Gianluigi Buffon

Aggiornato Gio 16 Apr 2026 alle 18:16

Le ultime notizie su Gianluigi Buffon raccontano la fine di un’avventura amara e la chiusura di un capitolo importante per il calcio italiano. Dopo l’ennesima esclusione dell’Italia dai Mondiali — la terza consecutiva — il capo delegazione azzurro ha rassegnato le proprie dimissioni, ponendo fine a un’esperienza che aveva alimentato grandi speranze ma che si è conclusa con una cocente delusione.

Le dimissioni di Buffon: «Rassegnare le mie dimissioni era un atto impellente»

La sconfitta contro la Bosnia Erzegovina negli spareggi mondiali ha sancito l’eliminazione dell’Italia da un altro Mondiale, quello del 2026 in programma negli Stati Uniti. Un risultato devastante che ha portato a un terremoto in seno alla FIGC: prima il presidente Gabriele Gravina ha annunciato le proprie dimissioni, poi è arrivato il passo indietro di Buffon, che in una lettera pubblicata sui social ha spiegato le ragioni della sua scelta con parole cariche di emozione.

«Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi», ha scritto l’ex portiere della Juventus. Buffon ha spiegato di aver temporeggiato su richiesta, attendendo le decisioni di Gravina prima di formalizzare il proprio addio. Le sue dimissioni sono arrivate con il senso di responsabilità che da sempre lo contraddistingue: «L’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo».

Nonostante l’amarezza, Buffon ha voluto rivendicare il lavoro svolto durante il suo mandato, sottolineando l’impegno profuso nella costruzione di un progetto strutturato che partisse dalle giovanili per arrivare alla Nazionale maggiore. Un progetto interrotto prima di poter dare i suoi frutti, almeno sul piano dei risultati immediati.

Il fallimento del trio Gattuso-Buffon-Bonucci e le critiche di Pistocchi

Con le dimissioni di Buffon si scioglie definitivamente il trio azzurro composto da Rino Gattuso in panchina, Buffon come capo delegazione e Leonardo Bonucci nel ruolo di collaboratore tecnico. Era stato proprio Buffon a spingere con forza per la nomina di Gattuso come commissario tecnico, dopo l’esonero di Luciano Spalletti nell’estate del 2025. «Rino è il ct giusto, è la figura migliore che si potesse scegliere», aveva dichiarato con convinzione solo pochi mesi fa. La realtà del campo ha però raccontato una storia diversa.

Le ultime news sull’eliminazione italiana hanno scatenato la reazione furiosa del giornalista Maurizio Pistocchi, che ai microfoni di CRC non ha risparmiato nessuno. Le critiche di Pistocchi si sono abbattute su Gattuso per le scelte tattiche — in particolare il 4-4-1 con Kean isolato in avanti — ma anche sullo staff tecnico, definito «pieno di illustri ex giocatori» la cui utilità concreta è rimasta oscura. «Non capisco quale sia stato il loro compito all’interno dello staff della Nazionale. Meno male che si sono dimessi», ha tuonato il giornalista.

Pistocchi ha poi allargato la sua analisi al sistema calcio italiano nel suo complesso, denunciando una formazione «di livello basso» e un calcio «prevalentemente difensivo, tattico e pieno di passaggi», incapace di produrre talenti in grado di competere ai massimi livelli internazionali. Parole dure, che fotografano una crisi strutturale di cui l’eliminazione dai Mondiali è solo la manifestazione più dolorosa.

Un percorso iniziato con entusiasmo e finito tra le lacrime

Ripercorrendo le ultime notizie sul cammino di Buffon da dirigente, emerge il ritratto di un uomo che si era gettato in questa nuova avventura con la stessa passione che lo aveva animato per trent’anni tra i pali. Già nel luglio del 2024, dopo la deludente eliminazione agli ottavi di Euro 2024 contro la Svizzera, aveva scelto di restare al suo posto, dichiarando: «L’azzurro è la mia seconda pelle». Aveva poi lavorato intensamente per trovare il successore di Spalletti, indicando in Gattuso la scelta giusta per rilanciare la Nazionale.

In vista dei playoff mondiali, Buffon aveva mostrato tutto il suo ottimismo, elogiando il lavoro del commissario tecnico e rifiutando qualsiasi alibi, compresa la mancanza di uno stage di preparazione a causa del calendario intasato. «Io sono uno che ha sempre fatto di necessità virtù. Da uomo, calciatore e ora dirigente non ho mai pensato a crearmi alibi», aveva dichiarato a La Stampa a febbraio. Quella fiducia si è rivelata, purtroppo, mal riposta.

Ora per il calcio italiano si apre una nuova fase di rifondazione, con la necessità di trovare figure fresche alla guida della Nazionale e della Federazione. Buffon lascia con il rimpianto di non aver centrato l’obiettivo principale, ma anche con la consapevolezza di aver cercato di costruire qualcosa di duraturo. Il suo futuro rimane aperto: aveva già dichiarato di voler ricoprire un ruolo operativo nel mondo del calcio, probabilmente come direttore sportivo. L’ennesima pagina di una carriera — prima da calciatore, ora da dirigente — che non smette mai di sorprendere.