donald trump

Aggiornato Gio 13 Ago 2026 alle 09:46

Le ultime notizie su Donald Trump e il calcio mondiale raccontano una storia di intrecci sempre più stretti tra politica e sport, culminati in una crisi istituzionale senza precedenti alla FIFA. Dal campo del MetLife Stadium di New York, dove il presidente americano ha consegnato la Coppa del Mondo alla Spagna il 19 luglio, fino alle stanze del potere calcistico internazionale, il nome di Trump è diventato inseparabile dalle vicende che stanno scuotendo la federazione guidata da Gianni Infantino.

Trump difende Infantino: “Sarebbe un terribile errore sostituirlo”

Le novità più recenti riguardano la presa di posizione pubblica di Trump in difesa del presidente FIFA. In un messaggio pubblicato su Truth Social l’11 agosto, il presidente americano ha lanciato un avvertimento chiaro a tutte le federazioni: costringere Infantino alle dimissioni sarebbe un “terribile errore”. Trump ha elogiato apertamente il dirigente svizzero, sostenendo che la FIFA “non avrebbe mai avuto lo stesso successo o gli stessi profitti senza Infantino”, aggiungendo che l’organizzazione “commetterebbe un errore gravissimo” se prendesse anche solo in considerazione l’ipotesi di sostituirlo.

Una difesa a spada tratta che arriva in un momento particolarmente delicato, dopo il clamoroso fallimento del progetto FIFA Forward Enterprise: il piano prevedeva la creazione di una società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero dello stesso Trump. Un progetto da 20 miliardi di dollari che ha scatenato una rivolta quasi unanime delle confederazioni continentali, dall’UEFA alla CONCACAF, fino ai collaboratori più stretti di Infantino all’interno della stessa federazione.

Paradossalmente, proprio mentre Trump lo difendeva pubblicamente, emergevano indiscrezioni — riportate dal New York Post — secondo cui Infantino avrebbe tentato nei giorni precedenti di contattare direttamente la Casa Bianca senza successo. Il presidente USA non avrebbe risposto alle chiamate del numero uno della FIFA, e anche il tentativo di ottenere un colloquio con il segretario di Stato Marco Rubio sarebbe andato a vuoto. Infantino ha smentito categoricamente di aver effettuato tali telefonate, definendole “pura invenzione”, ma le smentite del Dipartimento di Stato hanno alimentato ulteriori dubbi sulla sua versione dei fatti.

La crisi FIFA e il ruolo di Trump: dal caso Balogun alla privatizzazione dei Mondiali

Per comprendere appieno le ultime notizie, è necessario ripercorrere il filo che lega Trump alle vicende FIFA nel corso dei Mondiali 2026. Tutto è iniziato con il caso Balogun: l’attaccante statunitense Folarin Balogun, espulso nella partita contro la Bosnia, aveva ricevuto una squalifica automatica che lo avrebbe escluso dagli ottavi contro il Belgio. La FIFA, applicando per la prima volta nella storia dei Mondiali l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, ha sospeso la sanzione permettendogli di scendere in campo. Trump ha pubblicamente ringraziato la federazione per aver “rimediato a una grande ingiustizia”, ammettendo poi di aver parlato con Infantino della vicenda, pur precisando di non avergli “detto cosa fare”.

La reazione del mondo del calcio è stata durissima. Jürgen Klopp ha parlato di “follia”, l’UEFA ha definito la decisione “incomprensibile e ingiustificabile”, mentre la Francia ha presentato ricorso chiedendo parità di trattamento per il cartellino giallo comminato a Olise. Il precedente aperto da quella decisione ha contribuito a minare ulteriormente la credibilità di Infantino, già sotto pressione per i suoi legami con Trump — legami simboleggiati anche dalla consegna del FIFA Peace Prize al presidente americano e dalla scelta, annunciata dallo stesso Infantino, di affidare a Trump e non al presidente FIFA la consegna della Coppa del Mondo nella cerimonia finale.

La bufera sulla privatizzazione dei Mondiali ha poi trasformato quella crepa in un abisso. Quando il Times ha rivelato i dettagli del piano FIFA Forward Enterprise, la reazione delle confederazioni è stata immediata e compatta. L’UEFA ha convocato un consiglio d’emergenza con le 55 federazioni europee, minacciando il boicottaggio di tutte le competizioni FIFA. La CONCACAF — che include anche la federazione statunitense USSF — ha parlato di “atto unilaterale e vergognoso di cattiva gestione”, sottolineando come il futuro della Coppa del Mondo sia stato “promosso al di fuori di ogni quadro di governance consolidato”. Persino Carlos Cordeiro, storico consigliere di Infantino, si è dimesso definendo il progetto “un male per il calcio”.

All’interno della stessa FIFA è emerso un movimento ribattezzato “Project Kill The Monster”, con l’obiettivo dichiarato di spingere Infantino alle dimissioni. Il Chief Operating Officer Kevin Lamour ha dichiarato pubblicamente di essersi sentito “ingannato”. Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, giorno in cui Infantino punta alla quarta rielezione, i candidati alla sua successione si moltiplicano: da Nasser Al-Khelaifi a Victor Montagliani, da Aleksander Ceferin a Dariusz Mioduski, indicato come favorito di federazioni pesanti come Spagna e Germania.

Il quadro che emerge dalle ultime notizie è quello di un Trump sempre più centrale nelle vicende del calcio mondiale, ma con un’influenza che si rivela a doppio taglio: capace di proteggere pubblicamente Infantino su Truth Social, ma incapace — o non disposto — a offrirgli il sostegno politico concreto di cui il presidente FIFA avrebbe bisogno per sopravvivere alla tempesta. L’isolamento di Infantino appare oggi più profondo che mai, e la difesa di Trump rischia di rivelarsi più un abbraccio scomodo che un salvagente.