Continua senza esclusione di colpi il dibattito fra appassionati e addetti ai lavori dopo la rinuncia dell'Azzurro al Masters 1000 canadese.
Il forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Montreal ha acceso un dibattito che va ben oltre la semplice rinuncia a un torneo. L’Azzurro, che ha scelto di saltare il torneo canadese per riposare in vista degli US Open, è diventato suo malgrado il centro di una discussione che coinvolge giocatori, addetti ai lavori e soprattutto i tifosi, compatti nel difenderlo dopo le parole particolarmente dure arrivate dagli organizzatori del torneo.
Venerdì, Sinner aveva comunicato la sua scelta di non partecipare al Masters 1000 canadese, rinunciando alla possibilità di completare la collezione dei Masters 1000 in un solo anno solare, dopo aver vinto i primi cinque appuntamenti del 2026. La motivazione è chiara: recuperare energie e prepararsi al meglio per lo Slam di New York, il grande obiettivo della seconda parte di stagione.
Le sue parole sono state limpide: “Dopo aver valutato attentamente tutti i fattori insieme al mio team, abbiamo preso la difficile decisione di ritirarci da Montreal. Non è mai facile rinunciare a un evento così importante, ma crediamo che questa sia la decisione giusta per dare priorità alla mia salute”.
Una scelta ponderata, che arriva dopo un periodo intensissimo: per inseguire il record, Sinner avrebbe dovuto giocare dodici partite in venti giorni tra Montreal e Cincinnati, con un passaggio immediato da un torneo all’altro e pochissimo tempo per recuperare. Un carico che, dopo Wimbledon, avrebbe messo a rischio la sua tenuta fisica e mentale.
A Montreal, però, la decisione non è stata accolta con la stessa serenità. La direttrice del torneo, Valerie Tetreault, ha commentato il forfait di Sinner, cui si è anche unito quello di Novak Djokovic, con toni piuttosto aspri: “Siamo ovviamente molto dispiaciuti che Jannik e Novak non si uniranno a noi a Montreal quest’anno, soprattutto dopo che si erano ritirati anche dal torneo dello scorso anno a Toronto. La frequenza di questi ritiri dell’ultimo minuto solleva una questione più ampia per il nostro sport. I fan si aspettano giustamente di vedere i migliori”.
Le parole hanno immediatamente scatenato la reazione degli appassionati: sui social e nei forum, il fronte pro‑Sinner si è compattato, sottolineando come il numero uno del mondo abbia sempre gestito il calendario con grande professionalità e come la sua scelta sia perfettamente coerente con la necessità di preservare la salute degli atleti. Molti tifosi hanno ricordato che il problema non è Sinner, né Djokovic, né Alcaraz (anche lui assente per infortunio), ma il calendario stesso.
Da tempo, infatti, l’ATP sta riflettendo sull’impatto del nuovo formato dei Masters 1000, spalmati su due settimane. L’obiettivo era aumentare ricavi e montepremi, ma il risultato è stato opposto alle aspettative con maggior carico di energie richiesto ai top player e meno possibilità di recupero, con la conseguenza di un aumento dei forfait strategici e di tornei di alto livello spesso privati dei loro protagonisti principali.
La decisione di Jannik Sinner sta comunque facendo sì che, all’interno dell’ATP, stia crescendo giorno dopo giorno l’idea di un calendario più snello, con meno obblighi e una distribuzione più equilibrata dei Masters 1000. Una linea che, in tempi non sospetti, lo stesso Novak Djokovic aveva più volte sostenuto, chiedendo meno tornei ma più sostenibili, e soprattutto evitando sequenze massacranti come i cinque Masters tra marzo e maggio o la doppietta Montreal‑Cincinnati a ridosso degli US Open.
Il forfait di Sinner diventa così un caso emblematico: non solo una scelta personale, ma un segnale che alimenta un dibattito ormai inevitabile. La reazione degli appassionati è stata immediata: difesa totale della scelta di Sinner, critica al calendario, fastidio per il tono degli organizzatori e richiesta di maggiore tutela per i top player sono i punti principali di post e commenti. Il numero uno del mondo, insomma, si fa sentire anche senza scendere in campo.