Mondiali: l’intero Nord America mette all’angolo Infantino e Trump, USA inclusi

Articolo di Marco Enzo Venturini

Comunicato di fuoco della CONCACAF contro la FIFA di Gianni Infantino, nonostante il dietrofront sulla privatizzazione dei Mondiali di calcio.

L’intero Nord America, Stati Uniti inclusi, si smarca da Gianni Infantino e Donald Trump per quanto riguarda il controverso progetto di privatizzare i Mondiali di calcio. Lo si capisce a chiare lettere da quanto affermato dall’intera CONCACAF in un comunicato diramato sabato. E in cui si capisce che il passo indietro già annunciato dalla FIFA non basta alle diverse federazioni calcistiche, che includono anche la statunitense USSF.

“La CONCACAF e le sue 41 Federazioni affiliate – si legge nella nota – accolgono con favore il ritiro della proposta FIFA Forward Enterprise (FFE). La Confederazione si congratula inoltre con le sue 41 Federazioni affiliate e con l’intera famiglia del calcio per il coraggio e l’unità dimostrati questa settimana. In un momento che richiedeva una leadership basata sui principi, i nostri membri si sono uniti per difendere gli interessi a lungo termine del calcio e i principi di buona governance. Questa unità ha prevalso”.

Segue l’attacco più diretto all’indirizzo di Infantino e, più o meno direttamente, allo stesso Trump. “Gli eventi degli ultimi giorni – prosegue la CONCACAF – hanno messo in luce qualcosa che non può più essere ignorato: il futuro della Coppa del Mondo FIFA, il patrimonio più prezioso del calcio mondiale, è stato promosso al di fuori di ogni quadro di governance consolidato, senza trasparenza, consultazione o rispetto delle procedure previste. Una proposta di questa portata non arriva a questo punto per caso. È sintomo di una leadership che ha smesso di mettere il calcio al primo posto. Questo recente atto unilaterale e vergognoso di cattiva gestione e leadership si inserisce in una serie di passi falsi e comportamenti simili. Un’analisi approfondita di questa presidenza è imperativa”.

“La FIFA non è un’impresa privata. È un organismo che opera in nome del calcio e dei suoi membri. Coloro che sono nominati per servirla hanno un dovere fiduciario, un dovere di servizio che non di potere. Laddove tale dovere non venga rispettato, la responsabilità non può essere facoltativa”, sottolinea ancora la CONCACAF. Che conclude non menzionando espressamente Infantino, ma attaccandolo in maniera chiarissima: “L’unità dimostrata dalle nostre Federazioni affiliate questa settimana ha ribadito che, se guidato da coraggio, integrità e una sana governance, il calcio rimarrà dove deve stare: nelle mani del calcio stesso, non di un singolo individuo”.

La CONCACAF non è stata l’unica a non accontentarsi del passo indietro formale di Infantino. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa l’UEFA, che nel proprio comunicato ha ringraziato tifosi, campionati, club, giocatori, federazioni, confederazioni e persino capi di Stato e primi ministri che si sono opposti al progetto, evitando però accuratamente di citare il presidente della FIFA: “Non possiamo continuare così, con progetti segreti portati avanti con tempistiche accelerate, architettati da individui senza volto e dai benefici dubbi per lo sport”. La confederazione europea ha poi alzato ulteriormente il tiro, dichiarando senza mezzi termini che “l’attuale leadership della FIFA non solo ha perso la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio” e annunciando l’intenzione di avviare, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, un’analisi “approfondita e radicale” in cui “nessuna opzione dovrà essere esclusa”.

Vale la pena ricordare, per comprendere la portata della crisi, come la vicenda si sia sviluppata in modo fulmineo nel corso degli ultimi giorni. Tutto è nato dalla rivelazione del ‘Times’ che ha svelato il piano della FIFA Forward Enterprise: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Infantino aveva inoltre promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari, con i contributi annuali per il quadriennio successivo che sarebbero schizzati da 2 a 5 milioni: compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi, ma che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.

Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, giorno in cui Infantino mira alla quarta rielezione alla guida della FIFA, stanno intanto emergendo candidati sempre più accreditati per ereditare la sua poltrona. Si è parlato a lungo di Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e a capo dell’European Football Clubs. Dalla stessa area geografica arriva il numero uno dell’AFC, Salman bin Ibrahim Al Khalifa. Dalla CONCACAF si fa invece il nome di Victor Montagliani, in grande crescita e apparentemente in vantaggio rispetto ad Aleksander Ceferin: il presidente della UEFA ha riguadagnato credibilità nelle ultime settimane, ma nel Vecchio Continente potrebbe soffrire la concorrenza di Dariusz Mioduski, indicato come candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia e soprattutto Spagna e Germania. Il fronte che si è compattato contro Infantino — dalle confederazioni continentali ai governi nazionali, fino ai suoi stessi collaboratori — suggerisce che la strada verso una quarta rielezione sia oggi più impervia che mai.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

TG SPORT

Articoli correlati