L'ex campione della racchetta insiste sulla questione degli orari: "Lo trovo assurdo".
Durante gli US Open appena conclusi abbiamo visto match disputati a tarda notte e molti tifosi si sono lamentati. Anche qualche giocatore ha alzato la voce contro l’organizzazione ma, secondo Paolo Bertolucci, serve di più e l’ex campione della racchetta ha voluto dare un suggerimento a Jannik Sinner e colleghi.
“I giocatori si lamentano ma poi non fanno nulla, magari non rispondono alle domande della stampa: quella è la loro forma di protesta. Trovo assurdo tutto questo, dovrebbero mettersi d’accordo e andare a parlare con chi decide dicendo “Alle 24, a qualsiasi punteggio, noi usciamo dal campo”. Basterebbe copiare Wimbledon, non serve inventare nulla”.
“Come si fa a giocare alle 3 alle 3.30 di mattina? – si è chiesto Bertolucci al podcast ‘La Telefonata’ -. Uno deve giocarsi le sue carte al 100% e così è impossibile. Non c’è uno sport al mondo che costringe i propri atleti a performare a orari del genere”.
Nelle ore successive alla partita tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz, finita alle 3 e mezza di notte, il commentatore Sky aveva duramente attaccato l’organizzazione con un tweet eloquente: “Hanno deciso di uccidere il tennis. Oltre 4 ore di partita che termina alle 3.30 di mattina. Poi si disperano per le assenze causa infortuni. Vergogna!!!”.
Al Corriere dello Sport Adriano Panatta ha dato ragione all’amico: “Giocare a tennis a certi orari, soprattutto dopo partite molte lunghe, non è una situazione ideale per gli atleti. La salute dei giocatori deve venire prima di tutto e credo che il tennis debba riflettere su questo aspetto”.