Roberto Mancini

Aggiornato Mer 01 Lug 2026 alle 14:53

Le ultime notizie su Roberto Mancini convergono tutte verso un unico scenario: il tecnico jesino è sempre più vicino a tornare sulla panchina della Nazionale italiana. Un percorso che si è delineato con chiarezza nelle ultime settimane e che il 22 giugno 2026 ha trovato un acceleratore decisivo con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC.

Malagò nuovo presidente FIGC: Mancini in pole position

Nel giorno della sua elezione alla guida della Federcalcio, Malagò ha affrontato subito il tema più scottante: la scelta del nuovo commissario tecnico. Il neo presidente ha frenato ogni fuga in avanti, dichiarando di non aver ancora parlato con nessuno e che sarà necessario «analizzare i bilanci e fare valutazioni concrete». La linea dettata è però chiara: «Chi allenerà la Nazionale, al di là del curriculum, dovrà abbracciare il progetto in tutto e per tutto: non si può dire ‘armatemi e partite’, serve una strada chiara per tutti».

Parole che lasciano spazio a interpretazioni, ma che non contraddicono le indiscrezioni circolate nelle stesse ore. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, diversi big dello spogliatoio azzurro si sarebbero già esposti in prima persona per chiedere il ritorno dell’allenatore campione d’Europa nel 2021. Non è la prima volta: già dopo l’esonero di Luciano Spalletti, molti giocatori avevano spinto invano per riportarlo in azzurro.

L’ipotesi alternativa più concreta, quella di Antonio Conte, si è sgonfiata rapidamente: le richieste d’ingaggio e la durata del contratto hanno chiuso sul nascere ogni possibilità. Anche la suggestione Vincenzo Montella è tramontata nelle stesse ore, con il presidente della Federcalcio turca che ha blindato pubblicamente il tecnico campano dopo le sconfitte contro Australia e Paraguay ai Mondiali, elogiandone il percorso che ha portato la Turchia ai quarti dell’Europeo e, dopo 24 anni, alla fase finale di un Mondiale.

Il percorso di Mancini verso il ritorno in azzurro

Le ultime news su Mancini raccontano di un uomo che ha lavorato metodicamente per rimettere in ordine la propria carriera e riaprire la porta della Nazionale. L’addio all’Al-Sadd è diventato ufficiale a metà giugno, con un videomessaggio in cui il tecnico ha ringraziato tifosi, giocatori e staff del club qatariota. Con quella squadra aveva conquistato il titolo nazionale — il quindicesimo trofeo in carriera da allenatore — portando il club al terzo campionato consecutivo.

La voglia di tornare in azzurro era stata confermata da chi gli sta più vicino. Marco Roccati, preparatore dei portieri che lo aveva seguito in Qatar, aveva dichiarato a Radio Sportiva: «Credo che il Mister tornerebbe di corsa perché secondo me ha lasciato qualcosa in sospeso e gli piacerebbe concludere questa missione». Sulla stessa lunghezza d’onda il suo ex vice allenatore Attilio Lombardo, lapidario: «Gli piacerebbe tornare».

Lo stesso Mancini non aveva mai nascosto il proprio rimpianto per l’addio del 2023. In un’intervista al Tg1, aveva ammesso senza giri di parole: «Non rifarei quella scelta. Per motivi tecnici, per motivi di calcio, perché allenare la nazionale è la cosa più bella». E ancora: «Forse non ci siamo capiti, magari se ci fossimo parlati un po’ di più sarebbe andata in modo diverso». Parole che suonano oggi come un preludio al ritorno.

Il contesto in cui si inserisce questa candidatura è quello di una Nazionale e di una Federazione reduci da un periodo particolarmente travagliato. L’Italia ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali — quelli disputati tra Stati Uniti, Messico e Canada — con l’eliminazione nei playoff che aveva provocato le dimissioni a catena di Gabriele Gravina, Gianluigi Buffon e Gennaro Gattuso. Le dimissioni di Gattuso avevano dato il via al lungo toto-ct, con nomi illustri come Conte, Allegri e persino Pep Guardiola circolati nelle settimane successive, prima che la candidatura di Mancini prendesse sempre più corpo.

Sul piano economico, Mancini avrebbe già sciolto il nodo più delicato: secondo le indiscrezioni, sarebbe pronto ad accettare un ingaggio in linea con i parametri federali, ben più abbordabile rispetto a quello richiesto da Conte. Un segnale concreto di disponibilità che, unito al sostegno dei giocatori e alla benedizione del nuovo presidente federale, rende la sua candidatura la più solida sul tavolo della FIGC.

Nei prossimi giorni si saprà se quella porta, riaperta dopo tre anni di lontananza, sarà davvero quella giusta per il ritorno del tecnico jesino sulla panchina più ambita d’Italia.