Daniele Adani
Aggiornato Mer 22 Lug 2026 alle 12:15La finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina ha segnato il capitolo conclusivo di un torneo che, almeno in Italia, ha avuto un protagonista inatteso quanto discusso: Daniele Adani. Il commentatore tecnico della Rai, affiancato come sempre da Alberto Rimedio, ha attraversato l’intera rassegna iridata tra polemiche, esaltazioni virali e un finale in cui il suo silenzio ha fatto più rumore delle sue urla.
La finale e il blackout di Adani: un minuto di silenzio che diventa virale
Dopo le memorabili esultanze della semifinale contro l’Inghilterra, in cui l’ex difensore aveva letteralmente perso la voce celebrando la rimonta argentina con frasi come «Infinita la leggenda di Messi!», la finale di domenica 19 luglio al MetLife Stadium ha raccontato una storia completamente diversa. Adani si è presentato in postazione quasi afono, con una voce bassa e provata, e ha mantenuto toni insolitamente contenuti per tutta la durata della partita, nella quale la Spagna ha dominato un’Argentina incapace di rendersi pericolosa — zero tiri totali nei 90 minuti regolamentari.
Il momento più commentato è arrivato dopo il triplice fischio: con la Spagna campione del mondo, Rimedio ha preso la parola mentre Adani è rimasto in silenzio per oltre un minuto. Sui social la reazione è stata immediata e, per molti, liberatoria. «Un minuto di silenzio per quell’esaltato di Adani», «La più grande gioia è il silenzio di Adani», «Senti che bel silenzio su Rai 1!!» sono solo alcuni dei commenti che hanno inondato i social network. Adani ha poi ripreso le forze per celebrare il calcio spagnolo, citando la tradizione da Cruyff a Guardiola fino a Luis Enrique come modello di cultura calcistica.
Già al 90′ dei tempi regolamentari, prima dei supplementari, Adani aveva ammesso in diretta che «la partita è brutta e l’Argentina la imbruttisce», un giudizio categorico che aveva sorpreso chi si aspettava la consueta difesa a oltranza dell’Albiceleste.
Le polemiche che hanno accompagnato tutto il torneo
Le ultime notizie su Adani ai Mondiali 2026 non riguardano solo la finale. Il commentatore emiliano era già al centro di un acceso dibattito da settimane, alimentato da telecronache definite dai critici «sopra le righe» e apertamente schierate a favore dell’Argentina. La semifinale contro l’Inghilterra aveva rappresentato il punto di rottura: le sue urla dopo la rimonta di Messi e compagni avevano scatenato una vera e propria bufera mediatica.
Tra le voci più dure si era distinto Paolo Di Canio, che in un video sui social aveva rivelato di aver ricevuto 52 messaggi WhatsApp da persone indignate, invitando gli italiani a guardare le partite con il volume abbassato e ricordando loro: «Italia, noi siamo italiani». Altrettanto tagliente era stato Giovanni Minoli, storico volto Rai, che aveva definito la telecronaca della semifinale «un rap sgangherato sopra una partita di pallone», aggiungendo che «se un’azienda avesse davvero cura del proprio prodotto, non lascerebbe che una semifinale del Mondiale si trasformi in un trattato di metafisica sudamericana».
Nonostante le polemiche, la Rai aveva confermato Adani per la finale, senza alcun ripensamento. Una scelta che aveva diviso ulteriormente l’opinione pubblica, con i media schierati su fronti opposti: «La Repubblica» aveva accusato Adani di aver trasformato il servizio pubblico in «Tele Buenos Aires», mentre il critico televisivo Aldo Grasso sul Corriere della Sera ne aveva preso le difese, definendolo «passionale, visionario e polarizzante» e inserendolo tra le poche voci davvero riconoscibili del torneo.
Lo stesso Adani, interpellato a Notti Mondiali, aveva risposto alle critiche con una confessione disarmante: «A volte non so nemmeno cosa dico», spiegando che le sue parole «escono da sole, dettate dal sentimento». Una dichiarazione che aveva ulteriormente diviso il pubblico tra chi apprezzava l’autenticità e chi riteneva quella spontaneità incompatibile con il ruolo di commentatore della televisione pubblica.
Il caso Adani ai Mondiali 2026 si chiude dunque con un paradosso: il commentatore più chiacchierato del torneo ha concluso la sua avventura iridato in silenzio, mentre la Spagna alzava la Coppa del Mondo. Un finale che, volente o nolente, ha detto più di mille parole.