VAR
Aggiornato Lun 13 Apr 2026 alle 21:56Il dibattito sul VAR non accenna a placarsi nel calcio italiano ed europeo. Dalle polemiche di campo alle riforme istituzionali, le ultime notizie raccontano di uno strumento sempre più al centro della discussione, tra chi ne chiede una profonda revisione e chi invoca maggiore uniformità applicativa. Un tema che, stagione dopo stagione, continua a dividere tecnici, dirigenti e appassionati.
Le polemiche più recenti: da Fiorentina-Inter al caso Kelly
L’episodio più recente che ha riacceso il dibattito riguarda Fiorentina-Inter del 22 marzo 2026, con il discusso tocco di mano di Pongracic in area viola non sanzionato con il rigore dall’arbitro Colombo. A margine dell’assemblea di Lega Serie A, l’amministratore delegato nerazzurro Beppe Marotta ha scelto di intervenire con toni misurati ma decisi: “Quello che chiediamo è semplicemente uniformità di giudizio. Serve un protocollo applicato in modo omogeneo, senza margini di interpretazione soggettiva”. Marotta ha poi aggiunto che “alla fine della stagione, più o meno, favori e torti si compensano”, pur sottolineando come la riunione prevista con il designatore AIA Rocchi sia stata rinviata su indicazione della Federcalcio. Le parole di Marotta sul VAR si inseriscono in un momento difficile per l’Inter, che non vince dal 28 febbraio.
Poche settimane prima, era stato il ritorno del playoff di Champions League tra Juventus e Galatasaray a tenere banco. La contestatissima espulsione di Lloyd Kelly — inizialmente ammonito, poi espulso dopo l’intervento del VAR — aveva sollevato un vespaio di polemiche. Il protocollo attuale consente questa dinamica: non prevede interventi sui cartellini gialli, ma permette la revisione quando l’episodio può configurarsi come condotta violenta o grave fallo di gioco. Una zona grigia che, secondo molti, genera più confusione che chiarezza. Il caso Kelly e le polemiche sul VAR avevano spinto Roberto Rosetti, presidente della Commissione Arbitri UEFA, a dichiarare: “Forse abbiamo dimenticato che il VAR nasce per correggere errori chiari e ovvi”.
Già a gennaio, era stato il direttore sportivo del Napoli Giovanni Manna a farsi portavoce del malcontento: “Abbiamo sempre sperato che il VAR potesse essere un ausilio per gli arbitri, ma in questo momento ritengo che li stia penalizzando”. Parole che rispecchiavano il clima seguito al pareggio contro l’Hellas Verona, con un gol annullato a Hojlund per un tocco di braccio e un’altra rete cancellata per fuorigioco che avevano fatto esplodere la panchina partenopea.
Le riforme in arrivo: l’IFAB cambia le regole
Sul fronte istituzionale, la 140esima Assemblea Generale Annuale dell’IFAB ha approvato un pacchetto di modifiche destinate a entrare in vigore ai Mondiali 2026 e, successivamente, in tutte le competizioni nazionali e internazionali. Le novità riguardano in modo diretto il protocollo VAR: la moviola in campo potrà intervenire per correggere un secondo giallo che porti a un’espulsione, per risolvere casi di sanzioni assegnate al calciatore sbagliato e, su scelta delle singole federazioni, per verificare un calcio d’angolo assegnato erroneamente, purché la revisione sia immediata. Proseguiranno inoltre i test sul VAR a chiamata da parte degli allenatori, una delle novità più attese e discusse degli ultimi mesi. Tutte le novità approvate dall’IFAB includono anche l’autorizzazione all’uso delle body-cam per gli arbitri e la fine del cartellino per chi commette fallo in chiara occasione da gol se, grazie alla norma del vantaggio, viene comunque segnata una rete.
Il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli si era già espresso favorevolmente sul VAR a chiamata nei mesi scorsi: “Da appassionato di tennis, il fatto di poter chiamare in caso di dubbio sarebbe un’evoluzione positiva. Darebbe anche responsabilità alle squadre”. Una posizione condivisa da molti, anche se il confronto in assemblea non era ancora avvenuto formalmente. Parallelamente, il presidente dell’AIA Antonio Zappi aveva aperto a una modifica del protocollo, pur precisando che spetta all’IFAB modificare i regolamenti: “Se e quando deciderà di aggiornare lo strumento, noi lo faremo ben volentieri”.
Tra le voci più autorevoli del dibattito si era inserito anche l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese, che aveva anticipato alcune delle novità poi effettivamente approvate, sottolineando in particolare l’importanza della trasparenza comunicativa: in Inghilterra, nella FA Cup, è già in sperimentazione un sistema in cui l’arbitro spiega in diretta, aprendo il microfono, le motivazioni della propria decisione dopo una revisione VAR. “Ci sono stato in campo — aveva detto Calvarese — ogni tanto gli allenatori e i calciatori chiedono cosa stia accadendo ed è giusto che sappiano”.
Il tema della uniformità delle decisioni rimane il nodo centrale di tutto il dibattito. Come aveva sintetizzato Antonio Tempestilli, storica bandiera della Roma, “l’incoerenza, senza dubbio” è l’elemento che scatena la maggiore rabbia tra tifosi e addetti ai lavori. Una posizione equilibrata, la sua, che non boccia lo strumento ma ne chiede un utilizzo più leggibile: “Non si capisce quando debba intervenire e quando no. Sicuramente il protocollo è da rivedere”. Un concetto ribadito, con parole diverse, da quasi tutti i protagonisti di questa lunga stagione di polemiche. La sensazione diffusa è che le riforme approvate dall’IFAB rappresentino un passo nella giusta direzione, ma che solo l’applicazione concreta sul campo potrà dire se il VAR riuscirà finalmente a diventare quello strumento di chiarezza che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.