Gianluigi Buffon
Aggiornato Dom 02 Ago 2026 alle 08:25Le ultime notizie su Gianluigi Buffon raccontano la storia di un addio definitivo al mondo azzurro e di un uomo che, dopo oltre trent’anni vissuti intensamente tra i pali e poi nelle stanze della Federazione, ha scelto di fermarsi. Un percorso che si è concluso con la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026, il terzo fallimento consecutivo della Nazionale, e che ha lasciato un segno profondo nell’ex portiere e in tutto il calcio italiano.
Il no definitivo di Buffon: fine di un’era azzurra
La novità più recente riguardante Buffon arriva dalla Gazzetta dello Sport, che ha rivelato un retroscena significativo: Paolo Maldini e Leonardo, incaricati della ricostruzione della Nazionale dopo il disastro di Zenica, avevano proposto all’ex portiere un ruolo di primo piano nella nuova struttura tecnica azzurra, vicinissimo al futuro commissario tecnico. L’iniziativa era stata anticipata dallo stesso presidente del CONI Giovanni Malagò, che aveva parlato personalmente con Buffon per preparargli il terreno. La risposta, però, è stata un cortese ma fermo rifiuto.
Secondo quanto riportato, Buffon si era detto onorato di essere stato preso in considerazione, ma dopo alcuni giorni di riflessione ha confermato la sua decisione: l’esperienza in azzurro si è chiusa con la notte di Zenica, e non c’è proposta — per quanto allettante — capace di farlo tornare sui suoi passi. La scelta è quella di prendersi una pausa, dedicarsi alla famiglia, ai figli, e proseguire gli studi da dirigente sportivo. Un passo indietro meditato, non impulsivo, che Maldini e Leonardo erano riusciti a far vacillare, ma non a ribaltare. Questo nuovo no complica ulteriormente i piani della Federazione, già alle prese con la fumata nera per il ruolo di commissario tecnico dopo il mancato accordo con Guardiola, e con la ripresa delle attività della Nazionale prevista per settembre sempre più vicina.
Le dimissioni dopo Zenica e la lettera d’addio
Per comprendere appieno il peso di questa decisione, bisogna tornare all’inizio di aprile, quando Buffon aveva rassegnato le dimissioni da capo delegazione della Nazionale con una lettera pubblica che aveva commosso il mondo del calcio. «Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo», aveva scritto l’ex numero uno della Juventus, spiegando di essersi trattenuto solo su richiesta altrui, in attesa che si facessero le giuste riflessioni. Una volta che il presidente della FIGC Gabriele Gravina aveva annunciato il proprio passo indietro, Buffon si era sentito libero di fare lo stesso.
Nel testo della lettera, l’ex portiere aveva rivendicato con orgoglio il lavoro svolto: la costruzione di uno spirito di gruppo con Rino Gattuso e lo staff, l’impegno per strutturare un progetto che dalle giovanili arrivasse fino alla Nazionale maggiore, la politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. Ma l’obiettivo principale — riportare l’Italia al Mondiale — non era stato centrato, e per Buffon questo era sufficiente per fare un passo indietro. «Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia», aveva concluso.
La sua partenza era in realtà già nell’aria dalla sera stessa della sconfitta con la Bosnia. Già il giorno dopo il flop azzurro, Buffon era apparso scurissimo in volto e aveva fatto capire a tutti che il suo futuro sarebbe stato altrove. Aveva dichiarato che nei tre mesi successivi sarebbe rimasto a disposizione della FIGC, ma che «il più grande obiettivo era andare in America» e non esserci riusciti faceva «veramente male». Parole che suonavano già come un commiato.
Un percorso dirigenziale iniziato con entusiasmo
La parabola di Buffon come dirigente azzurro era cominciata nell’estate del 2023, quando aveva accettato il ruolo di capo delegazione della Nazionale raccogliendo il testimone lasciato da Gianluca Vialli. «Torno in Nazionale perché quel bambino che trent’anni fa varcava per la prima volta il cancello di Coverciano ha ancora voglia di sognare», aveva dichiarato all’epoca con l’entusiasmo di chi inizia una nuova avventura. Dopo Euro 2024 — concluso con l’eliminazione agli ottavi contro la Svizzera — aveva scelto di restare, convinto dal presidente Gravina e motivato dall’obiettivo Mondiale.
Nel corso della sua esperienza da dirigente, Buffon aveva dimostrato di non essere una semplice figura di facciata. In vista dei playoff di marzo aveva parlato senza cercare alibi, lodato il lavoro di Gattuso e chiesto alla squadra un «collettivo e un altruismo fuori dal comune». Aveva bacchettato Francesco Acerbi per il rifiuto alla convocazione, difeso Nicolò Fagioli dai critici, e analizzato con lucidità i mali strutturali del calcio italiano, ricordando come i problemi di oggi affondassero le radici nelle scelte sbagliate di vent’anni fa. Un dirigente presente, appassionato, mai banale.
Ora, però, quella stagione è definitivamente chiusa. Le ultime notizie confermano che Gianluigi Buffon ha scelto se stesso, la sua famiglia e il suo futuro da costruire lontano dai riflettori. Per la Nazionale italiana, invece, la ricostruzione riparte da zero, con la consapevolezza che anche uno dei suoi simboli più grandi ha deciso di non essere parte di questo nuovo capitolo.