Il tennista tedesco, fresco vincitore del Roland Garros, ha parlato in vista del torneo di Wimbledon
Alexander Zverev è stato sconfitto in semifinale ad Halle da Taylor Fritz e non è riuscito a dare seguito al suo trionfo al Roland Garros, il primo titolo Slam della sua carriera. Dopo la partita il tennista tedesco ha spiegato perché, a differenza di altri atleti di vertice come Jannik Sinner e Novak Djokovic, ha deciso di giocare anche i tornei minori in erba prima di arrivare a Wimbledon.
“Perché non ho fatto come Sinner nonostante abbia appena vinto uno Slam?Per me, i tornei di preparazione sono sempre utili. Ho bisogno di competere prima di un Grande Slam. Jannik è diverso. Ha vinto gli Australian Open senza aver disputato tornei preliminari, anche più di una volta. E ci sono giocatori che lavorano in questo modo”.
“Anche Roger Federer non aveva bisogno di tornei di preparazione e ha vinto molti Slam così – ha continuato Zverev – . Ma io sono uno che ha bisogno del ritmo di gara. Penso che Jannik non ne abbia bisogno perché lo ha già dimostrato molte volte in Australia”, ha detto il numero tre del mondo.
Zverev ha rivelato di aver dovuto fare i conti con un problema tecnico legato alla gestione del suo diabete: il sensore che utilizza per monitorare i valori glicemici gli forniva letture completamente errate, indicando valori molto alti quando in realtà erano bassi. Una situazione che lo ha costretto a iniettarsi più insulina del necessario, con conseguenze pesanti sul rendimento in campo.
“Durante i primi 45 minuti della partita ho dovuto ingerire circa 350 grammi di zucchero. Mi sentivo malissimo. Questa è stata la vera ragione per cui non ero fisicamente presente nel secondo set e ho faticato molto anche nel terzo. Ciononostante, ho lottato, ho dato il massimo e, alla fine, bisogna anche riconoscere che Taylor ha meritato la vittoria”. Il tedesco ha sottolineato come si tratti di un episodio del tutto eccezionale: “È la prima volta che mi capita una cosa del genere. Uso questi sensori dal 2016 o 2017 e in nove anni non avevo mai visto un errore così grande”.