Carlo Ancelotti

Aggiornato Mar 19 Mag 2026 alle 08:23

Le ultime notizie su Carlo Ancelotti raccontano la storia di un tecnico che, dopo una carriera straordinaria alla guida dei più grandi club europei, ha intrapreso la sfida più ambiziosa della sua vita: riportare il Brasile sul tetto del mondo. Un percorso iniziato nella primavera del 2025 e ancora in pieno svolgimento, tra risultati altalenanti, polemiche e la consapevolezza di dover costruire un’identità per una nazionale che aveva perso la propria.

Da Madrid al Brasile: l’inizio di una nuova avventura

La separazione tra Ancelotti e il Real Madrid era nell’aria da mesi. Dopo l’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Arsenal, la sconfitta nella finale di Coppa del Re contro il Barcellona e un campionato chiuso alle spalle dei blaugrana, il divorzio era diventato inevitabile. Il Real Madrid ha salutato ufficialmente Ancelotti con un comunicato che ne celebrava i 15 titoli conquistati in sei stagioni, tra cui tre Champions League, definendolo «una vera leggenda del club». Ancelotti, dal canto suo, aveva risposto con un post su Instagram carico di emozione, chiudendo un capitolo indimenticabile con le parole «Hala Madrid Y Nada Mas».

L’approdo sulla panchina della Seleçao non fu immediato né privo di ostacoli: in un primo momento la trattativa sembrava essersi arenata per le resistenze del Real Madrid a liberarlo senza indennizzi. Alla fine, però, l’accordo fu trovato e la Federazione brasiliana annunciò ufficialmente l’ingaggio del tecnico emiliano a maggio 2025, con un contratto fino al 2026 e opzione per i Mondiali 2030. Un pacchetto da circa 10 milioni di euro netti a stagione, con un bonus da 5 milioni in caso di vittoria del Mondiale, e persino un jet privato a disposizione. Il presidente della CBF Ednaldo Rodrigues non aveva usato mezzi termini: «È il più grande allenatore della storia e ora guida la migliore nazionale del pianeta».

L’esordio, il 6 giugno 2025 a Guayaquil contro l’Ecuador, fu tutt’altro che esaltante: un pareggio per 0-0 che mise subito in evidenza le difficoltà di una squadra in crisi d’identità. Ancelotti commentò con pragmatismo, definendolo «un buon punto» e promettendo miglioramenti. La svolta arrivò pochi giorni dopo, nella partita contro il Paraguay, quando un gol di Vinicius allo scadere del primo tempo regalò al ct italiano la prima vittoria e, nel giorno del suo 66° compleanno, la qualificazione anticipata ai Mondiali 2026.

Tra ambizioni mondiali e tensioni nello spogliatoio

Le ultime news su Ancelotti ct del Brasile raccontano un cammino tutt’altro che lineare. La sconfitta per 1-0 contro la Bolivia, maturata a 4.088 metri di altitudine allo stadio El Alto, aveva fatto emergere tutta la frustrazione del tecnico, protagonista di un duro faccia a faccia con l’arbitro al termine della partita. Un episodio che fotografava bene le difficoltà di gestire una nazionale con aspettative enormi ma con un gioco ancora da definire.

Sul fronte delle convocazioni, il caso Neymar ha tenuto banco per mesi. Ancelotti aveva scelto di non convocare l’attaccante del Santos per le sfide contro Cile e Bolivia, giustificando inizialmente la decisione con problemi fisici. La smentita di Neymar — «Non sono infortunato, credo sia una scelta tecnica» — aveva acceso la polemica, con il ct costretto a fare il pompiere in conferenza stampa ammettendo che si trattava di una «decisione tecnica basata su molti fattori». A novembre 2025, Neymar non era ancora stato convocato nemmeno per le amichevoli contro Senegal e Tunisia, con la sua partecipazione al Mondiale 2026 ancora in bilico.

Un’altra grana mediatica è arrivata dal Clásico, quando Vinicius Jr aveva protestato platealmente dopo essere stato sostituito da Xabi Alonso al minuto 73. Ancelotti era intervenuto pubblicamente per smorzare le polemiche: «Ho parlato con lui dell’incidente, gli ho detto quello che pensavo, che aveva commesso un errore. Si è scusato e la questione è chiusa, è un giocatore molto importante». Una gestione da uomo di esperienza, capace di mediare tra le esigenze del club e quelle della nazionale.

Sul piano tecnico, Ancelotti ha lavorato per dare una struttura riconoscibile al Brasile, optando per un 4-2-3-1 con Vinicius Jr come prima punta supportato da Estevao, Paquetá e Rodrygo, con Casemiro e Bruno Guimarães a fare schermo in mediana. Un assetto collaudato anche nell’amichevole contro il Senegal all’Emirates Stadium di Londra, dove i verdeoro si sono presentati già qualificati alla rassegna iridata.

L’obiettivo dichiarato resta uno solo: vincere il sesto Mondiale della storia brasiliana, il primo dal 2002. E farlo romperebbe anche uno storico tabù: nessuna nazionale campione del mondo ha mai conquistato la Coppa con un tecnico straniero. Ancelotti ne è consapevole e non si nasconde: «Non è mai successo, ma come per tutte le cose c’è sempre una prima volta. Sono qui per dare il massimo e portare a casa la Coppa del Mondo». Tre tecnici italiani hanno già vinto il Mondiale — Pozzo, Bearzot e Lippi — e Carletto punta a diventare il quarto, stavolta però sulla panchina di un’altra nazione. Una sfida nella sfida, per un allenatore che ha già dimostrato di non temere le imprese impossibili.