Wout Van Aert
Aggiornato Ven 12 Giu 2026 alle 16:55Il 2026 si è rivelato l’anno della consacrazione definitiva per Wout van Aert. Dopo mesi di difficoltà, infortuni e rinascite, il campione belga del Team Visma-Lease a Bike ha scritto una delle pagine più belle della sua carriera vincendo la Parigi-Roubaix, la Classica Monumento che più di ogni altra aveva resistito ai suoi assalti. Un trionfo che arriva al termine di un percorso umano e sportivo straordinario, fatto di cadute, operazioni chirurgiche e una determinazione fuori dal comune.
La vittoria alla Parigi-Roubaix: il sogno realizzato
Il 12 aprile 2026 è una data che Van Aert non dimenticherà mai. Sulla mitica pista del Vélodrome di Roubaix, il belga ha battuto allo sprint nientemeno che Tadej Pogačar, il fuoriclasse sloveno che resta ancora a secco nell’unica Classica Monumento che manca al suo palmarès. Una vittoria che ha del clamoroso, considerando che Van Aert aveva forato per ben due volte nel corso della gara, riuscendo ogni volta a rientrare sui migliori grazie a una tenacia che lo contraddistingue. Al terzo posto si è piazzato Jasper Stuyven, mentre Mathieu van der Poel non è riuscito ad arrivare sul podio.
«La Parigi-Roubaix mi ha regalato momenti duri, ma in giorni come oggi è la corsa più bella che esista», ha dichiarato Van Aert al termine della gara, con la voce ancora carica di emozione. Si tratta della seconda Monumento conquistata in carriera dopo la Milano-Sanremo del 2020, ma questa ha un sapore completamente diverso, perché arriva dopo anni di tentativi falliti e dopo che lo stesso corridore aveva pubblicamente dichiarato, a fine 2025, di voler vincere proprio il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix come obiettivi primari della stagione.
Un inizio di 2026 da incubo, poi la rimonta
La strada verso il trionfo di aprile è stata tutt’altro che lineare. Il 2026 era iniziato nel peggiore dei modi per Van Aert: a gennaio, durante una gara di ciclocross sul tracciato di Mol, in Belgio, il belga era scivolato sulla neve procurandosi una distorsione alla caviglia e una piccola frattura che aveva richiesto un intervento chirurgico. Quella caduta aveva posto fine anticipatamente alla sua stagione di ciclocross, interrompendo anche una statistica impressionante: dal suo debutto tra gli élite nel 2014-2015, Van Aert aveva sempre portato a termine ogni gara di ciclocross disputata, completando 239 prove consecutive.
Il rientro su strada non era stato più fortunato. Alla Samyn Classic 2026, prima gara stagionale, una foratura a dieci chilometri dall’arrivo lo aveva privato di una vittoria che sembrava alla sua portata, costringendolo ad arrivare al traguardo con oltre due minuti di ritardo. Eppure, nonostante questi segnali negativi, Van Aert ha saputo costruire la sua condizione gara dopo gara, fino all’exploit di Roubaix.
Questo percorso di resilienza non è una novità per il campione di Herentals. In un’intervista rilasciata a fine 2025, Van Aert aveva già raccontato il suo momento più buio: «Quello che sta finendo è stato uno degli anni più complessi della mia carriera, dal punto di vista mentale. Venivo da due gravi infortuni subiti nel 2024 e devo ammettere che dopo il ko al ginocchio in Spagna mi sono chiesto se valesse la pena continuare a correre». Parole che rendono ancora più significativa la vittoria alla Roubaix.
Un 2025 di transizione, preludio al grande anno
Per comprendere appieno la portata del successo del 2026, bisogna guardare a ciò che Van Aert aveva costruito nella stagione precedente. Il 2025 era stato un anno di transizione dopo i due gravi infortuni del 2024 — la caduta alla Dwars door Vlaanderen con frattura di clavicola e costole, e il successivo ko al ginocchio alla Vuelta — ma aveva comunque regalato soddisfazioni importanti. A maggio, nella nona tappa del Giro d’Italia con arrivo a Siena, Van Aert aveva conquistato la sua prima vittoria assoluta alla Corsa Rosa, battendo nella volata a due Isaac Del Toro. Poi, a luglio, il sigillo sugli Champs-Élysées nell’ultima tappa del Tour de France, dove era riuscito nell’impresa di staccare Pogačar sul Montmartre, tagliando il traguardo in splendida solitudine sotto il diluvio.
Due vittorie di grande prestigio che avevano ridato fiducia a un corridore che, per sua stessa ammissione, aveva attraversato un periodo di profonda crisi interiore. «Quei segni mi ricordano tutto quello che ho dovuto passare — aveva detto riferendosi alle cicatrici degli infortuni —. Il 2025 non era iniziato nel migliore dei modi ma è cambiato tutto con il successo di Siena». Quella vittoria era stata la scintilla che aveva riacceso la fiamma competitiva di uno dei ciclisti più completi della sua generazione.
Adesso, con la Parigi-Roubaix 2026 in bacheca, Van Aert può guardare al futuro con rinnovata serenità. La sua carriera, segnata da alti e bassi, da trionfi e cadute letterali e metaforiche, continua a regalare capitoli entusiasmanti. E chissà che il Giro delle Fiandre, l’altra grande incompiuta che aveva citato come obiettivo, non possa essere il prossimo capitolo di questa storia straordinaria.