Novak Djokovic

Aggiornato Ven 16 Ott 2026 alle 21:12

Le ultime notizie su Novak Djokovic raccontano di un campione che continua a far parlare di sé, tra risultati altalenanti, episodi clamorosi e un futuro sempre più incerto. Le news più recenti lo vedono protagonista al China Open di Pechino, torneo che per il serbo ha sempre avuto un significato speciale, con un bilancio storico di sei partecipazioni e sei titoli conquistati.

La squalifica di Medvedev e il ricordo del 2020

L’episodio più eclatante delle ultime ore arriva proprio dalla semifinale di Pechino, dove Daniil Medvedev è stato squalificato dopo aver colpito involontariamente un tifoso con una pallina, consegnando la vittoria a Djokovic, che era già avanti 7-5, 5-3. Un episodio che richiama alla memoria quanto accaduto agli US Open 2020, quando fu lo stesso Nole a essere squalificato per aver colpito accidentalmente una giudice di linea. Una curiosa inversione dei ruoli che il tennis difficilmente dimenticherà: sei anni fa Djokovic pagò il prezzo più alto in una situazione analoga, stavolta è stato il suo avversario a farne le spese. Il regolamento, rimasto pressoché invariato, non tiene conto dell’intenzione del giocatore: ciò che conta è l’esito del gesto e il rischio concreto creato per le persone presenti sul campo.

Prima di approdare in semifinale, Djokovic aveva eliminato Alexander Zverev in una battaglia durata due ore e mezza, chiusa in rimonta per 6-4, 4-6, 4-6. Non erano mancate le polemiche: nel corso del primo set, una decisione arbitrale favorevole a Zverev — che aveva lamentato la distrazione causata da un tabellone laterale — aveva fatto infuriare Nole, che aveva definito la scelta «una delle cose più stupide mai viste su un campo da tennis». La vittoria sul tedesco ha avuto anche un risvolto positivo per Jannik Sinner, assente dal torneo: eliminando Zverev, Djokovic ha garantito all’altoatesino la permanenza al vertice del ranking ATP almeno fino al primo novembre.

Un’estate difficile: dai problemi fisici alla rinascita a Pechino

Il cammino di Djokovic nelle ultime settimane era stato tutt’altro che semplice. La sconfitta al primo turno degli US Open 2026 contro l’argentino Mariano Navone — numero 49 del mondo — aveva rappresentato un risultato pesante quanto insolito: il serbo non perdeva all’esordio in uno Slam da vent’anni, dall’Australian Open del 2006. Un ko condizionato anche da gravi problemi fisici, con Djokovic costretto a fare i conti con nausea, vomito e crampi durante le oltre quattro ore di match. «Penso fosse evidente che in campo mi sentissi malissimo. È qualcosa che mi porto dietro praticamente in ogni partita di quest’anno», aveva ammesso nella zona mista dell’Arthur Ashe Stadium.

Problemi analoghi si erano già manifestati al Masters 1000 di Cincinnati, dove il serbo era stato sconfitto all’esordio dal 25enne argentino Thiago Agustin Tirante, cedendo 2-6, 6-4, 6-4 dopo un malore in campo. Per la prima volta dal 2006, Nole aveva perso contro un avversario fuori dalla top 30 in quel torneo. Nonostante tutto, il campione di Belgrado non ha mai smesso di allenarsi con la consueta maniacalità: il suo fisioterapista Carlos Costa ha rivelato come Djokovic curi ogni minimo dettaglio della preparazione, arrivando persino a interessarsi ai metodi di allenamento visivo utilizzati da Sinner per migliorare le proprie prestazioni in campo.

A fare il punto sulla situazione del fuoriclasse serbo ci ha pensato anche Boris Becker, che commentando gli US Open ai microfoni di Eurosport aveva lanciato un messaggio velato: «A un certo punto tutto questo dovrà finire, la questione è capire quando farà questo passo». Parole che hanno diviso i tifosi, tra chi le ha lette come un invito al ritiro e chi invece le ha interpretate come un gesto di sincera preoccupazione da parte di chi conosce Djokovic da una vita. Sulla stessa lunghezza d’onda si era espresso Adriano Panatta, secondo cui potrebbe essere proprio Sinner a decretare la fine della carriera del serbo: «Dissi già due o tre anni fa che Sinner avrebbe fatto smettere Djokovic, ma lui ancora non smette».

Anche Andy Murray, che ha allenato Djokovic dal novembre 2024 al maggio 2025, ha contribuito al dibattito con rivelazioni sorprendenti: «Allenandolo ho scoperto che non è forte mentalmente come sembra. Prima dei match mette tutto in discussione. Lo avrei sfidato con più fiducia se avessi scoperto prima i suoi dubbi e le sue fragilità». Parole che hanno fatto discutere, ridimensionando in parte l’immagine di invincibilità mentale che da sempre accompagna il campione serbo.

Eppure, nonostante tutto, il ritorno a Pechino sembrava aver riacceso la scintilla in Djokovic. Il serbo era arrivato nella capitale cinese con grande entusiasmo, accolto da decine di tifosi festanti, e aveva ricordato il legame speciale con questo torneo. Ora, dopo la vittoria per squalifica su Medvedev, si ritrova in finale con la possibilità di aggiungere un altro capitolo alla sua leggenda in una città che non lo ha mai visto perdere.