Fabio Paratici
Aggiornato Gio 18 Giu 2026 alle 17:08Fabio Paratici è il nuovo direttore sportivo della Fiorentina. Una notizia che ha scosso il mondo del calcio italiano, sancendo il ritorno in Serie A di uno dei dirigenti più esperti e discussi degli ultimi anni. La sua avventura viola è ufficialmente iniziata il 4 febbraio 2026, con il comunicato del club gigliato che ne ha annunciato l’operatività presso il Rocco B. Commisso Viola Park. Il giorno successivo, la conferenza stampa di presentazione ha chiarito motivazioni, obiettivi e visione del nuovo ds.
La scelta coraggiosa: perché Paratici ha detto sì alla Fiorentina
Nella sua prima uscita pubblica con la maglia viola, Paratici ha voluto spiegare con chiarezza le ragioni di una decisione che in molti avevano definito sorprendente, se non addirittura rischiosa. Il nuovo ds ha parlato apertamente di una scelta maturata già a metà dicembre, quando la Fiorentina navigava in acque pericolosissime con soli sei punti in classifica. «Poteva sembrare una scelta incosciente, invece è coraggiosa», ha dichiarato, sottolineando come la solidità della proprietà, le infrastrutture di livello mondiale e il feeling immediato con le persone del club lo abbiano convinto a firmare un contratto di quattro anni e mezzo, senza alcuna clausola legata alla salvezza.
Un segnale forte, quello di Paratici, che dimostra come il suo progetto alla Fiorentina vada ben oltre l’emergenza immediata. «Oggi dobbiamo accettare che nei prossimi mesi dobbiamo soffrire», ha ammesso con lucidità, ma ha anche tracciato una visione a lungo termine: «Dopo che ci siamo tolti da questa situazione potremo creare qualcosa di attrattivo e stimolante». Il presidente Giuseppe B. Commisso lo ha accolto con entusiasmo, definendolo un «valore aggiunto fondamentale per il progetto sportivo» del club.
Prima di approdare a Firenze, Paratici aveva vissuto un’estate intensa. Il suo nome era stato accostato al Milan, che però aveva poi scelto Igli Tare come direttore sportivo. Successivamente, nell’ottobre 2025, era tornato al Tottenham come ds, condividendo il ruolo con Johan Lange. Un ritorno durato pochi mesi, prima che la Fiorentina lo convincesse a cambiare ancora rotta.
La rivoluzione viola: mercato, allenatore e obiettivo salvezza
Paratici si è trovato ad operare in una situazione di vera emergenza. La Fiorentina, quando il dirigente ha iniziato a lavorare nell’ombra già prima della sua ufficializzazione, era ultima in Serie A. La sessione di mercato invernale è diventata il primo banco di prova concreto. Il primo colpo è stato Manor Solomon, attaccante esterno di proprietà proprio del Tottenham, arrivato in prestito con diritto di riscatto dopo una parentesi al Villarreal. Un vecchio pallino di Paratici, scelto per vivacizzare un attacco che faticava a incidere.
La strategia del nuovo ds non si è limitata agli acquisti. La rosa aveva bisogno di una vera e propria scossa, con diversi giocatori destinati a lasciare Firenze. Tra i nomi in uscita circolati nelle settimane più calde del mercato invernale figuravano Edin Dzeko, con Genoa, Cagliari e Lecce sulle sue tracce, e altri elementi ritenuti non funzionali al nuovo corso. In entrata, invece, si valutavano profili con esperienza e mentalità vincente, caratteristiche che Paratici ha sempre considerato prioritarie nelle sue campagne acquisti.
Sul fronte tecnico, uno dei temi più dibattuti nelle settimane precedenti all’arrivo ufficiale di Paratici riguardava il futuro di Paolo Vanoli. L’allenatore, subentrato a Pioli in estate, era finito nel mirino delle critiche per i risultati deludenti. Tuttavia, Paratici ha scelto di confermarlo, esprimendo in conferenza stampa parole di piena fiducia: «Lo conosco da un po’, so come allena e che tipo di allenatore è: energico, preparato, ha cura dei dettagli. Sta facendo un ottimo lavoro». Una presa di posizione netta, che ha chiuso almeno temporaneamente le speculazioni su un possibile cambio in panchina.
Al momento della presentazione ufficiale, la Fiorentina aveva risalito leggermente la classifica, portandosi a 17 punti, a una sola lunghezza dal Lecce quartultimo. Un margine minimo, che rendeva ogni partita decisiva. Paratici ne era consapevole e non ha usato mezzi termini: «Dobbiamo mettere la testa nel carro armato e soffrire». Una metafora dura, ma efficace per descrivere la mentalità necessaria ad affrontare i mesi più difficili della stagione.
Un profilo di lungo corso per un progetto ambizioso
La carriera di Fabio Paratici parla da sola. Nato nel 1972, ex centrocampista di club come Piacenza, Novara e Palermo, ha intrapreso la carriera dirigenziale alla Sampdoria sotto la guida di Beppe Marotta, che lo ha poi portato con sé alla Juventus. In bianconero ha vissuto anni di dominio assoluto nel calcio italiano, costruendo rose competitive e portando a Torino campioni del calibro di Paulo Dybala e Carlos Tevez. Dopo il 2021 il passaggio al Tottenham, interrotto da una squalifica comminata dalla Federcalcio italiana ed estesa a livello internazionale, prima del ritorno agli Spurs nell’estate 2025 e della successiva scelta di abbracciare il progetto viola.
Ora, con la Fiorentina, Paratici ha l’opportunità di dimostrare ancora una volta le sue capacità in un contesto difficile ma stimolante. La città, la storia del club e le ambizioni della proprietà Commisso rappresentano una sfida che il dirigente ha scelto consapevolmente. Le ultime notizie lo vedono già pienamente operativo, con la squadra impegnata nella corsa salvezza e un progetto pluriennale da costruire mattone dopo mattone.