Stati Uniti d’America
Aggiornato Ven 10 Lug 2026 alle 21:43Il cammino degli Stati Uniti d’America ai Mondiali 2026 è diventato il tema più discusso del torneo, non solo per i risultati sul campo ma soprattutto per le ultime notizie legate a una controversia arbitrale e disciplinare senza precedenti nella storia della Coppa del Mondo. Le novità delle ultime ore hanno completamente monopolizzato il dibattito calcistico internazionale, trasformando la vigilia degli ottavi di finale tra USA e Belgio in un caso diplomatico a tutti gli effetti.
Il caso Balogun: la FIFA sospende la squalifica, scoppia la polemica
Al centro di tutto c’è Folarin Balogun, l’attaccante del Monaco protagonista assoluto del torneo con tre reti, tra cui quella decisiva contro la Bosnia che aveva permesso agli USA di qualificarsi agli ottavi. Nella stessa partita, però, al 64′ l’arbitro brasiliano Raphael Claus lo aveva espulso con un cartellino rosso diretto per un intervento su Tarik Muharemovic, dopo aver consultato il monitor a bordocampo. Una squalifica automatica di una giornata sembrava inevitabile, come da regolamento e come accaduto per tutti gli altri calciatori espulsi in questo Mondiale.
Invece, a sorpresa, la Commissione Disciplinare della FIFA ha deciso di applicare l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, sospendendo l’esecuzione della sanzione e sostituendola con un anno di messa alla prova. In pratica, Balogun ha ottenuto una sorta di “squalifica con la condizionale”: potrà scendere in campo contro il Belgio, ma una nuova infrazione grave comporterebbe l’applicazione immediata della pena. Si tratta di un precedente rarissimo nella storia dei Mondiali, paragonabile solo alla grazia concessa a Garrincha nel 1962 o allo sconto di pena ottenuto da Cristiano Ronaldo nelle qualificazioni a questo stesso torneo.
La decisione ha immediatamente scatenato le reazioni della Federcalcio belga (KBVB), che ha diffuso un comunicato ufficiale definendosi “sbalordita” dal provvedimento. Secondo il Belgio, la scelta della FIFA contrasta con l’articolo 66.4 dello stesso Codice Disciplinare, che stabilisce che un cartellino rosso comporta automaticamente la squalifica per la gara successiva, principio ribadito anche dall’articolo 10.5 del Regolamento della competizione e dalla circolare n. 16 inviata a tutte le federazioni partecipanti il 12 maggio 2026. La federazione belga ha annunciato di stare valutando tutte le possibili opzioni, compreso un ricorso legale, per tutelare “i legittimi diritti di tutti i Paesi partecipanti”.
Trump, Infantino e le ombre sulla decisione della FIFA
Ciò che ha trasformato una controversia sportiva in un caso politico internazionale è stato il pubblico ringraziamento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Sul social Truth, il presidente ha scritto: “Grazie alla FIFA per aver fatto la cosa giusta e aver rimediato a una grande ingiustizia!”. Nei giorni precedenti era intervenuto anche il Segretario di Stato Marco Rubio, che aveva definito il cartellino rosso “un’ingiustizia”, auspicando un ricorso. Pur non essendo tecnicamente possibile impugnare un’espulsione, secondo fonti vicine alla nazionale statunitense i dirigenti avrebbero chiesto direttamente alla Commissione Disciplinare di applicare l’articolo 27.
Ma la rivelazione più esplosiva arriva dal New York Times, che riferisce con certezza di una telefonata tra la Casa Bianca e i vertici della FIFA, con il numero uno dell’organizzazione Gianni Infantino direttamente coinvolto. Sullo sfondo, secondo diverse ricostruzioni, avrebbero pesato i rapporti personali tra Trump e Infantino, oltre al fatto che gli Stati Uniti siano il Paese ospitante del torneo. Non è la prima volta che il nome di Infantino si intreccia con quello del presidente americano in questo Mondiale: già nelle settimane precedenti il numero uno della FIFA aveva annunciato che Trump avrebbe assistito alla finale del 19 luglio al MetLife Stadium, dichiarando a Fox: “Saremo insieme a goderci la finale e a consegnare il trofeo al vincitore”.
La stampa belga non ha usato mezzi termini, parlando apertamente di favoritismo verso la squadra di casa. “Va notato che, in linea di principio, non sarebbe stato possibile per la squadra degli Stati Uniti fare ricorso contro questa squalifica automatica”, ha scritto DH Les Sports, mentre HLN ha confermato la volontà della federazione belga di chiedere spiegazioni ufficiali. Sui social si è scatenata una protesta che va ben oltre i confini del Belgio: in molti hanno fatto notare come altri calciatori espulsi in questo torneo abbiano regolarmente scontato la squalifica, senza poter beneficiare di alcun trattamento speciale.
Il percorso degli USA di Mauricio Pochettino al Mondiale era stato fino a quel momento convincente: vittoria all’esordio contro il Paraguay, successo per 2-0 sull’Australia con un Balogun già in evidenza, primo posto nel Gruppo D nonostante la sconfitta nell’ultima giornata contro la Turchia di Vincenzo Montella, e infine il 2-0 sulla Bosnia con le reti dello stesso Balogun e di Malik Tillman. Gli ottavi contro il Belgio rappresentano ora il banco di prova più importante, ma l’attenzione è tutta concentrata su ciò che accade fuori dal campo.
La partita tra Stati Uniti e Belgio si gioca nella notte tra il 6 e il 7 luglio a Seattle, la stessa città in cui Trump aveva già programmato la sua prima apparizione sugli spalti di questo Mondiale. Un appuntamento atteso, carico di significati sportivi e politici, che rischia però di essere ricordato più per le polemiche che per il calcio giocato. Qualunque sia l’esito sul campo, il caso Balogun ha già lasciato un segno profondo sull’immagine di questa Coppa del Mondo e sulla credibilità della governance FIFA, con domande destinate a rimanere aperte ben oltre il fischio finale di Seattle. Secondo il NYT, la telefonata tra la Casa Bianca e Infantino rappresenta un precedente senza eguali nella storia del calcio internazionale.