donald trump
Aggiornato Lun 26 Ott 2026 alle 08:57Tra Mondiali, governance della FIFA e affari che toccano da vicino la sua famiglia allargata, l’estate di Donald Trump è stata attraversata da un filo che unisce sport, politica e denaro. Le ultime notizie mostrano un presidente degli Stati Uniti sempre più dentro il pallone, con un’attenzione costante ai rapporti con Gianni Infantino e un’esposizione che ha prodotto applausi da una parte e polemiche durissime dall’altra. Ecco le principali novità e il quadro che ne emerge.
La crisi della FIFA e il piano da 20 miliardi
Il capitolo più pesante riguarda la tempesta che ha investito la FIFA subito dopo la fine del Mondiale. Tutto è partito dalle rivelazioni del Times sulla creazione di FIFA Forward Enterprise, una società controllata dalla federazione internazionale ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui JP Morgan e Thrive Capital, il fondo di Joshua Kushner, fratello di Jared e quindi cognato della figlia di Trump. Il progetto valeva 20 miliardi di dollari e prevedeva che le 211 federazioni si esprimessero entro il 19 settembre: chi avesse detto sì avrebbe avuto accesso a un pacchetto da 10 miliardi e a un bonus una tantum da 20 milioni, chi avesse rifiutato sarebbe rimasto legato al programma Forward, fermo a 2,7 miliardi. Per i critici, un vero ultimatum.
La reazione è stata compatta. L’UEFA ha riunito le sue 55 federazioni e ha minacciato di non far partecipare le nazionali europee ad alcuna competizione FIFA finché il piano fosse rimasto in piedi. La CONCACAF, di cui fa parte anche la federazione statunitense, ha preso le distanze con parole ancora più dirette, parlando di «atto unilaterale e vergognoso di cattiva gestione» e chiedendo un’analisi approfondita della presidenza. Anche dentro la FIFA si è aperta una frattura: Carlos Cordeiro, consigliere storico di Infantino, si è dimesso, mentre il direttore operativo Kevin Lamour ha dichiarato di sentirsi «ingannato».
Il progetto è stato ritirato, ma per UEFA e CONCACAF il passo indietro non bastava. Il Times e il New York Post hanno raccontato di un presidente sempre più isolato: Infantino avrebbe provato a ottenere un colloquio con il segretario di Stato Marco Rubio, presentando il calcio come strumento di «soft power», ma il Dipartimento di Stato ha smentito qualsiasi appuntamento. Lo stesso Infantino ha negato di aver telefonato a Trump o a membri della sua amministrazione, definendo l’indiscrezione una «pura invenzione». Il New York Post ha riferito invece di tentativi di contatto senza risposta. Pesava anche il «No» secco con cui Trump, in una conferenza stampa, aveva risposto a chi gli chiedeva se avesse parlato con Infantino del progetto.
Trump scende in campo per Infantino
Proprio quando l’isolamento sembrava totale, è arrivata una svolta. Come raccontato in questa ricostruzione, Trump è tornato a difendere pubblicamente il numero uno della FIFA con un messaggio su Truth Social: costringerlo alle dimissioni sarebbe un «terribile errore», perché l’organizzazione «non avrebbe mai avuto lo stesso successo o gli stessi profitti senza Infantino». Un’uscita che rovescia la distanza ostentata nei giorni più caldi dello scandalo e che arriva mentre la posizione del dirigente svizzero è più fragile che mai.
Sullo sfondo c’è la corsa alle elezioni del 18 marzo 2027, quando Infantino punta alla quarta rielezione. Si sono fatti avanti, o sono stati evocati, diversi possibili sfidanti: dal presidente del PSG Nasser Al-Khelaifi a Salman bin Ibrahim Al Khalifa, numero uno dell’AFC, fino a Victor Montagliani della CONCACAF e, in Europa, a Dariusz Mioduski, gradito a federazioni pesanti come Spagna e Germania, oltre allo stesso Aleksander Ceferin. L’appoggio di Trump, in un contesto in cui confederazioni, governi e collaboratori interni si sono mossi contro il presidente, resta per Infantino una carta importante ma anche politicamente ingombrante.
