Atletica

Aggiornato Lun 27 Apr 2026 alle 15:46

L’atletica italiana sta vivendo un periodo d’oro senza precedenti, con una serie di risultati storici che si sono susseguiti negli ultimi mesi e che hanno proiettato gli azzurri ai vertici mondiali della disciplina. Le ultime notizie confermano un movimento in grande salute, capace di esprimersi ad altissimi livelli in discipline diverse e su palcoscenici internazionali di primissimo piano.

Yeman Crippa fa la storia alla Maratona di Parigi

La notizia più recente e clamorosa arriva dalla Francia, dove Yeman Crippa ha scritto una pagina indelebile nella storia dell’atletica leggera italiana. Il fondista delle Fiamme Oro si è imposto alla Maratona di Parigi con il tempo di 2h05’18”, diventando il primo atleta italiano a vincere la prestigiosa gara transalpina. Un risultato che va ben oltre il semplice successo di tappa: l’ultimo europeo a trionfare a Parigi era stato il francese Benoit Zwierzchiewski nel 2002, mentre l’ultimo italiano a vincere una maratona internazionale di questo livello era stato Stefano Baldini nel 2001. Crippa ha battuto i favoriti africani, lasciandosi alle spalle l’etiope Bayelign Teshager (2h05’23”), il keniano Sila Kiptoo (2h05’28”) e il campione di Gibuti Mohamed Ismail (2h05’38”), realizzando inoltre il secondo crono di sempre nella storia della maratona.

«La mia carriera da maratoneta inizia ora, finalmente ho trovato la strada giusta», ha dichiarato un emozionato Crippa al termine della gara, ripercorrendo anche la delusione olimpica del 2024, quando aveva chiuso al 25° posto con 2h10’36. Il trionfo di Crippa a Parigi rappresenta la settima maratona in carriera per l’atleta trentino, che aveva iniziato su questa specialità tre anni fa dopo una brillante carriera su pista, coronata dal titolo europeo dei 10.000 metri a Monaco di Baviera nel 2022 e dai record italiani assoluti sui 5.000 (13’14) e sui 10.000 (27’08).

Andy Diaz e Mattia Furlani: l’Italia domina anche nei salti

Le ultime notizie dall’atletica azzurra non riguardano solo la maratona. Nei mesi precedenti, il movimento italiano aveva già collezionato risultati straordinari nei salti, con due protagonisti assoluti: Andy Diaz e Mattia Furlani. Diaz, saltatore di origini cubane naturalizzato italiano, si è confermato campione del mondo indoor di salto triplo ai Mondiali di Torun, in Polonia, stampando al primo salto la misura di 17.47 e imponendosi davanti al giamaicano Scott (17.33) e all’algerino Triki (17.30). Un bis iridato che lo rende il primo atleta italiano a vincere due ori mondiali indoor consecutivi dai tempi di Gennaro Di Napoli, che aveva trionfato sui 3000 metri nel 1993 e nel 1995. «I miei obiettivi sono due: vincere e fare il record del mondo», ha dichiarato Diaz con la consueta determinazione, puntando alla misura di 18.29.

Altrettanto entusiasmante il percorso di Mattia Furlani, che ai Mondiali di Tokyo aveva conquistato l’oro nel salto in lungo con la misura di 8,39 — suo record personale — diventando il più giovane campione del mondo della storia in questa gara, battendo il record detenuto da Carl Lewis. Il titolo mondiale di Furlani a Tokyo aveva fatto seguito all’oro iridato indoor di Nanchino e al bronzo olimpico di Parigi, confermando come il ventenne romano riesca a dare il meglio nelle grandi occasioni. «Non so ancora se è reale, finché non sento l’inno non ci credo. È un anno magico, ma è solo l’inizio», aveva commentato in lacrime ai microfoni della Rai.

Nadia Battocletti e la profondità del movimento azzurro

Il quadro delle ultime notizie sull’atletica italiana sarebbe incompleto senza menzionare Nadia Battocletti, autentica fuoriclasse del mezzofondo azzurro. La trentina, argento olimpico e mondiale dei 10.000 e bronzo iridato dei 5.000, ha aperto la stagione indoor eguagliando il record nazionale dei 1.500 metri con 4’03″59 al meeting di Madrid, portando a sette il numero di record italiani assoluti detenuti. Un segnale di versatilità impressionante per un’atleta capace di essere competitiva su distanze molto diverse tra loro.

La profondità del movimento è testimoniata anche dalle polemiche che hanno animato il dibattito sportivo italiano nelle scorse settimane. Le dichiarazioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina — secondo cui il calcio sarebbe uno sport professionistico mentre gli altri sarebbero «dilettantistici» — hanno scatenato la reazione di diversi atleti. Tra i più duri è stato proprio Furlani: «Con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale: perché è questa la professione». Le parole di Furlani contro Gravina hanno trovato eco anche nel maratoneta Iliass Aouani, che ha sottolineato come «essere professionista non è un titolo, ma un’attitudine».

I risultati parlano chiaro: dall’atletica alla maratona, passando per i salti e il mezzofondo, lo sport azzurro continua a riscrivere la storia. E con talenti come Crippa, Furlani, Diaz e Battocletti, il futuro sembra ancora più luminoso.