UEFA
Aggiornato Lun 03 Ago 2026 alle 07:55Le ultime notizie sulla UEFA raccontano di un’istituzione al centro di una delle crisi più profonde nella storia del calcio mondiale. La frattura con la FIFA di Gianni Infantino, esplosa nelle ultime settimane, ha raggiunto livelli senza precedenti, trascinando con sé interrogativi sul futuro della governance del calcio globale e sulla leadership della federazione internazionale.
La crisi FIFA-UEFA: il progetto FFE e il dietrofront di Infantino
Tutto è iniziato con la rivelazione del Times sul piano denominato FIFA Forward Enterprise (FFE): una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori privati esterni, tra cui la banca JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump. Un progetto da 20 miliardi di dollari che avrebbe imposto alle 211 federazioni affiliate un vero e proprio ultimatum entro il 19 settembre: aderire o restare ancorati a un budget nettamente inferiore.
La risposta della UEFA è stata immediata e durissima. Aleksander Ceferin ha convocato un Consiglio d’emergenza con tutte le 55 federazioni europee, minacciando il boicottaggio di tutti i tornei FIFA, Mondiale in primis. A sostegno della posizione europea si sono schierate anche CONCACAF e AFC, mentre solo la CAF africana aveva inizialmente appoggiato la FIFA. Persino dall’interno della federazione internazionale erano arrivati segnali devastanti: Carlos Cordeiro, principale consigliere di Infantino, aveva rassegnato le dimissioni definendo il progetto “un male per il calcio”, seguito dal COO Kevin Lamour.
Dopo giorni di pressioni crescenti, Infantino ha fatto marcia indietro, accantonando formalmente il progetto FFE. Ma il passo indietro non è bastato a placare gli animi. La UEFA, in un comunicato ufficiale, ha ringraziato tifosi, club, governi e confederazioni che si sono opposti al piano, evitando accuratamente di citare il presidente FIFA: “Dobbiamo identificare i responsabili e chiamarli a rispondere delle loro azioni”. Il messaggio era inequivocabile: “L’attuale leadership della FIFA non solo ha perso la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio”.
Vale la pena ricordare che, appena due giorni prima del dietrofront, la FIFA aveva risposto alle critiche senza alcuna intenzione di ritirare la proposta, ribadendo i “principi democratici” dell’iniziativa e accusando i media di aver diffuso “notizie errate”. Un cambio di rotta repentino che ha ulteriormente minato la credibilità di Infantino.
Il futuro della FIFA e i candidati alla successione di Infantino
Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, la corsa alla presidenza FIFA è già entrata nel vivo. Infantino, che puntava alla quarta rielezione, si trova oggi in una posizione politicamente fragilissima. I nomi dei possibili successori si moltiplicano: Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e dell’European Football Clubs, è tra i più citati. Dall’Asia emerge Salman bin Ibrahim Al Khalifa, numero uno dell’AFC, che ha guidato la resistenza al progetto FFE. Dalla CONCACAF si fa avanti Victor Montagliani, considerato in vantaggio rispetto allo stesso Ceferin.
Il presidente della UEFA, pur avendo “riguadagnato punti” nelle ultime settimane grazie alla sua opposizione decisa al piano Infantino, potrebbe soffrire la concorrenza europea di Dariusz Mioduski, candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia, Spagna e Germania. Una partita politica complessa, che si intreccia con le tensioni accumulate negli ultimi anni all’interno della stessa UEFA.
Non va dimenticato, infatti, che già nel febbraio 2024 Ceferin aveva annunciato pubblicamente la propria intenzione di non ricandidarsi alla presidenza UEFA nel 2027, dichiarando di voler tornare alla vita privata dopo anni lontano dalla famiglia. Una scelta che aveva sorpreso molti, ma che oggi assume un significato diverso alla luce degli sviluppi recenti: il presidente sloveno potrebbe essere tentato di giocare una partita più grande sul palcoscenico mondiale.
La crisi attuale affonda le radici in tensioni che vanno ben oltre il solo progetto FFE. Già durante i Mondiali 2026, conclusi il 19 luglio con la vittoria della Spagna, Ceferin aveva clamorosamente disertato la finale al MetLife Stadium in segno di protesta contro la gestione FIFA e le ingerenze di Donald Trump, in particolare dopo il “Caso Balogun” e l’annullamento della squalifica dell’attaccante statunitense su pressione della Casa Bianca. Un gesto senza precedenti nella storia del calcio, che aveva già certificato la rottura totale tra i due massimi dirigenti del pallone mondiale.
Le divergenze tra UEFA e FIFA si estendono su più fronti: dall’opposizione di Ceferin all’ipotesi di portare il Mondiale da 48 a 64 squadre, ai prezzi proibitivi dei biglietti, fino al rifiuto di adottare alcune nuove regole introdotte dalla FIFA. Il quadro che emerge è quello di due visioni profondamente incompatibili sul futuro del calcio globale. La battaglia, insomma, è appena cominciata.