“Vivo in campagna fin da bambino, amo gli animali. Ho preso un casale in collina, mi occupo della gestione, poi torno a casa facendo otto chilometri a piedi. Devo tenermi in forma”.
A quasi sessant’anni, Alberto Tomba ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha parlato di tutto. “Vivo in campagna fin da bambino, amo gli animali. Ho preso un casale in collina, mi occupo della gestione, poi torno a casa facendo otto chilometri a piedi. Devo tenermi in forma”.
Tra i campioni di oggi, Tomba guarda con ammirazione soprattutto Jannik Sinner e Kimi Antonelli. “Jannik è un vincente da anni. Lui ha provato lo sci e poi ha scelto il tennis, come se vivesse la mia vita al contrario. Jannik tennista di montagna, io sciatore cittadino”. E sulla possibilità di una sfida sugli sci sorride: “Dai, non scherziamo. Per renderla equilibrata dovrei dargli un po’ di vantaggio… e lui a me a tennis”.
Con Antonelli il rapporto è più personale: “È un ragazzo di casa mia, bolognese. Ci sentiamo spesso e di recente abbiamo pranzato insieme in riviera. Kimi, con quel nome, era destinato a diventare un campione. Ora è in Mercedes, ma sicuramente un giorno arriverà alla Ferrari”.
Chiosa su Alex Zanardi: “Andai a trovarlo prima dell’incidente del 2001 e da lì abbiamo legato. Ci sentivamo spesso, da bolognesi. Quello che ha dimostrato è stato unico: forza, passione, volontà. Dopo l’incidente ha detto: ‘Aspetta, voglio provare altro’, e ha vinto quattro ori paralimpici”. Poi il ricordo del funerale: “Mi sono commosso quando don Marco Pozza, durante l’omelia, ha raccontato di un incontro di Alex con due ragazzi del carcere in un autogrill. Alex spiegò loro la teoria dei cinque secondi: nella vita puoi sempre resistere cinque secondi in più, per capire se puoi fare ancora qualcosa. Quei ragazzi tornarono a casa con un altro modo di pensare”.