Mondiali 2026, Norvegia-Inghilterra a rischio: che cosa succede

Articolo di Marco Enzo Venturini

Di nuovo problemi ai Mondiali 2026 dovuti al meteo: stavolta, dopo i fulmini, è il caldo estremo a mettere in dubbio la partita dell'Inghilterra.

Un nuovo incubo meteorologico incombe su un’altra partita dei Mondiali di calcio 2026. Anche Norvegia-Inghilterra, attesissimo quarto di finale regolarmente iniziato all’Hard Rock Stadium di Miami alle ore 17 locali di sabato (le 23 italiane), ha rischiato di vedere il proprio fischio d’inizio ritardato e nel frattempo trema addirittura per la prospettiva del rinvio della partita già cominciata. La causa è da riscontrare nell’ondata di fortissimo caldo che ha colpito la Florida meridionale. Si parla infatti di una temperatura percepita che potrebbe raggiungere i 44° C a causa anche della fortissima umidità.

L’amministrazione comunale di Miami aveva diramato in giornata un avviso ufficiale alla cittadinanza, con l’invito a idratarsi il più possibile e a ridurre allo stretto indispensabile le attività all’aperto. La FIFPRO, sindacato mondiale dei calciatori, invita oltretutto a spostare le partite quand’anche si superassero i 28° C di temperatura. Se si decidesse alla fine di spostare effettivamente la partita contro la Norvegia, per l’Inghilterra sarebbe la seconda volta ai Mondiali 2026: il fischio d’inizio della sfida con il Messico era avvenuto con oltre un’ora di ritardo rispetto all’orario stabilito, ma in quel caso per il rischio di temporali e soprattutto di fulmini sullo stadio.

Non sarebbe del resto la prima volta in questo torneo che il caldo mette a rischio una partita. A Philadelphia, in occasione degli ottavi di finale tra Francia e Paraguay, il termometro aveva toccato i 38°C con punte percepite vicine ai 46° considerando un’umidità superiore al 40%. Come sottolineato dal New York Times, mai nella storia dei Mondiali si era giocata una partita con temperature così torride, superando persino il record registrato il 24 giugno 1994 quando a Orlando si sfidarono Irlanda e Messico con la temperatura del campo che superò i 43°. In quell’occasione gli organizzatori avevano predisposto decine di nebulizzatori lungo il percorso verso lo stadio e dieci punti di distribuzione gratuita dell’acqua.

Sul fronte sportivo, la vigilia di Norvegia-Inghilterra è stata già di per sé ricca di tensioni e colpi di scena. In casa norvegese preoccupava un virus intestinale che ha colpito diversi elementi del gruppo squadra dopo la storica vittoria contro il Brasile: alcuni giocatori accusano spossatezza, mal di pancia e febbre leggera. Lo stesso ct Stale Solbakken non è al meglio e non ha potuto nascondere il problema in conferenza stampa. Tra i più in difficoltà ci sarebbe Marcus Holmgren Pedersen, già assente contro il Brasile e che ha iniziato la partita di Miami dalla panchina, mentre Erling Haaland — autore di sette gol nelle cinque partite disputate in questo Mondiale — per ora non avrebbe sintomi.

L’Inghilterra, dal canto suo, deve fare i conti con due assenze pesanti. Il difensore Jarell Quansah è stato squalificato per due giornate dalla FIFA dopo l’espulsione rimediata contro il Messico, una decisione che ha fatto infuriare i tifosi britannici anche alla luce del trattamento diverso riservato all’americano Balogun, graziato dopo il diretto intervento di Donald Trump presso il presidente della FIFA Gianni Infantino. A questo si aggiunge il ko di Jordan Henderson, che durante i festeggiamenti post-partita allo Stadio Azteca è scivolato saltando un cartellone pubblicitario, procurandosi la frattura dell’avambraccio sinistro. Il centrocampista ha tuttavia scelto di restare nel ritiro della nazionale per supportare i compagni.

Nonostante le defezioni, Thomas Tuchel si è affidato ancora una volta al suo undici tipo, con Harry Kane — sei gol fin qui nel torneo — a guidare l’attacco. Di fronte c’è una Norvegia che, arrivando ai quarti di finale, ha già scritto la propria miglior pagina nella storia dei Mondiali. Per l’Inghilterra, invece, si tratta di un appuntamento con il destino: i Tre Leoni cercano il ritorno in semifinale dopo il quarto posto del 2018, sognando di replicare l’impresa del 1966, quando alzarono l’unico titolo iridato della loro storia proprio in casa.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

TG SPORT

Articoli correlati