Restano comunque in corsa anche Roberto Mancini — l’opzione più sostenibile economicamente, con una richiesta intorno ai 2 milioni di euro annui — Antonio Conte, frenato però da un’offerta dell’Al-Ittihad da 20 milioni netti all’anno, cinque volte quanto la FIGC potrebbe offrire, e Carlo Ancelotti, ancora legato fino al 2030 alla federazione brasiliana nonostante la deludente eliminazione del Brasile agli ottavi contro la Norvegia.

La decisione definitiva dovrà essere ratificata proprio da Malagò, lo stesso presidente che nelle ultime ore si è ritrovato al centro di una bordata durissima. A sferrare l’attacco è stato Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, che in un’intervista al TG3 non ha usato mezzi termini. “A che ora gioca l’Italia stasera? Non sono riuscito a seguirla. Sapete, ero distratto da Wimbledon”, l’ironica frecciata con cui il numero uno del tennis azzurro ha aperto il suo intervento, sullo sfondo del secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner sull’erba londinese. Il confronto con il calcio è stato impietoso: “Malagò non ha bisogno dei miei consigli. Anche perché, dalla A alla Z, fa il contrario di quello che faccio io. Per rilanciare una federazione serve radere tutto al suolo, mandare via tutti e ricominciare da zero. Ho idea che Malagò farà il contrario. Tanti auguri”.

Parole pesanti, che arrivano in un momento in cui il confronto tra tennis e calcio non è mai stato così impari. I praticanti di tennis e padel in Italia hanno raggiunto quota 6.237.000, avvicinandosi sensibilmente ai 6.533.000 del calcio: una forbice che solo cinque anni fa era del 39% in favore del pallone. Binaghi lo sa, e non perde occasione per sottolinearlo. La nuova FIGC, con Malagò in testa e Maldini come braccio operativo, è chiamata a rispondere sul campo — e non solo a parole — a chi sostiene che il calcio italiano abbia perso il suo primato non solo nei risultati, ma anche nel cuore degli italiani. La Nazionale tornerà in campo il 25 settembre contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma, nella fase a gironi di Nations League: il primo vero banco di prova per la nuova era federale.