Dal circuito emerge una curiosità che racconta molto del rispetto che l’altoatesino si è guadagnato tra gli avversari.
Tra gli appassionati di tennis, e in modo particolare tra gli estimatori di Jannik Sinner, è già partito il conto alla rovescia per rivedere in campo il numero 2 al mondo dopo la delusione di Doha, che l’ha visto ben presto uscire dal torneo (erano i quarti di finale in Qatar) per mano del ceco Jakub Mensik. Intanto, dal circuito emerge una curiosità che racconta molto del rispetto che l’altoatesino si è guadagnato tra i colleghi.
A svelarla è stato Sebastián Báez, intervistato dal quotidiano argentino La Nación. Il numero 32 del ranking ha messo a confronto Sinner e Carlos Alcaraz, due dei volti simbolo della nuova generazione del tennis mondiale.
“Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono giocatori completamente diversi”, ha spiegato Báez, che li ha affrontati entrambi. Nel novembre del 2024 è stato preso a pallate da Jannik nel quarto di finale di Coppa Davis: 6-2, 6-1 in 73 minuti. Parlando dello spagnolo, il classe 2000 di Buenos Aires ha sottolineato soprattutto l’imprevedibilità e la creatività: Alcaraz alterna slice, lob, smorzate e colpi potentissimi con grande naturalezza. “Questo ragazzo ha sempre una risposta, può colpire in ogni direzione. Oltre a un talento straordinario, possiede una potenza di gambe incredibile”, ha aggiunto.
Diversa, invece, la sensazione quando dall’altra parte della rete c’è Sinner. “Con lui ti senti soffocare. Se gli lasci una palla corta ti castiga subito”, ha raccontato Báez. L’Azzurro, del resto, sbaglia pochissimo, soprattutto in risposta, mantiene un’intensità altissima e sa difendersi con grande solidità.
Secondo l’argentino, contro Alcaraz ci si può aspettare qualche errore in più, ma è proprio la sua imprevedibilità a renderlo pericoloso. Sinner, al contrario, può sembrare più lineare nel gioco, ma è di una costanza impressionante. “Gioca sempre nel punto giusto, è una macchina”, ha sintetizzato.
Ed è proprio da questa regolarità quasi meccanica che nasce il soprannome con cui alcuni colleghi lo chiamano: “Robotito”, ovvero “robottino”. Un nomignolo poco affettuoso solo in apparenza, che in realtà è il riconoscimento della sua precisione e della sua continuità ai massimi livelli.