Antonio Rattin è morto: da una sua espulsione nacquero i cartellini nel calcio

Articolo di Marco Enzo Venturini

Capitano dell'Argentina ai Mondiali 1966, Antonio Rattin si rifiutò di lasciare il campo contro l'Inghilterra: un episodio che riscrisse la storia.

Antonio Ubaldo Rattin, storico capitano della nazionale argentina, è morto sabato all’età di 89 anni. Bandiera del Boca Juniors dal 1956 al 1970, guidò con la fascia al braccio la selezione albiceleste ai Mondiali 1966. Proprio qui la sua figura divenne cruciale per l’intera storia del calcio: un celebre episodio verificatosi a Wembley il 23 luglio 1966 con lui protagonista, in sostanza, fu decisivo per l’introduzione del cartellino giallo per l’ammonizione e di quello rosso per l’espulsione.

I fatti, che scatenarono feroci polemiche all’epoca, sono stati più volte raccontate anche ai giorni nostri dando notorietà allo stesso Rattin. Il capitano dell’Argentina, in campo contro l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale, fu espulso dall’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein per proteste. I due però non riuscirono mai a chiarirsi a voce a causa della barriera linguistica che li divideva (il giocatore parlava solo spagnolo, il direttore di gara solo tedesco). L’azione in campo rimase interrotta per diversi minuti, circa undici, con uno stato di impasse difficilmente superabile. Ciò diede un’idea a Ken Aston, famigerato arbitro di Cile-Italia nel 1962 divenuto nel frattempo presidente della commissione arbitrale FIFA: inserire un codice immediatamente riconoscibile da chiunque ispirato ai semafori stradali. Così dai Mondiali 1970 il giallo divenne il colore dei cartellini da mostrare ai calciatori ammoniti, il rosso quello per gli espulsi.

Rattin, che era nato a Tigre nel 1937 e fu un tenace mediano, si diede in seguito alla politica e nel 2001 divenne il primo ex calciatore ad occupare un seggio nella Camera dei deputati in Argentina, eletto con il Partido Unidad Federalista. Noto anche per la sua altezza, decisamente anomala per i suoi tempi (1,93 metri), partecipò ai Mondiali del 1962 oltre che a quelli del 1966 e curiosamente scompare mentre un’altra edizione della Coppa del Mondo è in corso di svolgimento. E proprio quella in cui feroci polemiche sono scoppiate per un cartellino: il rosso all’indirizzo di Folarin Balogun in Stati Uniti-Bosnia.

Il caso Balogun, del resto, ha assunto proporzioni ben più grandi di un semplice episodio di campo. La commissione disciplinare della FIFA aveva deciso di sospendere la squalifica automatica applicando l’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, una mossa senza precedenti nella storia dei Mondiali che aveva scatenato un putiferio diplomatico e sportivo. Persino Sepp Blatter, ex presidente FIFA, era intervenuto duramente sui social contro il suo successore Infantino: “I cartellini rossi non vengono ribaltati da telefonate politiche. Vengono ribaltati da regole, prove e organismi indipendenti. Se un Presidente degli Stati Unitori interviene con il Presidente della FIFA, e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, la domanda è inevitabile: Quo vadis, FIFA?”.

La grazia concessa a Balogun non è comunque bastata agli Stati Uniti per andare avanti nel torneo: i padroni di casa sono stati travolti dal Belgio di Charles De Ketelaere per 4-1 negli ottavi di finale disputati a Seattle, uscendo dalla competizione insieme alle altre due nazioni organizzatrici, Canada e Messico. Una figura tutt’altro che brillante per chi aveva scommesso sul fattore campo. Anche Christian Pulisic, tra i più attesi, ha dovuto abbandonare il campo anzitempo zoppicando dopo essersi infortunato.

La decisione della FIFA ha inoltre rischiato di trasformarsi in un vero e proprio vaso di Pandora, aprendo la strada a richieste analoghe da parte di altre nazionali. Dopo le proteste dell’UEFA e della Federcalcio belga, sia l’Inghilterra che la Francia avevano annunciato l’intenzione di presentare ricorsi simili: la Football Association aveva valutato di impugnare il cartellino rosso ricevuto da Jarrel Quansah contro il Messico, mentre i Bleus avevano inviato alla FIFA una richiesta formale di annullamento del giallo rimediato da Olise contro il Paraguay. Un clima di contestazione che Rattin, protagonista suo malgrado di una vicenda che cambiò per sempre il linguaggio arbitrale, avrebbe probabilmente riconosciuto come tristemente familiare.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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