L'ex tennista ha analizzato la prestazione dell'Azzurro al debutto con Miomir Kecmanovic
L’ex tennista e commentatore Sky Paolo Bertolucci sulle pagine della Gazzetta dello Sport ha analizzato nel dettaglio la prestazione di Jannik Sinner contro Miomir Kecmanovic all’esordio a Wimbledon. L’Azzurro ha impiegato cinque set per battere il tennista serbo, spaventando i suoi tifosi per una brutta caduta e per una ferita al piede. Secondo alcuni addetti ai lavori gli avversari hanno visto ‘crepe’ nel gioco di Sinner, ma per Bertolucci il campione di Sesto Pusteria fa invece ancora più paura di prima.
Le difficoltà del numero uno del mondo hanno nascosto un’impressionante statistica: i 31 ace realizzati dall’altoatesino, un numero pazzesco che evidenzia la crescita dell’italiano in questo fondamentale. “Sull’erba il servizio mantiene un’importanza più rilevante rispetto a ogni altro ambiente di gioco, perché rispondere diventa più difficile in ragione delle maggiori difficoltà per il ribattitore nei movimenti verso la palla. L’incisività della battuta, dunque, resta un’arma fondamentale per costruire una piattaforma di successo sui prati, e la prestazione di ieri di Sinner ce lo ha confermato”, ha scritto Bertolucci.
“In un match complicato e tortuoso, Jannik si è affidato al servizio, prima per restare in linea di galleggiamento e poi per dare l’accelerata definitiva che lo ha portato al traguardo da vincitore. Lavoro accurato Certo, credo che pochi di noi, dopo la famosa partita dei quarti contro Djokovic sempre a Wimbledon del 2022 persa al quinto da un vantaggio di due set, avrebbero potuto immaginare che Sinner sull’erba potesse avvicinarsi, per rendimento nel fondamentale, a giganti della battuta come Ivanisevic, Sampras o, più di recente, Kyrgios. Fu proprio Nole, al termine di quella sfida, a suggerire a Cahill di insistere, tra le altre cose, sul servizio per dare completezza all’allievo e da quel momento il lavoro di perfezionamento del colpo è diventato il focus principale nella costruzione di un campione senza pecche”.
“Non esistevano ragioni tecniche perché Jannik non potesse dotarsi di un servizio performante al massimo: lo aiutavano già un movimento naturalmente fluido e la statura. Lui ci ha aggiunto nel tempo lo studio e poi l’applicazione di nuove traiettorie e la continuità di rendimento all’interno della stessa partita e dello stesso torneo”.
Secondo Bertolucci Sinner è ancora più temibile: “Ciò che colpisce di più del numero uno del mondo non è soltanto la capacità di infilare più di 30 ace in una partita, prestazione comunque di per sé mostruosa, quanto piuttosto la fenomenale abilità di estrarre il meglio dalla battuta quando i punti ‘scottano’ di più: può sembrare lapalissiano, ma un conto è realizzare un servizio vincente sul 40-0, un altro è riuscirci sul 30-30 o sulla palla break, in quei momenti del match che gli statistici inseriscono alla voce ‘scambi sotto pressione’. Sarebbe interessante analizzare quante volte, nella sfida con Kecmanovic, Sinner si sia tolto d’impaccio da situazioni potenzialmente pericolose per lui grazie a un punto ottenuto direttamente con la battuta: immagino si raggiungerebbero cifre elevatissime”.
“Proprio per questo, non deve ingannare la percentuale di prime in campo, inferiore a quella del rivale (63% a 66%, anche perché il nostro giocatore ovviamente si prende più rischi), ma comunque buona: è fondamentale infatti la percentuale tenuta sui punti più delicati. Jannik è consapevole di avere nel servizio un fondamentale su cui fare affidamento con costanza, e questa sicurezza si riverbera anche sull’approccio ai match, specialmente sull’erba: sa di partire da una posizione di vantaggio”.