Jannik Sinner, il forfait scuote la ATP: la possibile novità alimenta il dibattito

Articolo di Nicola Lama

La decisione dell'Azzurro di non prendere parte al Masters 1000 di Montreal non è passata inosservata ai vertici del tennis professionistico.

Il forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Montreal arriva a pochi giorni dal sorteggio del tabellone e, pur non essendo del tutto inatteso, ha un peso specifico enorme. Il numero uno del mondo rinuncia così alla possibilità (comunque molto difficile) di completare la collezione dei Masters 1000 in un singolo anno solare, dopo aver vinto i primi cinque appuntamenti del 2026, ma la sua scelta conferma quanto la gestione del calendario sia diventata centrale per i top player. Un punto, questo, che inevitabilmente riaccende il dibattito all’interno dell’ATP.

Per proseguire la corsa verso il record, Sinner avrebbe dovuto giocare dodici partite in venti giorni fra Montreal e Cincinnati, con un passaggio immediato da un torneo all’altro e, di fatto, zero tempo per recuperare. Un tour de force che, dopo Wimbledon, avrebbe messo a rischio la tenuta fisica e mentale del pusterese. Il suo team, d’altra parte, lo aveva lasciato intendere: la priorità era staccare, recuperare, e valutare con calma la ripartenza estiva. La scelta di rinunciare al Canada va esattamente in questa direzione.

Il caso Sinner si inserisce in un contesto più ampio. Da tempo la ATP sta ragionando sull’impatto dei calendari e sui forfait strategici che, di fatto, depotenziano tornei di alto livello. Montreal, per il secondo anno consecutivo, perde tre dei suoi principali attrattori: Sinner e Djokovic per rinuncia, Alcaraz per l’infortunio dal quale sta lentamente recuperando. Il problema non riguarda solo il Canada: il nuovo modello dei tornei a 12 giorni, pensato per aumentare ricavi e montepremi, rischia di scontrarsi ulteriormente con le esigenze dei giocatori più importanti.

La discussione interna alla ATP si sta spostando verso un approccio più selettivo: meno tornei, ma più sostenibili per i top player. È una linea che proprio Novak Djokovic, ad esempio, ha più volte perorato, sostenendo la necessità di dare ai migliori la possibilità di gestire pause più lunghe, evitando sequenze massacranti come quella dei cinque Masters 1000 tra marzo e inizio maggio e la doppietta Montreal‑Cincinnati a ridosso dello US Open.

Per Montreal, l’assenza dei tre principali protagonisti del circuito è un colpo pesante. Il torneo punta a superare la soglia dei 300mila spettatori complessivi, ma senza i nomi che trainano il botteghino la sfida diventa più complessa. La direttrice del torneo di Montreal, l’ex tennista canadese Valerie Tetreault, lo aveva detto chiaramente: il modello a 12 giorni deve funzionare per garantire crescita economica e parità di montepremi. Senza i top player, però, il sistema rischia di incepparsi.

Pur non essendoci una proposta nero su bianco sul tavolo dell’ATP, c’è già aria di novità a medio termine: l’idea è quella di un calendario più snello, con meno obblighi e una distribuzione più equilibrata dei Masters 1000, per un rinnovamento del calendario che potrebbe diventare una delle piste di lavoro nei prossimi mesi. Un’esigenza non da poco, che nasce proprio dai forfait dei big come quello di Sinner a Montreal e dalla necessità di preservare la qualità, e non solo la quantità, del tennis di vertice.

Insieme con la musica lo sport è sempre stato al centro dei suoi interessi. Gli piace leggere e scrivere ed è anche appassionato di cinema: il suo idolo è Quentin Tarantino e il suo film preferito è Pulp Fiction.

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