Argentina
Aggiornato Mer 16 Set 2026 alle 08:18L’estate del 2026 ha segnato la fine di un’era per la Nazionale argentina. Dopo settimane di attesa e speculazioni, Lionel Messi ha ufficializzato il suo addio all’Albiceleste con una lettera aperta pubblicata sui social, commuovendo un’intera nazione. ‘Dopo il tempo trascorso dalla finale e dopo averci riflettuto a lungo, voglio far sapere a tutti che lascio la Nazionale’, ha scritto la Pulce, aggiungendo: ‘Vi giuro che ho sempre dato tutto me stesso’. Un messaggio carico di emozione, scritto il 21 luglio — due giorni dopo la finale dei Mondiali 2026 — e reso pubblico solo settimane dopo, anche alla luce di quanto accaduto al padre. Messi chiude la sua avventura con la maglia argentina dopo 207 presenze e 125 gol, record assoluti, avendo vinto un Mondiale, due Coppe America e una medaglia d’oro olimpica. L’addio di Messi all’Argentina rappresenta la fine di un ciclo irripetibile.
La finale di New York e le polemiche che non si spengono
Tutto è cominciato nella notte del MetLife Stadium, dove la Spagna ha battuto l’Argentina per 1-0 ai tempi supplementari, laureandosi campione del mondo per la seconda volta nella storia dopo il 2010. A decidere la finalissima dei Mondiali 2026 è stato Ferran Torres al 106′, su assist di Nico Williams. L’Albiceleste ha chiuso la partita in dieci uomini per l’espulsione di Enzo Fernandez al 94′, e nei 90 minuti regolamentari ha fatto registrare un dato storico quanto impietoso: zero tiri totali, zero tiri in porta. Un rendimento che aveva portato Daniele Adani a sentenziare in diretta su Rai 1: ‘La partita è brutta e l’Argentina la imbruttisce. Non è mai, mai ripartita’.
Ma la partita in sé è passata quasi in secondo piano rispetto a ciò che è accaduto dopo il triplice fischio. La rissa e i gesti dell’Argentina durante la premiazione hanno fatto il giro del mondo: Leandro Paredes ha spinto a terra Gavi e preso per il collo Eric Garcia, mentre il membro dello staff Roberto Ayala ha colpito Dani Olmo. L’intera squadra argentina ha poi voltato le spalle alla cerimonia di premiazione della Spagna, un gesto interpretato da molti come una plateale mancanza di rispetto. Sui social si è scatenata una bufera, con commenti che parlavano di ‘definizione stessa di anticalcio’. I tifosi argentini hanno risposto accusando l’arbitro sloveno Slavko Vincic di aver condizionato la partita, in particolare per il gol annullato a Nico Williams al 5′ dei supplementari senza ricorrere al VAR.
Le sanzioni della FIFA e le conseguenze disciplinari
Un mese dopo la finale, la FIFA ha ufficializzato le sanzioni nei confronti dei protagonisti degli incidenti post-partita. La punizione più severa è toccata a Leandro Paredes: dieci giornate di squalifica e 90.000 dollari di multa per comportamento violento. Sette turni di stop, sempre con 90.000 dollari di ammenda, anche per Nahuel Molina, ritenuto responsabile di aver colpito Rodri. Roberto Ayala ha ricevuto tre partite di squalifica e 30.000 dollari di multa per il pugno a Dani Olmo, che aveva respinto le sue scuse definendole false: ‘Chi dice di essere dispiaciuto, ma giustifica un pugno dicendo che era una reazione a un commento, di certo non è dispiaciuto, perché mente’.
Pesante anche la sanzione alla Federazione argentina: l’AFA dovrà pagare complessivamente oltre 400.000 dollari, tra multe per la condotta della squadra, i cori discriminatori dei tifosi e le violazioni del protocollo di sicurezza durante il torneo. Le stangata FIFA sull’Argentina ha chiuso formalmente il procedimento disciplinare, ma le polemiche attorno all’Albiceleste sono rimaste vive ancora a lungo. Nel frattempo, sul fronte del calciomercato, lo stesso Paredes è finito al centro di voci di un possibile trasferimento al Milan, con ESPN Argentina che ha riportato di un’offerta concreta dei rossoneri al Boca Juniors per il centrocampista.
A tutto questo si aggiunge il contesto più ampio della governance del calcio mondiale: la Federcalcio argentina si è schierata pubblicamente a sostegno di Gianni Infantino, il cui posto alla presidenza FIFA è rimasto a lungo in bilico dopo le polemiche legate al fallito piano di vendita di quote dei Mondiali a investitori privati. Un’estate, insomma, che ha lasciato l’Argentina al centro di ogni dibattito calcistico internazionale: dalla gloria sportiva di due finali mondiali consecutive, alle ombre disciplinari, fino all’addio commovente del suo più grande campione di sempre.