Paolo Lorenzi è intervenuto a Tennis Talk su SuperTennis TV per commentare il momento complesso che sta attraversando Jannik Sinner
Paolo Lorenzi è intervenuto a Tennis Talk su SuperTennis TV per commentare il momento complesso che sta attraversando Jannik Sinner, reduce dall’eliminazione a Doha, oltre che dalla semifinale persa agli Australian Open contro Novak Djokovic. L’ex tennista ha proposto un interessante confronto tra il Sinner di inizio 2026 e il periodo difficile vissuto da Carlos Alcaraz tra febbraio e marzo del 2025: “Se guardiamo ad Alcaraz l’anno scorso, proprio in questo periodo, forse ha attraversato la fase più complicata della sua stagione. Oggi stiamo vedendo quanto abbia saputo reagire. Da quei momenti ha imparato molto. Mi aspetto che possa accadere lo stesso a Sinner, che riuscirà a fare un ulteriore salto di qualità”.
Lorenzi ha poi svelato di aver parlato, all’epoca, con l’allora allenatore di Alcaraz, Juan Carlos Ferrero, proprio durante quella fase delicata: “Chi ha il talento e la mentalità dei campioni riesce sempre a tirare fuori qualcosa in più. In quel periodo avevo sentito Ferrero: tra Indian Wells e Miami, Alcaraz sembrava aver perso un po’ la bussola. Oggi l’ha ritrovata, ma il tennis è fatto di continui alti e bassi”.
Tra gli appassionati di tennis, e in modo particolare tra gli estimatori di Jannik Sinner, è già partito il conto alla rovescia per rivedere in campo il numero 2 al mondo dopo la delusione di Doha, che l’ha visto ben presto uscire dal torneo (erano i quarti di finale in Qatar) per mano del ceco Jakub Mensik. Intanto, dal circuito emerge una curiosità che racconta molto del rispetto che l’altoatesino si è guadagnato tra i colleghi.
A svelarla è stato Sebastián Báez, intervistato dal quotidiano argentino La Nación. Il numero 32 del ranking ha messo a confronto Sinner e Carlos Alcaraz, due dei volti simbolo della nuova generazione del tennis mondiale. Secondo l’argentino, contro Alcaraz ci si può aspettare qualche errore in più, ma è proprio la sua imprevedibilità a renderlo pericoloso. Sinner, al contrario, può sembrare più lineare nel gioco, ma è di una costanza impressionante. “Gioca sempre nel punto giusto, è una macchina”, ha sintetizzato.
Ed è proprio da questa regolarità quasi meccanica che nasce il soprannome con cui alcuni colleghi lo chiamano: “Robotito”, ovvero “robottino”. Un nomignolo poco affettuoso solo in apparenza, che in realtà è il riconoscimento della sua precisione e della sua continuità ai massimi livelli.