Il rapporto tra i due, del resto, non è nuovo. Trump aveva ricevuto da Infantino il FIFA Peace Prize e, durante il torneo, era intervenuto sul caso Folarin Balogun. L’attaccante statunitense era stato espulso contro la Bosnia, ma la FIFA aveva sospeso la squalifica applicando per la prima volta ai Mondiali l’articolo 27 del Codice Disciplinare. Trump aveva ringraziato la federazione per aver «rimediato a una grande ingiustizia» e, dopo le ricostruzioni di stampa su una telefonata a Infantino, aveva ammesso: «Sì, l’ho fatto. Ho solo chiesto un riesame della decisione». Belgio e Francia avevano reagito con ricorsi e proteste, l’UEFA aveva parlato di «linea rossa» superata, e Jurgen Klopp aveva attaccato entrambi. Balogun era poi tornato in campo agli ottavi, ma gli Stati Uniti erano usciti con un pesante 4-1 contro il Belgio.
La finale, i fischi e il video ritoccato
L’immagine più discussa dell’estate resta la premiazione di Spagna-Argentina, decisa da un gol di Ferran Torres ai supplementari. Per la prima volta la Coppa del Mondo è stata consegnata da Trump insieme a Infantino, che aveva annunciato la novità alla vigilia. Il presidente è stato accolto dai fischi di tifosi spagnoli e argentini e ha indugiato sul palco mentre Rodri stringeva il trofeo, con Infantino che gli chiedeva di farsi da parte. Il difensore argentino Cristian Romero è stato l’unico a ignorare la mano tesa del presidente, mentre il contesto politico era già teso dopo le parole di Trump sulla Spagna, definita «una causa persa» al vertice NATO di Ankara.
Pochi giorni dopo, il video pubblicato su Truth ha mostrato appena 24 secondi di cerimonia, con la consegna del trofeo e un paio di strette di mano, ma senza il momento più imbarazzante. Sul piano dei numeri, però, il torneo ha fatto record: secondo Fox, la finale ha toccato 38,9 milioni di telespettatori negli Stati Uniti, con un picco di oltre 51 milioni, e lo stesso Trump aveva celebrato i dati della FIFA come «un grande tributo» al Paese.
Dal calcio al basket: l’ombra sui Lakers
L’altra vicenda che riporta il nome di Trump al centro del dibattito sportivo è la cessione dei Los Angeles Lakers. Una cordata guidata da Joshua Kushner e dall’ex amministratore delegato Disney Bob Iger ha raggiunto un accordo per rilevare la franchigia NBA per 12,5 miliardi di dollari, la cifra più alta mai pagata per una squadra nella storia dello sport. Come spiega il resoconto sull’operazione, il passaggio arriva poco più di un anno dopo l’acquisto da parte di Mark Walter, che nel 2025 aveva rilevato il club dalla famiglia Buss sulla base di una valutazione di 10 miliardi.
Il nome di Kushner ha riacceso i sospetti su possibili legami con la Casa Bianca, anche se l’imprenditore ha più volte preso le distanze dalle posizioni del fratello Jared. Ed è curioso che lo stesso fondo Thrive Capital compaia sia nell’affare dei Lakers sia nel piano, poi naufragato, per aprire il Mondiale ai privati. Più leggero, ma coerente con l’immagine pubblica del presidente, il capitolo golf: Trump ha rivendicato su Truth le vittorie nel campionato sociale e in quello senior a Bedminster, con un 70 che molti media hanno accolto con scetticismo.
Resta da vedere come evolverà lo scontro per la guida della FIFA: tra l’inchiesta sulla governance chiesta da UEFA e CONCACAF e l’avvicinarsi del voto di marzo 2027, il ruolo di Trump sarà uno dei temi da seguire nelle prossime news dal mondo del calcio.