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Aggiornato Mer 10 Giu 2026 alle 14:44

Le ultime notizie su Donald Trump e il mondo dello sport ruotano attorno a un tema dominante che ha tenuto banco per settimane: il possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran. Una vicenda che intreccia geopolitica, calcio e diplomazia in modo del tutto inedito, con il presidente degli Stati Uniti protagonista assoluto di ogni sviluppo.

Il caso Iran e il ripescaggio dell’Italia: Trump al centro della scena

Tutto è iniziato con le crescenti tensioni tra Washington e Teheran, che hanno messo seriamente a rischio la partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026, in programma tra Canada, Messico e Stati Uniti a partire dall’11 giugno. Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump, ha pubblicamente sostenuto l’ipotesi di sostituire il Team Melli con gli Azzurri, dichiarando di credere in «almeno il 50% di possibilità, forse anche di più» che l’Italia venga chiamata a prendere il posto della nazionale iraniana. Una proposta che, secondo il Financial Times, rappresenterebbe anche un tentativo di ricucire i rapporti tra Trump e la premier Giorgia Meloni, incrinati dopo le critiche del tycoon al Papa.

Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Rubio ha chiarito la posizione di Washington: il problema non sarebbero gli atleti iraniani, bensì i membri della delegazione con presunti legami con le Guardie Rivoluzionarie. Una posizione che ha reso sempre più concreta l’ipotesi del ripescaggio azzurro. A rendere la situazione ancora più caotica, la federazione calcistica iraniana ha visto annullati numerosi test match in preparazione al torneo: dopo Porto Rico e Panama, anche Macedonia del Nord e Angola hanno rinunciato alle amichevoli previste nel pre-ritiro in Turchia. La delegazione iraniana è stata inoltre respinta all’aeroporto di Toronto Pearson in occasione del Congresso FIFA a Vancouver.

Trump stesso, interpellato nello Studio Ovale sulla questione, aveva risposto con una certa sorpresa: «Non ci penso troppo… È una domanda interessante… Non vogliamo penalizzare gli atleti». Un atteggiamento ambiguo, lontano da un endorsement esplicito, ma che non ha spento le speranze di chi spinge per il ripescaggio. Sui social, intanto, il presidente americano aveva pubblicato su Truth messaggi sempre più minacciosi verso l’Iran — «The storm is coming» — alimentando ulteriormente l’incertezza sulla presenza del Team Melli alla rassegna iridata.

Un dettaglio simbolico ha fatto il giro del web: all’esterno dello stadio Lumen Field di Seattle, che dovrebbe ospitare la sfida tra Egitto e Iran il 26 giugno, la bandiera iraniana è assente nell’installazione che accoglie i tifosi, sostituita dal Tricolore italiano. Le foto, rimbalzate rapidamente sui social, hanno scatenato un acceso dibattito.

L’Italia divisa: tra imbarazzo e speranza

In Italia, la prospettiva del ripescaggio ha suscitato reazioni contrastanti, con una netta prevalenza di voci contrarie. Secondo un sondaggio Izi condotto su oltre mille persone, circa il 70% degli italiani si è dichiarato contrario all’eventualità che gli Azzurri sostituiscano l’Iran. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato lapidario: «La trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del CONI Luciano Buonfiglio: «Mi sentirei offeso: la partecipazione a un Mondiale va meritata». Anche il direttore del TG La7 Enrico Mentana ha affidato ai social il proprio disappunto, definendo la prospettiva «squallida e ingiusta, e offensiva per la nostra storia sportiva».

Una voce parzialmente fuori dal coro è quella dell’ex presidente della FIGC Giancarlo Abete, che pur esprimendo «grandi perplessità» sul piano normativo, non ha chiuso del tutto alla speranza: «Da tifosi non si può che sperare». L’ambasciata iraniana in Italia, dal canto suo, ha risposto con fermezza su X: «Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici. Il tentativo di escludere l’Iran dalla Coppa del Mondo mostra soltanto la bancarotta morale degli Stati Uniti».

A complicare ulteriormente il quadro, Trump ha anche lanciato bordate sui prezzi dei biglietti per i Mondiali, dichiarando al New York Post di essere rimasto sorpreso dai costi spropositati: «Non li pagherei nemmeno io, sinceramente. Vorrei che le persone che mi hanno votato potessero assistere alle partite». Una critica velata al presidente FIFA Gianni Infantino, che si era difeso spiegando che «il 25% dei biglietti della fase a gironi è disponibile a meno di 300 dollari».

Trump e il golf: la vittoria di Cameron Young

Non solo calcio e geopolitica nelle ultime news su Donald Trump. Il presidente americano è stato protagonista anche nel mondo del golf, assistendo alla vittoria di Cameron Young al Cadillac Championship del PGA Tour. Il giovane americano ha dominato il torneo wire-to-wire, chiudendo a -19 complessivo e staccando di sei colpi il numero uno del mondo Scottie Scheffler. Young ha incassato 3,6 milioni di dollari in presenza di Trump, rimasto per gran parte del round finale insieme a diversi familiari. Una giornata di sport puro, lontana dalle polemiche mondiali, in cui il presidente ha potuto godersi lo spettacolo del fairway senza dover rispondere a domande scomode su Iran o ripescaggi.

Le ultime notizie su Donald Trump confermano dunque un protagonismo totale del tycoon nello sport internazionale, ben oltre i confini del campo da gioco. Che si tratti di Mondiali di calcio e prezzi dei biglietti, di tensioni geopolitiche con riflessi sportivi o di presenze VIP sui green del PGA Tour, il presidente degli Stati Uniti continua a essere un attore imprescindibile — e spesso divisivo — nel panorama sportivo globale.