C'è un dato davanti al quale persino Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic devono inchinarsi al fuoriclasse azzurro.
Nessun record è intoccabile, se è Jannik Sinner a provare ad avvicinarlo. L’aspetto più incredibile, tra l’altro, è che il fuoriclasse di Sesto Pusteria lo fa senza proclami, con la naturalezza di chi vive ogni torneo come un’occasione per migliorare e, al contempo, spingere un po’ più in là i propri limiti. Eppure, la realtà racconta che il numero uno al mondo sta costruendo una collezione di traguardi da far impallidire persino Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic, le tre leggende che hanno dettato legge nel primo quarto di secolo.
La vittoria su Arthur Fils in semifinale al Masters 1000 di Miami, la ventisettesima consecutiva nei tornei da mille punti e la ventiduesima di fila dallo scorso 19 febbraio, ha consegnato a Sinner un primato che pesa: a 24 anni e 260 giorni è infatti diventato il più giovane tennista di sempre a raggiungere almeno una finale in tutti i nove Masters 1000. Un en plein che, prima di lui, era riuscito solo (ça va sans dire) a Federer, Nadal e Djokovic, ma non così presto. Jannik, infatti, ci è arrivato un anno prima di Nole (che resta l’unico ad averli vinti tutti).
Sinner si presenta ora alla finale di Madrid con un’altra pagina di storia a portata di mano: diventare il primo giocatore capace di conquistare cinque Masters 1000 consecutivi. Ma non solo: il successo contro Fils ha sbloccato anche un altro traguardo simbolico, visto che Sinner è il primo tennista nato negli anni 2000 a toccare quota 350 vittorie nel circuito maggiore. Nell’era Open, solo tre italiani gli stanno davanti: Fognini (426), Panatta (395) e Seppi (386). Una distanza che, con questo ritmo, sembra destinata ad accorciarsi rapidamente.
C’è poi il dato forse più impressionante, quello che certifica quanto Sinner sia già leggenda a soli 25 anni: i 14mila punti nel ranking ATP. Una soglia che, nella storia, solo tre giocatori hanno superato, i soliti Djokovic, Federer e Nadal. Ritrovarsi in quella compagnia, a questa età, racconta più di mille analisi. Tutto questo, senza che Jannik abbia mai fatto della caccia ai record una missione dichiarata. Ma i numeri, quelli sì, parlano chiaro: siamo davanti a un giocatore che sta ridefinendo i confini del gioco.