Sono passati più di quarant’anni dalla scomparsa del tedesco, ma chi ha qualche primavera in più continua a ricordarlo con nostalgia.
Sono passati più di quarant’anni dalla scomparsa di Stefan Bellof, ma chi ha qualche primavera in più continua a ricordarlo con nostalgia. Non solo per il talento fuori dal comune, ma anche perché la sua carriera si è spezzata troppo presto: morì prima di compiere 28 anni.
Il 3 giugno 1984 Ayrton Senna si presenta al grande pubblico della Formula 1: i meno attenti ancora non avevano idea del suo talento. Quel pomeriggio, a Montecarlo, un violento acquazzone trasforma il circuito in una trappola. Giro dopo giro, la sua Toleman bianca si avvicina sempre più alla McLaren di Alain Prost, leader della gara. A fermare l’impeto del brasiliano è la decisione del direttore di corsa Jacky Ickx, che espone la bandiera rossa dopo 31 giri, chiudendo la corsa.
Nel diluvio si distingue anche una Tyrrell nera, lenta sulla carta, che rimonta alle spalle della Toleman. Al volante c’è Bellof, partito ultimo e già terzo. I suoi tempi sul giro sono impressionanti: sotto l’acqua gira come Senna, se non meglio, trascinando una monoposto che sull’asciutto paga diversi secondi ai migliori. Ancora una volta, il bagnato esalta il talento puro.
In quel 1984 Bellof non è impegnato solo in Formula 1 con Ken Tyrrell. È anche protagonista assoluto nel Mondiale Endurance, che vince al volante della Porsche 956 ufficiale condivisa con Bell, precedendo equipaggi del calibro di Ickx e Mass. L’anno seguente, però, viene spostato nel team privato Brun, scelta che rende la stagione più complicata.
Il 1° settembre, alla 1000 km di Spa-Francorchamps, Bellof lotta con tutto sé stesso sulla 956B contro le più recenti 962 ufficiali. Dopo un pit stop rientra in pista a cinque secondi da Ickx e in breve lo raggiunge, senza però riuscire a superarlo sul rettilineo del Kemmel. Poi, alla Source, sfruttando un doppiato, trova lo spazio per affiancarlo. Le due Porsche scendono appaiate verso l’Eau Rouge. Nessuno dei due cede: Bellof tenta l’interno, Ickx tiene la linea. L’impatto è devastante. La 956 di Bellof si schianta contro le barriere a oltre 250 km/h e prende fuoco. Per lui non c’è scampo.
Solo un anno prima, al Nürburgring, Bellof aveva lasciato tutti senza parole in qualifica alla 1000 km. Con appena 5 gradi, il ventiseienne dell’Assia aveva firmato un giro irreale: 6’11’’130, oltre 200 km/h di media sul Nordschleife. Un tempo che resta lì a testimoniare cosa fosse davvero Stefan Bellof.