Mondiali 2026 e caso Artan: Gianni Infantino prova, invano, a riportare la calma

Articolo di Marco Enzo Venturini

La vicenda di Artan, l'arbitro somalo respinto dagli Stati Uniti e costretto a saltare i Mondiali 2026, resta complicatissima per la FIFA.

Prima ancora che i Mondiali di calcio 2026 abbiano ufficialmente inizio, il loro protagonista ha un nome e una provenienza che in pochi si sarebbero aspettati. Si tratta di Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo cui gli Stati Uniti hanno negato il visto per entrare nel Paese e quindi dirigere le partite per cui era stato designato dalla stessa FIFA. Un caso che ha fatto discutere il mondo e su cui, nel giorno precedente all’inizio della manifestazione, ha voluto dire la sua Gianni Infantino. Ma se l’intento era di riportare la calma, la sua missione si può definire tutt’altro che compiuta.

“Quello che è successo all’arbitro somalo è un peccato – ha dichiarato il presidente FIFA in conferenza stampa -. Noi però non possiamo controllare tutto, anche se ci proviamo. Ne discuteremo, riparleremo e vedremo il da farsi. In certi casi è opportuno darsi una calmata, rilassarsi, lavorare su ogni aspetto e cercare di risolvere tutti i problemi. Iniziare subito a urlare può invece dare vita a risultati opposti a quello sperati”.

Su Artan, quindi, Infantino ha aggiunto: “Proviamo sempre a trovare una soluzione, mi dovete credere. Ma non siamo i re del mondo, non possiamo scavalcare governi e forze dell’ordine. Dobbiamo rispettare questo. Siamo un’organizzazione sportiva e basta”. Nonostante questo, però, il presidente FIFA non ha rinnegato i suoi ottimi rapporti con Donald Trump. “Senza il suo impegno e coinvolgimento sarebbe stato impossibile organizzare un Mondiale negli Stati Uniti”, ha affermato.

Il profilo di Artan rende il caso ancora più emblematico: premiato nel 2025 come miglior arbitro africano dell’anno, era stato selezionato dalla FIFA tra i 52 direttori di gara per la fase finale del torneo. Sarebbe stato il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali. Nonostante fosse in possesso di un visto regolare, è stato rimandato in Turchia, da dove era partito via Kenya, a causa della sospensione dei visti imposta dall’amministrazione Trump per 75 Paesi all’inizio dell’anno, Somalia inclusa. L’amministrazione americana ha giustificato il provvedimento sostenendo che Artan avrebbe legami con “sospetti membri di organizzazioni terroristiche”. Al suo rientro a Mogadiscio, l’arbitro è stato accolto da centinaia di tifosi e dal Ministro della Gioventù e dello Sport somalo, diventando di fatto un eroe nazionale. “Vi prometto, se Dio vuole, che parteciperò alla prossima edizione dei Mondiali”, ha dichiarato in aeroporto, aggiungendo: “La Somalia ci appartiene, che sia in una situazione difficile o meno. Quella bandiera e quel passaporto ci appartengono. È compito di noi tutti difendere il nome della Somalia”.

Quello di Artan è però solo l’episodio più eclatante di una serie di tensioni alla frontiera che hanno coinvolto diverse delegazioni. L’attaccante dell’Iraq Aymen Hussein è stato trattenuto per sette ore in una stanza dell’aeroporto di Chicago e sottoposto a un lungo interrogatorio prima di essere autorizzato a entrare nel Paese, mentre il fotografo della sua nazionale, Talal Salah, è stato definitivamente respinto. Controlli rigidissimi, con metal detector e cani antidroga, hanno riguardato anche la nazionale dell’Uzbekistan, allenata dall’italiano Fabio Cannavaro, perquisita all’arrivo a New York: i video della scena sono diventati rapidamente virali. La federazione iraniana, dal canto suo, ha denunciato anche la revoca della quota di biglietti riservata ai propri tifosi per le partite della fase a gironi, definendo la decisione “contraria allo spirito delle competizioni internazionali”.

Interpellato direttamente sulla questione, Trump ha scelto di glissare con poche parole, pronunciate nello Studio Ovale: “Facciamo entrare le persone giuste”. Il tycoon ha inoltre respinto le critiche sui dati di vendita dei biglietti, sostenendo che “i Mondiali non hanno mai avuto un successo così grande”. Una risposta che, prevedibilmente, ha fatto discutere quanto e più delle polemiche che intendeva archiviare.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato la prima pagina de ‘L’Équipe’, che ha scelto una copertina al vetriolo intitolata “Welcome to the USA”: Trump ritratto con al collo la medaglia del “FIFA Peace Prize”, la Coppa del Mondo in una mano e Infantino trasformato in un burattino nell’altra, con ai lati l’arbitro Artan e un agente dell’ICE mascherato. Negli Stati Uniti la copertina è stata bollata da più parti come una provocazione politica, mentre la FIFA ha ribadito ancora una volta di non avere alcun ruolo nelle politiche migratorie del Paese ospitante. Il Mondiale è pronto a partire, ma la tensione attorno all’evento sembra destinata a non placarsi.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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