Le strategie del Gran Premio d'Olanda e il mancato cambio di posizioni tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton a Zandvoort hanno fatto discutere.
Ferrari delusa a Zandvoort, dove il Gran Premio d’Olanda si è concluso con un quarto e un quinto posto rispettivamente per Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Proprio l’inglese ha espresso la sua frustrazione sia nel corso della gara via radio che, con termini più morbidi ma altrettanto severi, a motori spenti per un mancato ordine di scuderia che gli avrebbe potuto permettere di giocarsi più carte per il podio nella battaglia finale con la Mercedes di George Russell. Una situazione affrontata a fine giornata anche dal monegasco, ai microfoni dei francesi di ‘Canal+’.
“Non ci siamo parlati con Hamilton – ha ammesso Leclerc -. In generale però andiamo molto d’accordo, anche se capitano situazioni in cui ho motivo io di essere frustrato e altre in cui accade a lui. Da quel punto di vista non ci sono problemi, anche se è vero che in occasione dei pit stop avrei gradito restare in pista più a lungo. Ne avevano già discusso in Ferrari prima del via, e sul punto ero stato chiaro. Sono tornato ai box quando mi hanno chiesto di farlo, poi ammetto che mi abbia dato fastidio il fatto che stavamo cercando di mettere pressione a Russell e alla fine mi sono comunque ritrovato cinque secondi dietro di lui. Ma è andata così, pazienza”.
La versione di Hamilton era stata ancora più diretta. “C’è stato un grande lavoro, però penso che in gara fossi più veloce di Charles. Ho perso tanto tempo dietro di lui perché il team non ha eseguito quello che si doveva fare o non ha preso la decisione che avrebbe dovuto prendere. Lì abbiamo perso il podio”, aveva dichiarato il sette volte campione del mondo a fine gara, puntando il dito esplicitamente sulla gestione della fase finale del Gran Premio, quando Leclerc, con un ritmo inferiore rispetto al compagno di squadra, non avrebbe agevolato Hamilton nel modo necessario per andare all’attacco di Russell.
A vincere la gara è stato Lando Norris, che ha concesso il bis dopo il successo ottenuto in Ungheria nell’ultimo Gran Premio prima della pausa estiva. Il campione del mondo in carica, scattato dalla pole position, ha dovuto però attendere a lungo prima di prendere il comando della corsa, inizialmente guidata da Kimi Antonelli. La gara era stata segnata fin dal primo giro da una bandiera rossa causata dall’incidente di Max Verstappen, idolo di casa fortunatamente rimasto illeso dopo un violento impatto contro le barriere alla curva 14. Alle spalle di Norris, Antonelli ha conquistato un pesante secondo posto, mentre Russell ha completato il podio grazie anche a un ordine di scuderia Mercedes che aveva portato allo scambio delle posizioni con il compagno di squadra.
Il risultato delude tanto più se si considera il contesto di classifica: con questo doppio piazzamento fuori dal podio, la Ferrari manca un’occasione preziosa per ricucire il distacco dalla Mercedes nella lotta iridata. Antonelli guida il Mondiale piloti con un vantaggio considerevole su Hamilton e su Russell, ora appaiati al secondo posti in classifica, mentre tra i costruttori la Mercedes conserva un margine importante sulla Rossa. Un gap che il weekend olandese, nelle speranze della vigilia, avrebbe dovuto contribuire a ridurre.
Le premesse, del resto, erano tutt’altro che negative. Sia Hamilton che Leclerc si erano presentati a Zandvoort con grande determinazione dopo le settimane di lavoro intenso a Maranello durante la pausa estiva, convinti di poter competere per le posizioni di vertice. “Sono davvero orgoglioso di quanto è cresciuta la Ferrari da inizio stagione”, aveva dichiarato Hamilton alla vigilia. Le qualifiche del sabato avevano però subito ridimensionato le ambizioni, con Hamilton quinto e Leclerc sesto, entrambi distanti oltre tre decimi da Norris. Un gap in griglia che ha condizionato inevitabilmente la gara, rendendo ancora più amaro il rimpianto per una gestione strategica che, almeno secondo i diretti interessati, non ha saputo sfruttare al meglio il passo mostrato dalla SF-26 in corsa.