"Non so cosa avrei dato per lavorare con Borg e McEnroe" aggiunge Nicoletta Romanazzi.
Il Corriere della Sera, nel corso di una lunghissima intervista, fa fare a Nicoletta Romanazzi l’elenco degli sportivi con cui ha lavorato. Mistero, da parte della mental coach, su un medagliato che dice di avere seguito a Milano Cortina 2026. “Sì, nello sci alpino: non posso dire il nome. Abbiamo portato a casa una medaglia”.
Poi, però, ecco uno dopo l’altro i nomi di altri atleti. Luca Marini, per esempio: “Un giorno disse che aveva problemi nei sorpassi. E mi spiegò che si concentrava sull’ostacolo, cioè sul motociclista, per trovare il modo di superarlo. Io lo incoraggiai a concentrarsi, piuttosto, sugli spazi vuoti. Dopo che lo sperimentò la prima volta in gara, mi telefonò entusiasta: ‘Nico, non ci crederai, vedevo solo vie di fuga!’”.
Ecco Gigio Donnarumma: “L’ho aiutato a gestire la pressione, perché per i tifosi un gol è sempre colpa del portiere. E a mantenere alta la concentrazione. Ha accettato che i tifosi del Milan si fossero sentiti traditi, anche se non aveva lasciato la squadra con quell’intenzione e pure lui aveva sofferto”.
Tocca anche a Marcell Jacobs, con cui la fruttifera collaborazione si è interrotta: “Grazie a lui tutti all’improvviso sapevano quello che facevo. Ma io ero mental coach già da vent’anni. Dopo Tokyo, il nostro lavoro era diventato molto sporadico, ma ci stava. È giusto che gli atleti camminino con le loro gambe. Quando incrociava le braccia sul petto, per esempio, abbracciava il suo bambino interiore e lo preparava alla corsa che avrebbero fatto insieme”.
Tra un atleta e l’altro, ma ci sono anche artisti, tipo Fedez, nella sua ‘scuderia’, la Romanazzi parla anche di tennis. “Non so cosa avrei dato per lavorare con Borg e McEnroe. Ora mi piacerebbe farlo con Musetti. Quando lo vedo fermarsi sempre a un passo dalla grande vittoria ci vedo degli autosabotaggi inconsci. Avrebbe proprio bisogno di allenare anche la mente, non solo il corpo”.