La discussione si è accesa dopo le parole dell'ex numero uno, che ha invitato i big del tennis a boicottare "uno o due Slam".
John McEnroe torna a far discutere e lo fa affrontando uno dei temi più delicati in ambito tennistico. L’ex numero uno del mondo, intervistato da “The Athletic” a margine della Laver Cup di Londra, ha sostenuto che i giocatori dovrebbero ricevere una quota maggiore dei ricavi generati dai tornei del Grande Slam e ha indicato una soluzione drastica per ottenere questo risultato: saltarne a pié pari uno o due.
Secondo il quattro volte vincitore degli US Open nonché tre volte campione a Wimbledon, i tennisti dovrebbero essere considerati veri e propri partner economici dei quattro Major e non semplici partecipanti. Una posizione che arriva in un momento particolarmente delicato, dopo mesi di discussioni e minacce di boicottaggio parlando del rapporto fra premi economici e ricavi generati dagli eventi più prestigiosi del circuito.
“I giocatori dovrebbero essere partner degli Slam. Il fatto che non lo siano crea attriti: ricevono una parte molto piccola dei ricavi – ha spiegato McEnroe -. L’unico modo per riuscirci, secondo me, è boicottarne uno o due”. Parole destinate a far rumore, soprattutto perché coinvolgono indirettamente anche le più grandi stelle del circuito, da Jannik Sinner a Carlos Alcaraz. Un eventuale boicottaggio dei tornei del Grande Slam, infatti, potrebbe avere successo soltanto con l’adesione dei giocatori più influenti e rappresentativi del tennis mondiale.
La questione riguarda una richiesta avanzata da un gruppo di top player ATP e WTA, tra i quali ci sono lo stesso Sinner, Aryna Sabalenka, Alcaraz e Alexander Zverev, che punta ad aumentare progressivamente la quota dei ricavi destinata ai tennisti. L’obiettivo sarebbe raggiungere il 22% entro il 2030, mentre attualmente la percentuale si aggira intorno al 15%.
McEnroe ha inoltre affrontato un altro tema molto caro ai protagonisti del circuito, quello del calendario. Secondo l’ex campione statunitense, i giocatori dovrebbero essere più liberi nella scelta degli eventi da disputare: “Dovrebbero giocare i tornei che vogliono. Se partecipi soltanto a sei tornei ma li vinci tutti, dovresti comunque essere in corsa per il numero uno del ranking” ha sottolineato.
L’ex fuoriclasse ha quindi criticato l’attuale sistema, basato sull’obbligo di prendere parte a numerosi appuntamenti durante la stagione: “L’idea che si debbano giocare venti tornei per poi conteggiare i migliori risultati non permette di ottenere il massimo dai giocatori, ma parliamo di queste cose da sempre, non c’è nulla di nuovo. Il gioco è diventato più veloce e più fisico, la palla viaggia più forte che mai. Molte cose sono cambiate, ma la questione deve essere affrontata”.
Le parole di McEnroe arrivano in un periodo in cui il tema della gestione del calendario è tornato particolarmente attuale. Negli ultimi mesi diversi protagonisti del circuito hanno dovuto fare i conti con stop più o meno lunghi per problemi fisici: Carlos Alcaraz è rimasto lontano dai campi per tutta l’estate, mentre Jannik Sinner è stato costretto a fermarsi dopo il trionfo a Wimbledon prima per recuperare energie e poi per curare un problema al ginocchio che lo tiene fuori dai tornei ancora oggi.