Mattia Furlani
Aggiornato Lun 10 Ago 2026 alle 14:42Mattia Furlani è diventato in pochissimi anni uno dei volti più rappresentativi dello sport italiano, capace di scalare le classifiche mondiali con una velocità impressionante e di far parlare di sé non solo per i risultati in pedana, ma anche per la sua personalità fuori dal comune. Le ultime notizie sul campione romano confermano una parabola ascendente che non accenna a fermarsi, tra polemiche, riconoscimenti internazionali e prese di posizione che lo hanno reso un simbolo ben oltre i confini dell’atletica leggera.
Furlani contro Gravina: quando lo sport risponde al calcio
La notizia più recente che ha visto protagonista il campione del mondo di salto in lungo riguarda la sua risposta durissima alle dichiarazioni di Gabriele Gravina, presidente della FIGC. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio, Gravina aveva tentato di giustificare i fallimenti del calcio rispetto ai successi degli altri sport azzurri con una frase destinata a fare scalpore: «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici». Una dichiarazione che ha scatenato la reazione immediata di Furlani sui social network.
«Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine fa per portare avanti un movimento e giovani atleti», ha scritto il lunghista delle Fiamme Oro, ricordando il percorso personale che lo ha portato all’élite mondiale: «Con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui». Parole che hanno trovato eco anche nelle dichiarazioni del maratoneta Iliass Aouani, che ha sottolineato come il vero professionismo si misuri con i risultati e l’etica, non con i titoli. La polemica con Gravina ha trasformato Furlani in un portavoce dell’intero movimento sportivo italiano.
Un 2025 da leggenda: i trionfi mondiali che hanno cambiato tutto
Per capire perché le parole di Furlani abbiano avuto così tanto peso, basta ripercorrere la stagione 2025, che lo ha consacrato definitivamente come il migliore al mondo nella sua specialità. A marzo, ai Mondiali indoor di Nanchino, l’azzurro aveva conquistato l’oro con un salto da 8,30 metri, aggiungendo il titolo iridato indoor all’argento ottenuto a Glasgow l’anno precedente. Una progressione straordinaria per un atleta che all’epoca aveva appena vent’anni.
Il culmine è arrivato a settembre, a Tokyo, dove Furlani ha vinto l’oro ai Mondiali outdoor con la misura di 8,39 metri, suo nuovo record personale, battendo il giamaicano Tajay Gayle e il cinese Yuhao Shi. Un risultato che lo ha reso il più giovane campione del mondo nella storia del salto in lungo, superando addirittura Carl Lewis, che si era laureato iridato a 22 anni nel 1983. Prima di Tokyo, aveva già dimostrato la sua costanza vincendo i Paavo Nurmi Games in Finlandia e chiudendo secondo nella finale di Diamond League a Zurigo, battuto solo dallo svizzero Simon Ehammer per soli due centimetri.
A novembre, il riconoscimento internazionale è arrivato anche sotto forma di candidatura ai World Athletics Awards 2025, nella categoria Field. Furlani si è trovato a sfidare nientemeno che Armand Duplantis, il fenomeno svedese dell’asta autore di quattro record mondiali nello stesso anno. Un testa a testa che racconta meglio di qualsiasi statistica il livello raggiunto dal giovane romano, già premiato come «Men’s Rising Star 2024» a livello globale nella stagione precedente.
Il carattere di un campione: stile, coerenza e visione
Ciò che distingue Furlani dai suoi coetanei non è solo il talento fisico, ma una maturità caratteriale rara. Lo si era già visto in occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, quando aveva rifiutato di portare la fiaccola olimpica con una spiegazione limpida e senza polemiche: «Me l’hanno chiesto a Rieti due ore prima della cerimonia, quindi ho dovuto rifiutare. A Terni, invece, non me la sentivo, non è la mia città. Se non lo senti tuo, è giusto non farlo». Una posizione rispettosa ma ferma, che ha fatto riflettere in un momento in cui le polemiche sui tedofori erano particolarmente accese.
La stessa lucidità emerge nel modo in cui Furlani parla dei suoi colleghi campioni. Dopo il titolo mondiale a Tokyo, quando qualcuno gli ha fatto notare che lui era diventato il numero uno del lungo mentre Jannik Sinner era scivolato al secondo posto nel tennis, la risposta è stata un esempio di eleganza sportiva: «Dobbiamo solo essere grati di assistere ad un’epoca del genere. Jannik è un campione, è stato numero uno, ritornerà numero uno sicuramente». Parole che il commentatore Franco Bragagna aveva già anticipato paragonando i due atleti per il sistema educativo familiare che li accomuna, sottolineando il ruolo fondamentale della madre-allenatrice Khaty Seck nella crescita del lunghista.
Le radici di questa storia affondano nelle Olimpiadi di Parigi 2024, dove un diciannovenne aveva conquistato il bronzo con 8,34 metri, diventando il più giovane azzurro a vincere una medaglia nell’atletica da oltre un secolo. Da quel momento, la traiettoria di Mattia Furlani non ha mai smesso di salire, trasformando un talento precocissimo in un campione completo, capace di vincere le gare più importanti e di alzare la voce quando lo sport italiano ne ha bisogno.