NBA: addio a Doug Moe, vulcanico coach dal linguaggio colorito

Articolo di Fabrizio Ponciroli

Diventato famoso negli anni '80, ha portato i Denver Nuggets a giocarsi il titolo NBA. Carattere particolare ma genio assoluto.

All’età di 87 anni, è venuto a mancare coach Doug Moe. La notizia della sua morte è stata data dal figlio David. Il padre stava lottando, da tempo, con un cancro. È stato, per tantissimi anni, una figura chiave del mondo NBA. Uno degli allenatori più eccentrici che si siano mai visti su un parquet NBA. Il suo stile è stato unico, così come il suo approccio alla pallacanestro. Da giocatore, ha indossato la casacca del Petrarca Padova (dal 1965 al 1967).

Doug Moe ha ottenuto un record assoluto pari a 628 vittorie e 529 sconfitte in 15 stagioni come capo allenatore NBA, inclusi i periodi alla guida di San Antonio Spurs e Philadelphia 76ers. Non ha mai vinto un titolo: la sua corsa più memorabile risale al 1985, quando, in qualità di condottiero dei Denver Nuggets, è stato sconfitto dai Los Angeles Lakers nelle finali della Western Conference. È stato nominato Allenatore dell’Anno NBA nel 1988.

Il suo stile ha contraddistinto l’NBA degli anni ’80. Adorava far giocare le sue squadre all’attacco. Un gioco iper offensivo in cui l’obiettivo era segnare un canestro più degli avversari. Si è sempre vestito in maniera variopinta, evitando il più possibile l’uso della cravatta in panchina, non lesinando l’uso di parolacce nei suoi dialoghi, anche con i media. Diretto, unico, fuori dal comune ma dotato di grande intelligenza cestistica e abile nell’arte di far divertire i fan con il suo gioco elettrizzante.

I Denver Nuggets, in un post sui social media, hanno definito il loro ex coach Doug Moe, che li ha portati a vincere 432 gare, “… un leader e una persona unica nel suo genere, che ha guidato uno dei decenni più vincenti ed entusiasmanti nella storia dei Nuggets”.

Simbolo di un’NBA che non c’è più, è sempre stato molto amato dai fan delle franchigie in cui è allenato, anche perchè lo si poteva trovare, dopo la partita, in un bar qualsiasi a parlare, ovviamente, di basket. Ovviamente, a modo suo.

Giornalista dal 2003, ha maturato, nel corso degli anni, diverse esperienze nel mondo dell’editoria e della comunicazione. Ha scritto libri a tema sportivo (Pianeta Vale, Wrestling semplicemente spettacolo) e di genere fanta-thirller (La Macchia, La Libellula). Opinionista radiofonico e televisivo. Collezionista action figures e album figurine.

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