Spagna

Aggiornato Dom 26 Lug 2026 alle 20:43

Oggi, 19 luglio 2026, la Spagna scende in campo al MetLife Stadium di New York per la finale dei Mondiali 2026 contro l’Argentina di Lionel Messi. Sono trascorsi esattamente 5.852 giorni da quel memorabile 11 luglio 2010, quando Iker Casillas alzò al cielo di Johannesburg la prima — e finora unica — Coppa del Mondo della storia spagnola. Xavi, Iniesta e Villa hanno lasciato il posto a Rodri, Lamine Yamal e Oyarzabal, ma il sogno è lo stesso: tornare sul tetto del mondo.

Il cammino delle Furie Rosse verso la finale

Il percorso della Roja in questo Mondiale non è stato privo di insidie. L’esordio fu addirittura imbarazzante: lo 0-0 contro Capo Verde ad Atlanta, con un possesso palla sterile del 74% e Oyarzabal che non toccò palla nei primi 30 minuti — un primato negativo che non si registrava dal Mondiale 1966. La squadra di Luis De La Fuente si riscattò però con autorità nella seconda partita, travolgendo l’Arabia Saudita per 4-0 con una doppietta di Oyarzabal e il primo gol mondiale di Lamine Yamal, diventato l’ottavo giocatore più giovane a segnare in una Coppa del Mondo. La fase a gironi si chiuse con la vittoria sull’Uruguay grazie a un gol di Alex Baena, con la Celeste eliminata e Capo Verde — incredibilmente — qualificata come seconda.

Negli ottavi, la Spagna superò il Portogallo di Cristiano Ronaldo per 1-0 con un gol di Mikel Merino al 91′, in quello che fu un autentico capolavoro di cinismo. Lo stesso Merino si ripeté ai quarti contro il Belgio, firmando all’88’ il gol del 2-1 che eliminò i Diavoli Rossi, già indeboliti dall’uscita in lacrime di Thibaut Courtois per infortunio al quadricipite. La rete di Merino contro il Belgio consegnò alla Spagna la semifinale contro la Francia.

A Dallas, contro i Bleus, le Furie Rosse offrirono la prestazione più convincente del torneo. Un rigore di Oyarzabal al 22′ — provocato da una clamorosa leggerezza di Lucas Digne su Lamine Yamal — e un gol di Pedro Porro al 58′ chiusero la partita sul 2-0, con una Francia mai davvero in partita e un Mbappé quasi irriconoscibile. La semifinale contro la Francia sancì il ritorno della Spagna in una finale mondiale per la prima volta dal 2010.

De La Fuente, il caso Yamal e le tensioni alla vigilia

La vigilia della finale è stata caratterizzata da un clima tutt’altro che sereno. Nella conferenza stampa di sabato, il commissario tecnico De La Fuente è apparso visibilmente infastidito dall’attenzione mediatica tutta sbilanciata verso Messi e l’Argentina, tanto da lasciare la sala stampa visibilmente contrariato. Sul piano tattico, il tecnico spagnolo ha escluso una marcatura a uomo su Messi — «non ci sarà, ma dobbiamo seguirlo con molta attenzione» — e ha reso omaggio al fuoriclasse argentino definendolo «un esempio per i giovani atleti». Ha anche speso parole di stima per il ct avversario Lionel Scaloni, suo ex allievo: «Condividiamo gli stessi concetti, valori e principi».

A tenere in ansia lo staff spagnolo fino all’ultimo è stato anche il caso Lamine Yamal, assente dall’allenamento di giovedì. De La Fuente ha però rassicurato tutti: «Sta bene, è in perfetta forma fisica». Il giovane talento del Barcellona aveva già fatto preoccupare in primavera, quando un infortunio al bicipite femorale della gamba sinistra lo aveva costretto a saltare il finale di stagione con il club catalano. La sua presenza al Mondiale era stata a lungo in dubbio, ma Yamal è riuscito a recuperare in tempo, diventando uno dei protagonisti della spedizione americana pur senza brillare in termini di gol e assist quanto ci si aspettava. Le critiche a Yamal lo hanno accompagnato per tutto il torneo, ma il giocatore ha risposto con la consueta lucidità: «Se vinci la Coppa del Mondo, nessuno andrà a ripescare il numero dei gol fatti o sbagliati».

Attorno alla finale aleggia anche il contesto politico e diplomatico che ha caratterizzato l’intera edizione del torneo. Donald Trump, che pochi giorni fa al vertice NATO di Ankara aveva definito la Spagna «una causa persa» e «gente pessima», sarà chiamato a consegnare il trofeo ai vincitori: uno scenario che ha già scatenato le ironie dei suoi detrattori negli Stati Uniti. A questo si aggiungono le polemiche che hanno investito la FIFA e il suo presidente Gianni Infantino, fischiato sulle tribune di Dallas durante la semifinale per il caso Balogun — la revoca senza precedenti della squalifica automatica dell’attaccante statunitense del Monaco, maturata secondo molti osservatori in seguito a una telefonata di Trump allo stesso numero uno del calcio mondiale.

La serata al MetLife Stadium si preannuncia storica anche fuori dal campo: Laura Pausini canterà in mondovisione l’inno ufficiale FIFA ‘Desire’ insieme a Robbie Williams e Nicole Scherzinger, mentre la telecronaca italiana sarà affidata ad Alberto Rimedio e Lele Adani. La Spagna ha l’occasione di scrivere una nuova pagina della sua storia: 5.852 giorni dopo Johannesburg, le Furie Rosse ci riprovano.