Germania

Aggiornato Ven 24 Lug 2026 alle 11:35

Il Mondiale 2026 della Germania si è concluso con una delle eliminazioni più dolorose e discusse nella storia recente della Mannschaft. L’uscita ai sedicesimi di finale per mano del Paraguay, squadra sulla carta nettamente inferiore, ha aperto un dibattito profondo sul presente e sul futuro del calcio tedesco, tra record negativi, polemiche social e interrogativi sulla leadership del gruppo.

L’eliminazione contro il Paraguay: una ferita aperta

La partita contro il Paraguay, terminata 1-1 dopo i tempi supplementari, si è decisa ai calci di rigore con il punteggio di 4-3 in favore dell’Albirroja. Il clamoroso flop della Germania ha radici profonde già nel primo tempo, quando la Mannschaft ha dominato territorialmente senza mai rendersi pericolosa: 308 passaggi completati contro i 55 del Paraguay, un possesso palla del 79%, eppure zero tiri nello specchio della porta avversaria. Un paradosso statistico che ha anticipato il dramma che sarebbe seguito.

Il vantaggio paraguayano è arrivato al 42′ con un colpo di testa di Julian Enciso, talento dello Strasburgo, su cross di Galarza: prima rete in assoluto del Paraguay in una fase a eliminazione diretta dei Mondiali. La Germania ha trovato il pareggio nella ripresa grazie a Havertz, ma non è riuscita a chiudere la partita nei tempi regolamentari né nei supplementari, dove un gol di Tah è stato annullato dal VAR per fallo di Anton sul portiere Gill.

Ai rigori è andata in scena una vera e propria fiera degli errori: Gill ha parato su Havertz e Woltemade, ma gli errori di Sanabria e Balbuena hanno tenuto in vita i tedeschi. Il momento decisivo è stato il tiro di Jonathan Tah, difensore del Bayern Monaco, calciato malamente oltre la traversa. Canale non ha sbagliato e il Paraguay ha staccato il biglietto per gli ottavi di finale.

A rendere ancora più amaro il bilancio è un altro dato statistico: quella contro il Paraguay è stata la decima partita consecutiva ai Mondiali in cui la Germania ha subito almeno un gol. L’ultimo clean sheet risale alla finale del 2014 vinta contro l’Argentina. Da allora, in ogni gara iridata, Manuel Neuer è stato costretto a raccogliere il pallone in fondo alla rete, contro avversarie di ogni livello.

I “disertori” e la crisi di leadership della Mannschaft

Se l’eliminazione in sé ha fatto rumore, ciò che ha scatenato una vera bufera mediatica in Germania è stato quanto accaduto prima del sesto rigore. Le immagini diventate virali mostrano il capitano Joshua Kimmich impegnato in un conciliabolo teso con Goretzka, Brown, Anton, Thiaw e Tah: i cinque giocatori di movimento ancora non andati sul dischetto, tutti apparentemente restii ad assumersi la responsabilità del tiro.

I media tedeschi, con Bild in prima fila, hanno duramente criticato i quattro giocatori che avrebbero rifiutato di tirare — Goretzka, Brown, Anton e Thiaw — mentre il popolo dei social li ha apostrofati come “disertori”. Il termine è diventato il simbolo di una Mannschaft incapace di assumersi responsabilità nei momenti più delicati, un tema che in Germania è destinato ad alimentare il dibattito per molto tempo.

Non è la prima volta che la nazionale tedesca mostra crepe caratteriali in tornei importanti. Dopo la vittoria ai Mondiali del 2014 e la semifinale raggiunta a Euro 2016, la Germania ha faticato sistematicamente a reggere la pressione nelle fasi decisive delle competizioni. Il Mondiale 2026 ha semplicemente reso queste fragilità più visibili e più difficili da ignorare.

Il percorso nella fase a gironi: luci e ombre

Paradossalmente, la Germania era arrivata ai sedicesimi con un percorso nel girone tutt’altro che negativo. L’esordio era stato travolgente: 7-1 a Curaçao, con doppietta di Havertz e reti di Nmecha, Schlotterbeck, Musiala, Brown e Undav. Poi era arrivata la vittoria sofferta ma preziosa contro la Costa d’Avorio, decisa da una doppietta di Deniz Undav nei minuti finali — al 68′ e al 94′ — dopo essere stati in svantaggio per oltre un’ora.

Nell’ultima giornata del girone, la Germania aveva perso contro l’Ecuador per 2-1 in una partita già priva di significato per la classifica, con i tedeschi già qualificati e certi del primo posto. Una sconfitta che, col senno di poi, potrebbe aver contribuito a incrinare la fiducia del gruppo in vista degli scontri diretti.

Il cammino verso il Mondiale era stato caratterizzato anche da qualche difficoltà: la perdita in allenamento del giovane talento del Bayern Monaco Lennart Karl, infortunatosi nel ritiro in Illinois a pochi giorni dall’inizio della rassegna iridata, aveva privato Nagelsmann di una delle sue carte più interessanti. Il commissario tecnico aveva già dovuto rinunciare anche a Niclas Fullkrug e Yann Bisseck in fase di convocazione, scelte che avevano fatto discutere.

Ora, con il Mondiale già archiviato e il Paraguay agli ottavi, la Germania è chiamata a una profonda riflessione. Le domande sul futuro della Mannschaft sono tante: dalla gestione dei rigori alla mancanza di leadership in campo, dalla fragilità difensiva cronica alla difficoltà di trasformare il dominio territoriale in occasioni concrete. Temi che Julian Nagelsmann dovrà affrontare con urgenza, se vorrà riportare la nazionale tedesca ai vertici del calcio mondiale.