Mondiali 2026, ora anche da Barcellona attaccano Lionel Messi

Articolo di Marco Enzo Venturini

Proprio dove per decenni ne avevano celebrato le gesta, Barcellona, mettono nel mirino Lionel Messi per il ko dell'Argentina nella finale dei Mondiali.

L’eco della sconfitta dell’Argentina nella finale dei Mondiali di calcio 2026 non sembra ancora volersi estinguere. Tra chi più di altri è finito nell’occhio del ciclone, a parte l’agitatissimo Leandro Paredes, resta Lionel Messi. Che, nel frattempo, è finito addirittura nel mirino di chi per buona parte della sua carriera ne ha esaltato il talento, la classe e la sterminata bacheca di trofei conquistati con il Barcellona.

Quei tempi però sembrano ormai definitivamente consegnati alla storia, tanto che il ‘Mundo Deportivo’ ha inserito proprio Messi tra i principali responsabili del meritato ko dell’Argentina contro la Spagna. Il quotidiano catalano sostiene che il capitano albiceleste si sia rivolto ai compagni prima della grande partita di New York con troppa timidezza per un’occasione del genere. Un discorso alla squadra prima della finale dei Mondiali, privo però di intensità o carica emotiva: questa l’accusa. E a Barcellona sostengono anche che il poco carisma dimostrato dal numero 10 sarebbe esploso anche nel finale di partita, con il mancato intervento durante le intemperanze di Paredes.

Un’indiretta conferma sulla poca ispirazione di Messi nel motivare i compagni è arrivata da Carlos, padre del centrocampista Alexis Mac Allister. “Quel video ha scatenato molte domande – ha ammesso in un’intervista a ‘Radio La Red’ -. Non ci sono stati discorsi motivazionali, mio figlio mi ha confermato che prima di scendere in campo hanno solo parlato di tecnica, passaggi, triangoli e schemi. Non volevano limitarsi a buttare in avanti la palla, poi però abbiamo affrontato una Spagna superiore a noi e che ha vinto con merito”.

Del resto, la prestazione dell’Argentina nella notte del MetLife Stadium aveva lasciato poco spazio alle interpretazioni. Nei 90 minuti regolamentari, la Selección di Scaloni aveva fatto registrare un dato tanto eloquente quanto impietoso: 0 tiri totali, 0 tiri in porta. Un rendimento fotografato in diretta da Daniele Adani su ‘Rai 1′, esattamente al 90′: “La partita è brutta e l’Argentina la imbruttisce. Non è mai, mai ripartita”. Anche Messi era rimasto a lungo ai margini del gioco, toccando il suo primo vero pallone soltanto al 16’ minuto, quando era stato fermato fallosamente da Alex Baena. Un’opacità che ha avuto un peso specifico anche nella corsa alla classifica marcatori: Kylian Mbappé si è così confermato capocannoniere del torneo con 10 reti, due in più del numero 10 argentino.

Eppure, nonostante le critiche, Messi ha scelto di non nascondersi. Il capitano dell’Albiceleste ha pubblicato un messaggio che fotografa perfettamente il suo stato d’animo, un misto di dolore, orgoglio e consapevolezza: “Il dolore è enorme e ci vorrà tempo perché questa ferita si chiuda. Ma mi tengo anche tutto il buono… le partite che abbiamo ribaltato dando tutto e che resteranno per sempre nella memoria, il sostegno di un intero Paese che, insieme al lavoro e allo sforzo di questo gruppo, ci ha portato a essere di nuovo, ancora una volta, tra i migliori del mondo. Oggi è difficile dare valore a ciò che abbiamo fatto, ma questo gruppo ha raggiunto due finali consecutive della Coppa del Mondo”. Parole che non nascondono la ferita, ma che rivendicano comunque il percorso di una squadra capace di un’impresa storica, con Messi diventato il primo giocatore a disputare tre finali mondiali da titolare, raggiungendo quota 125 gol con la casacca della nazionale.

Il futuro dello stesso Messi con l’Albiceleste resta intanto avvolto nell’incertezza. Il commissario tecnico Lionel Scaloni, che al termine della finale aveva dichiarato che Messi “è il miglior calciatore che abbia mai messo piede su un campo”, ha ammesso di non aver ancora avuto modo di parlare con lui riguardo a una possibile prosecuzione in nazionale. La Pulce, insieme al resto dei giocatori argentini, non si era fermata a parlare con i giornalisti all’uscita dal MetLife Stadium, lasciando aperto un rebus che tiene con il fiato sospeso un’intera nazione.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le possibili ricadute disciplinari legate al comportamento di alcuni elementi dell’Albiceleste. La FIFA ha aperto un’indagine sulla rissa post-partita con protagonista Paredes, che ha coinvolto anche Roberto Ayala, membro dello staff di Scaloni, il quale ha colpito il giocatore del Barcellona Dani Olmo prima di essere trattenuto. Ayala ha poi espresso il suo rammarico: “La mia intenzione era andare, dividere i giocatori e basta. Poi le emozioni e gli impulsi a volte prendono il sopravvento, ma è una cosa che non dovrebbe succedermi per la posizione che ricopro”. Anche Enzo Fernandez, espulso al 94′ dei tempi regolamentari, rischia una lunga squalifica per le vibranti proteste seguite al cartellino rosso, mentre pende ancora l’istruttoria per lo striscione “Las Malvinas son argentinas” mostrato da Cristian Romero, Giovani Lo Celso e Lisandro Martínez dopo la semifinale contro l’Inghilterra. Un’Argentina, insomma, che deve fare i conti non solo con il dolore della sconfitta, ma anche con le conseguenze di una notte che ha mostrato al mondo il suo volto peggiore.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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