Mondiali FIFA “privatizzati”: anche il calcio USA contro Gianni Infantino e Donald Trump

Articolo di Marco Enzo Venturini

La proposta FIFA di rendere comproprietari dei Mondiali investitori legati al genero di Donald Trump vede ora contestazioni ben lontano dall'Europa.

Non solo l’Europa, anche il calcio del Nord America si schiera contro Gianni Infantino e Donald Trump. E quindi, per un paradosso in realtà nemmeno troppo sorprendente, anche gli stessi Stati Uniti. Dopo che il presidente della FIFA aveva annunciato un piano di apertura a capitali privati per la gestione dei Mondiali di calcio (in particolare alla famiglia Kushner, quella del genero di Trump), immediata era stata la presa di distanza di una sdegnata UEFA. Che però, nel frattempo, ha trovato una ricca compagnia.

Oltre all’equivalente inglese della Federcalcio, la Football Association (FA), e importanti figure politiche del Vecchio Continente come Glenn Micallef, commissario europeo allo Sport, contro il piano di Infantino e Trump si è mossa nel frattempo nientemeno che la CONCACAF. Ossia la “Confederation of North, Central America and Caribbean Association Football”, di fatto la “UEFA del Nord America”. Che, non a caso, presenta tra le federazioni aderenti anche quella statunitense: la United States Soccer Federation (USSF). Tra gli aspetti più contestati, secondo ‘RaiNews’, “la mancanza di un regolare processo decisionale”.

Nel dettaglio, il piano prevede la creazione di una nuova società denominata FIFA Forward Enterprise, controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni. Tra questi figura in modo prominente Thrive Capital, il fondo di Joshua Kushner, fratello di Jared, quest’ultimo genero di Donald Trump. Il progetto complessivo vale 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni iscritte chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi approverà potrà accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi di dollari complessivi, mentre chi si rifiuterà resterà ancorato al progetto Forward, il cui budget si ferma a 2,7 miliardi. Infantino, al termine dei Mondiali conclusi il 19 luglio con la vittoria della Spagna, ha inviato alle federazioni una lettera che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.

Le reazioni più dure sono arrivate dall’UEFA, che non si è limitata a contestare il merito della proposta ma ha sollevato un problema di metodo: la confederazione europea ha denunciato di non essere stata consultata prima dell’annuncio pubblico, e il suo presidente Aleksander Ceferin ha già convocato un’assemblea straordinaria con le 55 federazioni aderenti. La posizione dell’UEFA è netta: “L’anima e la governance del calcio non sono beni da barattare, soprattutto in assenza di chiarezza su chi ne trae vantaggio finanziario. Nessuno di noi è proprietario del calcio. Non spetta alla FIFA vendere.” Secondo quanto riportato da ‘Sky News’, sul tavolo ci sarebbe persino l’ipotesi estrema di un boicottaggio del Mondiale.

Il nodo politico, del resto, è inseparabile da quello economico. La nuova società esterna gestirebbe alcune delle principali competizioni FIFA — Coppa del Mondo, Mondiale per Club e Intercontinentale tra le altre — e questo viene percepito come un tentativo di ridurre il ruolo delle confederazioni e dei principali stakeholder del calcio mondiale, spostando il baricentro del potere verso figure molto vicine a Trump. Un timore tutt’altro che infondato, se si considera che lo stesso presidente americano aveva già proposto informalmente Infantino come nuovo Segretario generale dell’ONU. La frattura istituzionale, già profonda prima ancora che il piano venisse reso pubblico, rischia ora di allargarsi ulteriormente: la battaglia, come è ormai evidente, non riguarda solo un piano finanziario, ma la governance stessa del calcio globale.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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