Fabio Paratici

Aggiornato Mer 27 Mag 2026 alle 12:28

Fabio Paratici è il nuovo direttore sportivo della Fiorentina. Dopo mesi di voci e trattative, l’ufficialità è arrivata il 4 febbraio 2026, con il club gigliato che ha annunciato il suo ingaggio mediante un comunicato ufficiale. Una scelta che ha sorpreso molti, considerando che Paratici era tornato al Tottenham appena nell’estate 2025, ma che racconta molto della determinazione della famiglia Commisso nel voler invertire una rotta pericolosamente orientata verso la Serie B.

La scelta coraggiosa di Paratici: dalla Premier League a Firenze

Presentato in conferenza stampa il 5 febbraio 2026, Paratici ha voluto spiegare personalmente le ragioni di una decisione che, a prima vista, poteva sembrare azzardata. “Ho scelto di venire alla Fiorentina il 15/16 dicembre”, ha dichiarato il dirigente, ricordando il momento in cui Alessandro Ferrari lo aveva raggiunto a Londra per convincerlo. In quel momento la Fiorentina aveva appena sei punti in classifica, un dato che avrebbe scoraggiato chiunque. Eppure Paratici ha visto qualcosa di diverso: una proprietà seria, infrastrutture di livello mondiale e una città capace di offrire visibilità internazionale.

“Poteva sembrare una scelta incosciente, invece è coraggiosa”, ha sottolineato il nuovo ds, che ha firmato un contratto della durata di quattro anni e mezzo, senza alcuna clausola legata alla salvezza. Un segnale chiaro: il progetto va ben oltre l’emergenza immediata. Il presidente Giuseppe B. Commisso lo ha accolto con entusiasmo, definendolo un “valore aggiunto fondamentale” per il progetto sportivo del club.

Non è la prima volta che il nome di Paratici veniva accostato alla Serie A negli ultimi anni. Già nella sessione estiva del 2025, il Milan era in corsa per ingaggiarlo come direttore sportivo, prima di virare su Igli Tare. Poi era arrivato il ritorno al Tottenham, che sembrava destinato a essere il suo approdo definitivo. Invece, la chiamata della Fiorentina ha cambiato tutto.

Una rivoluzione in corsa: il mercato invernale e la sfida salvezza

Ancor prima di essere ufficializzato, Paratici era già al lavoro per trasformare la rosa viola. Il primo colpo del suo mandato è stato Manor Solomon, attaccante esterno di proprietà proprio del Tottenham, arrivato in prestito con diritto di riscatto dopo una parentesi al Villarreal. Un vecchio pallino del dirigente, scelto per vivacizzare un attacco che faticava a incidere. Ma Solomon era solo l’inizio di una campagna acquisti invernale che la Fiorentina ha affrontato con l’intenzione dichiarata di cambiare volto alla squadra.

La situazione di classifica al momento del suo arrivo era drammatica: la Viola si trovava ultima in Serie A, con appena nove punti. Un contesto che aveva già alimentato voci su un possibile esonero dell’allenatore Paolo Vanoli, subentrato in estate a Pioli. Paratici, però, ha scelto di confermare la fiducia nel tecnico, spendendo parole di elogio in conferenza stampa: “Lo conosco da un po’, so come allena: energico, preparato, ha cura dei dettagli. Ho grande fiducia in lui”. Al momento della presentazione ufficiale, la Fiorentina aveva risalito leggermente la classifica, portandosi a 17 punti, ancora in piena zona retrocessione ma con qualche segnale di ripresa.

Paratici non ha nascosto la difficoltà del momento, anzi ha usato parole forti per descrivere i mesi che attendono il club: “Nei prossimi quattro mesi dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire”. Un linguaggio diretto, quasi militare, che riflette la consapevolezza della posta in gioco. Il mercato invernale della Fiorentina ha visto anche diverse uscite, con giocatori come Edin Dzeko destinati a lasciare Firenze, mentre si cercavano rinforzi in difesa e a centrocampo per alzare il tasso tecnico e la mentalità del gruppo.

Il profilo di un dirigente con un passato di successi e polemiche

La carriera di Fabio Paratici è costellata di successi, ma anche di momenti burrascosi. Classe 1972, ex centrocampista di club minori come Piacenza, Novara e Palermo, ha costruito la sua reputazione da dirigente alla Sampdoria, sotto la guida di Beppe Marotta, per poi seguirlo alla Juventus. In bianconero ha vissuto anni di gloria, collezionando scudetti e portando a Torino campioni del calibro di Paulo Dybala e Carlos Tevez. Nel 2021 il trasferimento al Tottenham, dove ha lavorato prima con Antonio Conte e poi in altre vesti dirigenziali.

La sua esperienza inglese non è stata priva di ombre: nel gennaio 2023 la Corte Federale d’Appello italiana lo aveva sanzionato con un’inibizione di due anni e mezzo nell’ambito del caso plusvalenze della Juventus, pena poi estesa anche a livello internazionale, costringendolo a lasciare gli Spurs. Dopo aver scontato la squalifica, era tornato al Tottenham nell’estate 2025, prima della svolta fiorentina.

Ora, con la Fiorentina, Paratici si trova di fronte alla sfida più complicata della sua carriera dirigenziale: non solo salvare una squadra in crisi nel breve termine, ma costruire un progetto solido e ambizioso per il futuro. “Dopo che ci siamo tolti da questa situazione, potremo creare qualcosa di attrattivo e stimolante”, ha promesso. Le ultime notizie lo vedono già pienamente operativo al Viola Park, con la determinazione di chi sa che il tempo stringe, ma anche la visione di chi guarda lontano.