Dopo aver lasciato di stucco appassionati e addetti ai lavori con la rinuncia agli US Open, l'Azzurro ha riprogrammato il finale del 2026.
Il forfait di Jannik Sinner agli US Open ha spiazzato tutti e fa notizia anche a ventiquattr’ore dall’annuncio ufficiale. Con il trionfo di Wimbledon ancora fresco nelle menti degli appassionati, la corsa del numero uno del mondo si interrompe proprio nel momento in cui Carlos Alcaraz torna in scena dopo il lungo stop per l’infortunio al polso. Una coincidenza che ha quasi dell’incredibile: mentre lo spagnolo rientra per rilanciare la propria stagione, l’Azzurro sceglie la via della prudenza e si ferma per proteggere il ginocchio destro.
La decisione, comunicata ufficialmente dal suo team, non è comunque frutto dell’emergenza ma di una strategia chiara. Sinner non gioca dalla finale di Wimbledon del 12 luglio vinta contro Zverev e nelle prossime cinque settimane alternerà terapie e lavoro di rinforzo mirato per riportare l’articolazione che tanto lo ha infastidito nelle ultime settimane al livello ideale. L’obiettivo è duplice: evitare ricadute e presentarsi al meglio per il lungo rush finale della stagione, dove i punti da difendere sono pesanti e le occasioni decisive.
Il nuovo programma prevede che Sinner rimanga in Europa per completare il recupero insieme allo staff medico e atletico. Il cronoprogramma è già tracciato: Jannik vuole essere pronto per i tornei di Pechino (dal 30 settembre) e Shanghai (dal 7 ottobre). Proprio in Cina, dodici mesi fa, l’azzurro aveva conquistato il titolo a Pechino e si era fermato a Shanghai per un ritiro contro Griekspoor, episodio che oggi aggiunge un ulteriore elemento di motivazione.
La tournée asiatica sarà solo l’inizio di un finale di stagione densissimo. Dopo la Cina, Sinner è atteso al torneo d’esibizione Six Kings Slam di Riad, poi parteciperà all’ultimo Masters 1000 dell’anno a Parigi-Bercy, per poi concludere l’annata alle ATP Finals di Torino, dove proverà a confermarsi al vertice assoluto del tennis internazionale per il terzo anno consecutivo. Un percorso che richiede una condizione impeccabile e che giustifica la scelta di rinunciare agli US Open per non compromettere il resto dell’annata.