Novak Đoković

Aggiornato Dom 17 Mag 2026 alle 22:07

La stagione di Novak Djokovic tra il 2025 e il 2026 è stata segnata da una serie di difficoltà fisiche, risultati deludenti e interrogativi sempre più pressanti sul futuro del campione serbo. Le ultime notizie su Nole dipingono il ritratto di un fuoriclasse che lotta contro il tempo, gli infortuni e aspettative altissime che lui stesso si è costruito nel corso di quasi due decenni di dominio assoluto.

Un inizio di stagione travagliato: infortuni e ritiri

Il 2025 di Djokovic è cominciato con luci e ombre agli Australian Open di Melbourne. Il serbo era riuscito a spingersi fino alle semifinali, superando in rimonta Carlos Alcaraz ai quarti in una battaglia durata oltre quattro ore, nonostante un problema muscolare che lo aveva costretto a richiedere un medical timeout già nel corso di quel match. Una prestazione di carattere straordinario, che aveva fatto sperare i suoi tifosi in un possibile colpo di coda. Tuttavia, la semifinale contro Alexander Zverev si è rivelata un punto di non ritorno: dopo aver perso il primo set al tie-break, Djokovic ha dovuto alzare bandiera bianca a causa del riacutizzarsi dello strappo muscolare, lasciando il campo tra i fischi di una parte del pubblico australiano. Zverev, da par suo, ha preso le difese del serbo: «Non bisogna mai fischiare un giocatore quando esce dal campo infortunato. Djokovic non lo merita per tutto quello che ha fatto in carriera».

Il ritiro ha riaperto il dibattito sul futuro di Nole. In un’intervista al magazine GQ, lo stesso tennista ha confessato che persino suo padre Srdjan lo spinge da tempo a ritirarsi: «Già da un po’ di tempo cerca di convincermi ad appendere la racchetta al chiodo. Capisce e rispetta la mia decisione, ma spesso mi chiede che cos’altro voglio conquistare». Parole che hanno spaventato i tifosi, anche se Djokovic ha ribadito di voler continuare a competere ai massimi livelli.

Risultati deludenti e il centesimo titolo che non arriva

Dopo Melbourne, il cammino di Djokovic non ha conosciuto inversioni di rotta significative. A Doha, primo torneo dopo il recupero dall’infortunio, il serbo è stato eliminato al primo turno da Matteo Berrettini, che ha così conquistato la sua prima vittoria in carriera contro il campione di Belgrado dopo quattro sconfitte nei precedenti. «Battere Novak è una delle cose che aspiravo a fare da anni», ha dichiarato il romano con evidente soddisfazione. Poco dopo, a Indian Wells, è arrivata un’altra eliminazione all’esordio, questa volta per mano dell’olandese Van de Zandschulp, con il pesante punteggio di 6-1, 3-6, 6-1. «Negli ultimi anni le cose sono cambiate per me. Ho fatto fatica a giocare al livello desiderato. Di tanto in tanto riesco a fare qualche buon torneo, ma per lo più è una sfida continua», ha ammesso lucidamente il serbo in conferenza stampa.

Il centesimo titolo in carriera, inseguito ormai da ottobre dell’anno precedente, continua a sfuggire. Djokovic aveva indicato Doha come possibile scenario per raggiungere questo traguardo storico, ma i risultati non hanno assecondato le ambizioni. Anche il Masters 1000 di Madrid si è concluso con una prematura eliminazione, e la ciliegina amara sulla torta è arrivata con il forfait annunciato per gli Internazionali d’Italia al Foro Italico, torneo che il serbo ha vinto sei volte e in cui era sempre arrivato almeno ai quarti di finale dal 2006 in poi. «Ci vediamo l’anno prossimo, Nole», il saluto degli organizzatori romani sui social.

Il caso Sinner e il ruolo della PTPA

Parallelamente alle vicende sportive, Djokovic si è trovato al centro del dibattito sul sistema antidoping nel tennis, in seguito alla squalifica di tre mesi inflitta a Jannik Sinner per il caso Clostebol. La PTPA, l’associazione dei giocatori professionisti fondata dallo stesso Nole, ha emesso un comunicato durissimo, parlando di «accordi su misura, trattamenti ingiusti e decisioni incoerenti» e accusando ATP, WTA, organizzatori degli Slam, ITIA e WADA di non voler riformare un sistema «che non sta funzionando». Djokovic in persona, dai campi di Doha, ha rotto il silenzio sulla vicenda: «Per me e altri giocatori è una cosa strana. Tanti sono d’accordo con me sul fatto che i procedimenti riguardanti Sinner e Iga Swiatek non siano stati giusti».

Una presa di posizione netta, che ha confermato il ruolo di Djokovic come voce critica e scomoda all’interno del circuito, ben oltre la sua dimensione puramente agonistica. Nel frattempo, la collaborazione con Andy Murray nel ruolo di allenatore è proseguita almeno fino a Wimbledon, con i due ex grandi rivali impegnati in un rapporto inedito e, a quanto pare, proficuo sul piano umano prima ancora che tecnico.

Le ultime news su Djokovic restituiscono dunque l’immagine di un campione che non vuole arrendersi, ma che deve fare i conti con un corpo sempre meno disposto ad assecondare la sua straordinaria volontà. A 38 anni compiuti, il serbo resta uno dei personaggi più seguiti e discussi del tennis mondiale, anche quando i risultati latitano.