Stati Uniti d’America
Aggiornato Ven 26 Giu 2026 alle 08:18Il Mondiale 2026 negli Stati Uniti sta regalando emozioni sportive e tensioni extraterritoriali, con la nazionale americana che domina il proprio girone mentre la presenza dell’Iran sul suolo statunitense continua ad alimentare polemiche diplomatiche e logistiche senza precedenti nella storia della competizione.
Gli USA volano ai sedicesimi: Pochettino costruisce una macchina da guerra
Le ultime notizie dalla fase a gironi confermano che gli Stati Uniti sono la squadra più in forma del torneo. La formazione di Mauricio Pochettino ha conquistato sei punti nelle prime due partite, ipotecando con largo anticipo l’accesso ai sedicesimi di finale. Dopo il netto successo all’esordio contro il Paraguay, gli americani hanno superato 2-0 anche l’Australia al SoFi Stadium di Los Angeles, con una prestazione di grande solidità collettiva.
Contro i Socceroos, il vantaggio è arrivato già all’11’ grazie a un’autorete di Burgess, replicando curiosamente quanto già accaduto al Paraguay nella gara precedente. Il raddoppio di Freeman al 43′, convalidato dopo il controllo del VAR, ha chiuso di fatto i conti prima dell’intervallo. Nella ripresa, gli statunitensi hanno amministrato con un possesso palla stabilmente attorno al 70%, concedendo solo qualche fiammata nel finale ad Irankunda e al subentrato Volpato. La vittoria sull’Australia ha certificato la superiorità della squadra a stelle e strisce, capace di imporsi nonostante l’assenza di Christian Pulisic, rimasto in panchina senza essere disponibile.
McKennie, Balogun e Freeman si stanno rivelando i punti di forza di un collettivo che sembra aver trovato la quadratura del cerchio sotto la guida dell’allenatore argentino. Con la qualificazione già in tasca, Pochettino potrà gestire le energie in vista della fase a eliminazione diretta.
Il caso Iran: polemiche, visti e la base in Messico
Se il campo sorride agli americani, fuori dal rettangolo di gioco il Mondiale negli USA sta vivendo uno dei capitoli più controversi della sua storia, legato alla partecipazione del Team Melli. La nazionale iraniana, inserita nel girone G insieme a Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, ha dovuto affrontare ostacoli logistici e diplomatici che il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha definito inaccettabili.
Il nodo centrale riguarda i visti: l’Iran non ha potuto ottenere permessi di soggiorno prolungati negli Stati Uniti, costringendo la squadra a stabilire la propria base operativa a Tijuana, in Messico. Per la partita contro il Belgio a Los Angeles, il Team Melli è arrivato appena 16 ore prima del calcio d’inizio, con gli allenamenti interrotti a metà per rispettare i tempi imposti. “Avevamo bisogno di 24 ore a Los Angeles per preparare bene la partita, ma ce ne hanno concesse meno di 16”, ha dichiarato Ghalenoei, che ha anche lanciato un appello agli altri 47 commissari tecnici del torneo, rimasto senza risposta.
Le polemiche del CT iraniano hanno trovato eco nelle parole del centrocampista Saeid Ezatolahi: “Tutte le altre squadre sono riuscite a concentrarsi sulla pianificazione, mentre noi abbiamo dovuto dedicare tantissimo tempo agli spostamenti”. Una situazione che affonda le radici nelle tensioni geopolitiche tra Washington e Teheran, con l’Iran che considera gli Stati Uniti cobelligeranti nel conflitto con Israele.
Nonostante tutto, il Team Melli ha strappato uno 0-0 contro il Belgio al SoFi Stadium davanti a circa 70.000 spettatori, molti dei quali appartenenti alla numerosa diaspora iraniana di Los Angeles. Al termine della partita, il capitano Mehdi Taremi ha radunato i compagni al centro del campo per un discorso emozionante, prima di percorrere il perimetro del terreno salutando il pubblico. Un gesto carico di significato simbolico, rivolto alla più grande comunità iraniana al di fuori dell’Iran. “Per noi, considerando le difficoltà affrontate per arrivare fin qui, questo è un risultato storico”, ha commentato Ghalenoei in conferenza stampa.
Per la terza partita, in programma il 26 giugno a Seattle contro l’Egitto, gli organizzatori avrebbero garantito maggiore libertà di movimento alla squadra. Lo stesso presidente della FIFA Gianni Infantino avrebbe assicurato a Ghalenoei la possibilità di raggiungere Seattle con due giorni di anticipo, anche se al momento non è arrivata alcuna conferma ufficiale. Il gesto dell’Iran verso Los Angeles resta comunque uno dei momenti più toccanti di questo Mondiale, a dimostrazione che il calcio, anche nelle circostanze più difficili, riesce a trasmettere messaggi che vanno ben oltre il semplice risultato sportivo.
La situazione aveva già fatto discutere mesi prima dell’inizio del torneo, quando circolarono fake news su un presunto ripescaggio della Slovenia al posto dell’Iran, e quando la FIFA respinse la richiesta iraniana di spostare le proprie partite dagli Stati Uniti al Messico. Il cammino del Team Melli nel Mondiale 2026 rimane dunque una storia dentro la storia: sportiva, politica e umana allo stesso tempo.