Lionel Messi
Aggiornato Gio 15 Ott 2026 alle 15:22Il 6 ottobre 2026 ha segnato la fine di un’era: Lionel Messi ha disputato la sua ultima partita con la maglia dell’Argentina, nell’amichevole contro il Benin allo stadio Monumental del River Plate. Un addio organizzato con cura dall’AFA e dal commissario tecnico Lionel Scaloni, che avevano voluto offrire alla Pulce — e ai tifosi argentini — il congedo che un campione simile meritava. Accanto a lui, sul terreno di gioco, anche Rodrigo De Paul e Giovani Lo Celso, oltre ai compagni che avevano condiviso il trionfo mondiale in Qatar nel 2022. «Voglio dire a tutti i tifosi della nazionale argentina che abbiamo deciso di invitare il miglior giocatore del mondo affinché possa ricevere l’addio che merita davvero», aveva dichiarato il presidente dell’AFA Chiqui Tapia annunciando la convocazione.
L’annuncio del ritiro era arrivato il 31 agosto scorso, con una lettera aperta pubblicata sui social che aveva commosso l’intero mondo del calcio. «Il tempo scorre, i capitoli si chiudono, e questo è un capitolo che mi addolora profondamente», aveva scritto Messi, spiegando di aver maturato la decisione dopo la finale dei Mondiali in Nordamerica, persa contro la Spagna ai tempi supplementari. Un addio che porta con sé numeri straordinari: 207 presenze e 125 gol con l’Albiceleste, un Mondiale vinto, due Coppe America e una medaglia d’oro olimpica.
Un’estate segnata dal lutto e dalle emozioni
Il ritiro dalla nazionale è arrivato al termine di un’estate particolarmente intensa e dolorosa per Messi. L’8 agosto scorso era scomparso Jorge Messi, il padre e primo procuratore del campione, all’età di 68 anni in un ospedale di Rosario dopo una lunga malattia. Una perdita devastante, che Leo aveva elaborato pubblicamente con una lettera straziante pubblicata su Instagram: «Pa’, non posso ancora credere che te ne sia andato. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti». Jorge aveva accompagnato il figlio fin dalle giovanili dei Newell’s Old Boys, gestendo poi tutti i trasferimenti al Barcellona, al PSG e all’Inter Miami, sempre mantenendo un basso profilo mediatico.
Il dolore per la perdita del padre aveva inevitabilmente influenzato le prestazioni di Messi nelle settimane successive. Tornato in campo con l’Inter Miami per la prima volta dopo il lutto, aveva sbagliato il suo terzo rigore consecutivo nella sconfitta per 4-1 contro il Nashville, apparendo frustrato e lontano dalla sua versione migliore. Pochi giorni dopo, nella partita contro Philadelphia Union, era stato protagonista di un episodio controverso — uno schiaffo sulla nuca di un avversario — che aveva scatenato polemiche per la multa ritenuta irrisoria comminatagli dalla MLS. La reazione era però arrivata prepotente il 30 agosto, quando Messi aveva trascinato l’Inter Miami alla vittoria per 7-1 contro il CF Montreal con una quaterna personale, diventando il capocannoniere della MLS con 18 gol in 19 partite.
Il Mondiale 2026 e l’addio alla nazionale
Prima del ritiro, Messi aveva vissuto un Mondiale 2026 da protagonista assoluto, almeno nella fase iniziale. Cinque gol nelle prime due partite della fase a gironi, record storici collezionati uno dopo l’altro: primo giocatore a raggiungere 30 presenze nella Coppa del Mondo, miglior marcatore di sempre della competizione con 21 reti, primo calciatore a segnare in otto partite consecutive della rassegna iridata. La finale contro la Spagna, però, aveva raccontato un’altra storia: l’Argentina era rimasta a zero tiri nei 90 minuti regolamentari, con Messi ai margini del gioco, e aveva ceduto ai supplementari. Le critiche erano arrivate anche da ambienti insospettabili, con il ‘Mundo Deportivo’ che aveva indicato il capitano tra i responsabili della sconfitta per un presunto discorso pre-partita privo di carica emotiva.
Nonostante le polemiche, Messi aveva scelto di non nascondersi, pubblicando un messaggio che rivendicava il percorso straordinario di una squadra capace di raggiungere due finali mondiali consecutive. E nella lettera d’addio alla nazionale aveva voluto ringraziare tutti, dai compagni agli allenatori, dai dirigenti ai tifosi: «Grazie per tutto l’affetto ricevuto in questi 20 anni. Mi mancherà tantissimo sentirvi dagli spalti mentre sono in campo. Ora sarò uno di voi». Un capitolo si chiude, ma la leggenda di Leo Messi resterà impressa per sempre nella storia del calcio argentino e mondiale.